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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 16/06/2016

Corte europea dei diritti dell'Uomo - Nella Grand Chamber

Quest’oggi la Corte europea dei diritti dell’uomo ha deciso cinque casi, addivenendo a verdetti molti differenti. Francia, Ucraina e Grecia sono state ritenute responsabili di violazioni della Convenzione europea: sono stati così accolti i ricorsi di una richiedente protezione internazionale che, fuggita dalla Guyana e a rischio di espulsione dalla Francia, temeva nuove ritorsioni da parte della sua famiglia, musulmana, per aver sposato un cristiano; di un padre greco che, nonostante una sentenza in suo favore, non riesce da molto tempo a vedere i suoi figli, gemelli; di un cittadino ucraino condannato due volte, in sede penale ed amministrativa, per lo stesso fatto – disordini e danneggiamento in un bar. La Francia tuttavia consegue un pareggio con un’altra sentenza, nella quale la Corte di Strasburgo ha avallato la condotta dell’Ordine degli Avvocati di Parigi, che aveva sanzionato a livello disciplinare due avvocati sulla base di alcune intercettazioni telefoniche. Infine, è stato dichiarato irricevibile il ricorso di un noto presentatore televisivo tedesco, il quale accusava la Germania di non aver protetto la sua privacy dai paparazzi, che avevano realizzato, nonostante tutte le diffide legali, un reportage sul suo matrimonio a Potsdam.

Case of-
N.Ricorso
I.L.
Descrizione
Petitum
Dispositivo
R.D. c. Francia34648/143

La sig.ra R.D. e' una richiedente protezione internazionale della Guyana, giunta in Francia nel febbraio 2014: la sua domanda di asilo e' stata respinta, tramite una procedura accelerata, e non e' stata ancora espulsa alla volta della Guyana grazie all'intervento della Corte europea, che ha emesso una misura provvisoria vietando al Governo francese di allontanarla.


Ella teme di subire maltrattamenti se espulsa in patria, da parte della sua famiglia, musulmana: ella infatti ha intrattenuto si e' sposata contro la volonta' di suo padre, imam, con un uomo cristiano. La famiglia, dopo diverse minacce di morte, irrupe nella casa coniugale, picchio' lui e rapi' lei: la polizia la trovo' nella casa familiare, legata ad un alberto e, una volta ricoverata in ospedale, aveva perso il bambino che portava in grembo. Il padre riusci', grazie alla sua influenza, a far arrestare suo marito. Infine fuggirono in Francia e mentre si trovava in custodia, avvertita che il padre stava venendo in Francia per riprenderla, tento' la fuga.


La Corte europea ha accertato l'illegittimia' della sua espulsione: in patria rischierebbe di subire nuove violenze dalla famiglia; invece, il Giudice europeo ha ritenuto che la procedura accelerata di esame delle domande di asilo, prevista nell'ordinamento giuridico francese, e' stata conforme alla Convenzione europea.

Articolo 3


Articolo 13

Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (articolo 3 - Espulsione) (condizionale) (Guinea Equatoriale)
Nessuna violazione dell'articolo 13 + 3 - Diritto a un ricorso effettivo (Articolo 13 - ricorso effettivo) (Articolo 3 - Proibizione della tortura; Espulsione)
Versini-Campinchi e Crasnianski c. Francia49176/112

Jean-Pierre Versini-Campinchi e Tania Crasnianski sono due avvocati francesi le cui conversazioni telefoniche col proprio cliente sono state registrate, trascritte ed usate contro di loro in un procedimento disciplinare che gli e' valsa la sanzione della sospensione.


Tali conversazioni erano intercorse tra i legali e l'amministratore delegato della societa' Districoupe, il sig. Picart, sospettata negli anni 2000 di importare carne bovina dal Regno Unito nonostante l'embargo finalizzato a evitare la distribuzione di carne affetta da encefalopatia spongiforme bovina. A seguito delle intercettazioni il sig. Picart venne arrestato nel 2002: egli propose ricorso alla Corte europea ma questo venne dichiarato irricevibile. Successivamente, il Giudice francese valuto' di rilievo la maggior parte delle conversazioni intercettate, perche' indicavano il concorso dei ricorrenti a reati: in particolare, dispose la distruzione di una intercettazione. Intanto, il P.M. presso la Corte d'Appello di Parigi trasmise le intercettazioni all'Ordine degli avvocati che, nonostante le eccezioni dei ricorrenti, le uso' per fondare il suo giudizio di responsabilita' disciplinare.


La Corte europea, investita del ricorso, ha ritenuto legittimo l'uso di quelle intercettazioni.

Articolo 8Resto irricevibile
Nessuna violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (art 8-1 - Rispetto per la corrispondenza, il rispetto della vita privata)
Sihler-Jauch e Jauch c. Germania

68273/10, 34194/11

 

Dorothea Sihler-Jauch e Gunther Jauch sono due cittadini tedeschi che, il giorno del matrimonio, subiscono l'intromissione della stampa. Lui, infatti, e' un famoso presentatore televisivo tedesco, oltreche' un giornalista e produttore. Il loro matrimonio si svolse nel luglio 2006 in Potsdam, la cerimonia in una chiesa ed il ricevimento in un antico palazzo, entrambi molto famosi; parteciparono al matrimonio circa 160 persone, in vista nella scena pubblica, come il sindaco di Berlino. Prima del matrimonio il legale dei sig.ri Jauch aveva avvertito i giornalisti che non erano graditi servizi giornalisti sul matrimonio: ciononostante, il settimanale Bunte pubblico' un articolo completo sul matrimonio, con fotografie della cerimonia e del ricevimento, sul catering e sui discorsi degli sposi, parenti e amici.


I sig.ri Jauch, agendo separatamente, citarono il settimanale Bunte per danni alla loro loro sfera privata e per il pagamento di una cifra simbolica per lo sfruttamento economico del reportage sul loro matrimonio. Soltanto la sig.ra Jauch, in primo grado, ottenne una pronuncia favorevole, che venne tuttavia annullata dal giudice di appello perche'. I giudