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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 28/06/2016

Note alla rassegna

Corte Europea dei Diritti dell'Uomo 7 - Court room 2Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data giovedì 23 giugno 2016, si è inserito per le decisioni pubblicate:

  • Case of – : la denominazione del caso e il link alla decisione caricata sul sito http://hudoc.echr.coe.int ;
  • ricorso : il numero di ricorso che ha avviato il procedimento;
  • Corte L. : l’Importance Level attribuitole dalla Corte europea;
  • Descrizione : una nostra breve esposizione dei fatti del caso;
  • Petitum : gli articoli della Convenzione europea sollevati dai ricorrenti;
  • Dispositivo : l’esposizione sintetica del dispositivo della decisione.
Case of-
N.Ricorso
I.L.
Descrizione
Petitum
Dispositivo
Jakeljic c. Croazia22768/123

Jakov Jakeljic e Ivica Jakeljic sono due cittadini croati che nel 2002 hanno avviato una causa civile nel loro paese per chiedere l’acquisto per usucapione di tre fondi che erano in possesso dei loro predecessori da oltre 100 anni. Il giudizio di primo grado si e' concluso a loro favore ma nel giudizio d’appello i giudici hanno rilevato una causa di interruzione dell’usucapione quarantennale in una legge statale del 1991; infine il ricorso costituzionale e' stato respinto nel 2011. Invocando l'articolo 1 del Protocollo n . 1 (protezione della proprieta') della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, i ricorrenti lamentano che, respingendo le loro richieste, le corti nazionali avevano applicato erroneamente il diritto nazionale, in quanto il tempo-legale limite per l'acquisto di proprieta' per mezzo di usucapione e' di 20 e non di 40 anni.

Articolo 1 Protocollo n. 1Violazione dell'articolo 1 del Protocollo n .1 - Protezione della proprieta' (articolo 1, comma 1 del Protocollo n.1 -. Rispetto dei beni)
Radomilja e Altri c. Croazia 37685/103

Gaspar Perasovic (ora deceduto), Mladen Radomilja, Ivan Brcic, Vesna Radomilja, Nenad Radomilja, e Marin Radomilja sono tutti cittadini croati e come nel caso precedente ricorrono alla Corte Edu per il mancato riconoscimento da parte dello stato del loro acquisto per usucapione di 5 fondi appartenuti ai loro parenti per oltre 70 anni di seguito. Invocando l'articolo 1 del Protocollo n. 1 (protezione della proprieta') della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, i ricorrenti lamentano che, respingendo le loro richieste, le corti nazionali avevano applicato erroneamente il diritto nazionale, in quanto il tempo-legale limite per l'acquisto di proprieta' per mezzo di usucapione e' di 20 e non di 40 anni.

Articolo 1 Protocollo n. 1Violazione dell'articolo 1 del Protocollo n.1 - Protezione della proprieta' (articolo 1, comma 1 del Protocollo n.1 -. Rispetto dei beni)
Radobuljac c. Croazia51000/113

Silvano Radobuljac e' un cittadino croato che svolge la professione di avvocato a Zagabria. Nel 2009 non e' potuto essere presente ad una udienza a causa di un guasto alla sua auto e il giudice ha deciso di sospendere le udienze riguardanti la causa del ricorrente per tre mesi. In una lettera inviata dall’avvocato al giudice, il ricorrente ha fatto presente che mancavano le condizioni per la sospensione del procedimento, ha spiegato i motivi della sua assenza in udienza e ha dichiarato le precedenti udienze erano prive di sostanza. Il ricorrente e' stato multato a pagare circa 200 Euro nel 2010 per via dell’offesa che la sua lettera recava al giudice e al tribunale. Il ricorso constituzionale e' stato respinto nel 2011. Invocando l'articolo 10 (liberta' di espressione) della Convenzione, il signor Radobuljac lamenta la decisione di multarlo per oltraggio alla corte, sottolineando che aveva criticato solo il comportamento del giudice in quel caso particolare, e non aveva fatto alcuna allusione alla magistratura nel suo complesso.

Articolo 10Violazione dell'Articolo 10 - Liberta' di espressione - {generale} (articolo 10-1 - Liberta' di espressione)
Magyar Kereszteny Mennonita Egyhaz e Altri c. Ungheria70945/11, 23611/12, 26998/12, 41150/12, 41155/12, 41553/12, 54977/12, 56581/122

I ricorrenti sono diverse comunita' religiose, alcuni dei loro ministri e alcuni dei loro membri. Con l’entrata in vigore di una nuova legge che regolamenta lo status delle chiese in Ungheria, i ricorrenti hanno perso il riconoscimento dello stato e con questo i finanziamenti che ricevevano ma hanno potuto continuare ad esercitare il loro credo sul territorio. Invocando l'articolo 11 (liberta' di riunione e di associazione) in combinato disposto con l'articolo 9 (liberta' di pensiero, coscienza e di religione) della Convenzione, i ricorrenti lamentavano la discrezionalita' con cui lo stato le ha cancellate dal registro delle Chiese tramite l’intervento della nuova legge. Nella sua sentenza principale dell’8 aprile 2014, la Corte ha riscontrato una violazione dell'articolo 11, letto alla luce dell'articolo 9 e ha dichiarato che la constatazione della violazione costituisce un'equa soddisfazione sufficiente nei confronti delle rivendicazioni di danno non patrimoniale di cinque dei ricorrenti. La Corte ha inoltre dichiarato che le restanti questioni di applicazione dell'articolo 41 (equa soddisfazione) non erano pronti per la decisione e ha riservato l'esame in un secondo momento.

La Corte si occupera' di queste questioni nella sentenza del 28 Giugno 2016.

Articolo 41Danno patrimoniale - domanda respinta (articolo 41 - Nesso di causalita', costi e spese; danno non patrimoniale; danno patrimoniale; Equa soddisfazione)

Danno non patrimoniale - accertamento di infrazione sufficiente (Articolo 41 - Nesso di causalita';
Costi e spese; danno non patrimoniale; danno patrimoniale; Equa soddisfazione)

Riserva sull'equa soddisfazione (articolo 41 - Nesso di causalita', costi e spese; danno non patrimoniali; danno patrimoniale; equa soddisfazione)

Danno patrimoniale e non patrimoniale - riconoscimento (articolo 41 - Nesso causale; costi e spese; danno patrimoniale; danno non patrimoniale; Equa soddisfazione)
Ozcelik c. Olanda69810/122

Isteyfo Ozcelik e' un cittadino Olandese che e' stato condannato nel 2010 per taccheggio e posto in una struttura di detenzione per due anni. La sua detenzione e' stata prolungata prima nel dicembre 2010 e poi nel giugno 2011 per via della sua tossicodipendenza e perche' recidivo nel reato. Nel maggio 2012 la corte d’Appello ha riscontrato una violazione nell’estensione della detenzione del ricorrente e un ritardo nell’esamina del ricorso ai sensi della Convenzione Edu; il ricorrente e' stato liberato senza la concessione di un risarcimento. Invocando l'articolo 5 comma 4 (diritto di legalita' della detenzione decisa rapidamente da un tribunale), il signor Ozcelik asserisce che e' stato necessario l’intervento della Corte d'Appello e troppo tempo per decidere il suo appello del giugno 2011 contro l’estensione della sua detenzione. Inoltre invocando l’articolo 5 comma 5 (diritto al risarcimento), lamenta che, sebbene la Corte d'Appello ha riconosciuto una violazione dei suoi diritti, non e' riuscita a ordinare il suo immediato rilascio o concedergli un risarcimento.

Articolo 5Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-4 - Speditezza del riesame)

Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-5 - Riparazione)

Danno patrimoniale- domanda respinta (Articolo 41 - danno patrimoniale; Equa soddisfazione)

Danno non patrimoniale - riconoscimento (articolo 41 - danno non patrimoniale; Equa soddisfazione)
Janusz Wojciechowski c. Polonia 54511/11 

Janusz Wojciechowski e' un cittadino polacco che e' ha scontato una pena detentiva da giugno 2007 a gennaio 2009. Il caso riguarda le numerose denunce fatte dal ricorrente in merito alle cattive condizioni di detenzione e l’inadeguatezza delle cure mediche. Solo uno di questi ricorsi si e' concluso con un risarcimento di circa 1200 euro per la detenzione in un carcere sovraffollato. Invocando l'articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti), il signor Wojciechowski sostiene che le sue condizioni di detenzione e le cure mediche ricevute da giugno 2007 a gennaio 2009 sono state inadeguate. Lamenta inoltre le restrizioni irragionevoli sul suo diritto di praticare la propria religione nel centro di custodia cautelare nel 2008. La denuncia verra' esaminata ai sensi dell'articolo 9 (liberta' di pensiero, di coscienza e di religione) della Convenzione.

Articolo 3


Articolo 9

 
Jozef Wos c. Polonia 6058/103

Jozef Kazimierz Wos e' un cittadino polacco che e' stato arrestato dalla polizia nel 2009, dopo esser stato fermato da una pattuglia mentre tornava a casa in auto con la moglie. Durante il fermo il signor Wos ha accusato i poliziotti di esser corrotti e dopo un tentativo di fuga e' stato utilizzato su di lui uno spray al pepe. Il giorno successivo il ricorrente e' stato rilasciato e ha presentato una denuncia penale presso il tribunale ma le indagini non hanno rilevato alcun uso eccessivo della forza da parte degli agenti. Invocando l'articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti) della Convenzione, il signor Wos lamenta che la polizia ha usato una forza eccessiva contro di lui e che l'indagine nei in merito alle sue accuse e' stata inadeguata.

Articolo 3Nessuna violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamenti degradanti) (aspetto sostanziale)
Nessuna violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - accertamento effettivo) (aspetto procedurale)
Malec c. Polonia28623/122

Jaroslaw Malec e' un cittadino polacco che si e' separato dalla moglie nel 2008, quando sua figlia aveva quattro anni e hanno divorziato nel 2012. Il caso riguarda il suo diritto di avere un contatto con la figlia cosi' come concordato durante il divorzio. A partire dal 2010 il signor Malec ha presentato oltre 50 richieste in merito al mancato rispetto da parte della ex moglie dell’ordine di far vedere la figlia al padre. In diverse occasioni i tribunali hanno comminato delle sanzioni pecuniarie alla ex moglie, ma queste non son servite a far rispettare il provvedimento del giudice. Invocando l'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione, il signor Malec sostiene che le autorita' polacche non sono riuscite a prendere misure efficaci per far rispettare il suo diritto ad avere contatti con la figlia.

Articolo 8Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8 - obblighi positivi; Articolo 8-1 - rispetto della vita familiare)

Danno non patrimoniale - riconoscimento (articolo 41 - danno non patrimoniale; Equa soddisfazione)
Dimovicc c. Serbia 24463/113

Ivica Dimovic e Jozef Dimovic sono due cittadini serbi e il loro caso riguarda la condanna per il furto di una pressa per il vino. I ricorrenti sono stati incriminati nel 2007 per aver rubato una pressa per il vino insieme ad un terzo loro amico; nel giudizio di primo grado sono stati assolti ma nel giudizio di appello sono stati condannati sulla base di una dichiarazione resa ai tempi del fatto dal loro amico, S.K., il quale in stato di ubriachezza aveva in un primo momento confessato alla polizia il furto, per poi ritirare subito dopo quello che aveva detto. Invocando l'articolo 6 comma 1 e 3 (diritto ad un equo processo e il diritto di ottenere la convocazione e l'esame dei testimoni) della Convenzione, i ricorrenti lamentano che le loro condanne sono basate esclusivamente sulla testimonianza di S.K., che non hanno mai avuto la possibilita' di interrogare e che, in ogni caso, aveva successivamente revocato la sua dichiarazione.

Articolo 6Violazione dell'articolo 6 + 6-3-d - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Processo equo) (Articolo 6 - Diritto ad un processo equo; Articolo 6-3-d - Esame della testimoni)
Cicmanec c. Slovacchia 65302/113

Ján Cicmanec e' un cittadino slovacco che lamenta una violazione dell’articolo 6 (diritto ad un equo processo) della Convenzione, in base ad una sentenza che lo ha condannato al pagamento di 475 euro per aver ostacolato il passaggio su una servitu' nel suo fondo. I ricorsi costituzionali attivati dal ricorrente sono stati dichiarati irricevibili nel 2011 ed ora lamenta l’eccessiva lunghezza del procedimento di primo grado e la mancata comunicazione delle decisioni delle Corti.

Articolo 6Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento costituzionale; Articolo 6-1 - Processo equo)
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento costituzionale; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Silasova e Altri c. Slovacchia 36140/103

I ricorrenti sono 20 cittadini slovacchi e il loro caso riguarda l’affitto disposto dallo stato di alcuni loro terreni ad un canone troppo basso. Invocando l'articolo 1 del Protocollo n. 1 (protezione della proprieta') della Convenzione, i ricorrenti lamentano il costo limitato dell'affitto per la locazione obbligatoria della loro terra. Essi sostengono che l'affitto che avevano diritto ad ottenere ai sensi della “Allotment Act”, rimasta in vigore fino al 31 marzo 2011 e' stato sproporzionatamente basso rispetto al valore dei terreni; dopo tale data e' entrata in vigore una modifica che regolato il canone ad un livello commisurato con l'affitto di mercato.

Articolo 1 Protocollo n. 1Violazione dell'articolo 1 del Protocollo n.1 - Protezione della proprieta' (articolo 1, comma 1 del Protocollo n.1 -. Rispetto dei beni)
Halime Kilic c. Turchia63034/112

Halime Kilic e' una cittadina turca che ha perso la figlia, Fatma Babatli, per mano del cognato. Fatma Babatl, sposata da 17 anni e con sette figli, nel luglio 2008 denuncio' il marito per le violenze ripetute nei suoi confronti: il marito fu sottoposto a processo per lesioni e ricevette una prima ordinanza che gli ingiungeva di lasciare la casa coniugale e di non assumere comportamenti violenti contro di lei. Alla prima seguirono nuove denunce, ed altrettante ingiunzioni. Nel corso del procedimento penale, venne richiesta la custodia cautelare in carcere per il marito, ma infine l'istanza venne rigettata. Pur sommandosi i provvedimenti giudiziari a carico del marito, tali provvedimenti non vennero mai eseguiti dall'autorita' pubblica, sollecitata ad intervenire diverse volte, ed il marito riusci' anche a portare via con se' due dei figli ed a minacciare di morte piu' volte la moglie. Infine, il 7 ottobre 2008 il marito la uccise, prima, e si suicido' poi. La sig.ra Kilic sporse denuncia per tale tragico epilogo, chiedendo agli inquirenti di individuare i pubblici ufficiali responsabili delle omissioni nella protezione della figlia, ma la sua denuncia venne archiviata.


Oggi la sig.ra Kilic accusa la Turchia di non aver protetto adeguatamente sua figlia, omettendo di dare esecuzione alle ordinanze di allontanamento dalla casa coniugale dirette al marito di lei, e di non aver indagato in maniera efficacia sui responsabili di quelle omissioni; inoltre, rappresenta che tali mancanze hanno avuto carattere discriminatorio, poiche' sua figlia era donna e le violenze avevano natura domestica.

Articolo 2


Articolo 14

Eccezione preliminare respinta (articolo 35-1 - sei mesi)

Resto irricevibile
Violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2 - obblighi positivi; Articolo 2-1 - Life) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'articolo 14 + 2 - Divieto di discriminazione (articolo 14 - Discriminazione) (Articolo 2 - Diritto alla vita; Articolo 2-1 - Vita)

Danno non patrimoniale - riconoscimento (articolo 41 - danno non patrimoniale; Equa soddisfazione)
O’Neill e Lauchlan c. Regno Unito41516/10, 75702/133

Charles Bernard O’Neill e William Hugh Lauchlan sono due cittadini britannici condannati nel 1998 per violenza sessuale rispettivaemente a 8 e 6 anni di reclusione. Nel 2005, mentre scontavano la pena detentiva di due diverse prigioni scozzesi, vennero indagati per la sparizione di una donna, con la quale avevano condiviso in passato un appartamento; furono interrogati e, nei tre anni successivi, le indagini a loro carico vennero chiuse, per insufficenza di prove, e riperte, piu' volte. Infine, vennero rinviati a giudizio nel 2008 e condannati per omicidio e occultamento di cadavere nel 2010 sulla base delle testimonianze di oltre 50 persone. Essi impugnarono le condanne, ma senza successo.


Oggi i sig.ri O’Neill e Lauchlan lamentano l'eccessiva durata del procedimento penale a cui sono stati sottoposti, durato 9 anni circa (dall'aprile 2005 al marzo-giugno 2014).

Articolo 6Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)

 

About Marco Petrachi

Studio Giurisprudenza a Firenze ma sono originario di Melendugno, una piccola città della provincia di Lecce. Sono un grande amante del mare e della mia terra.

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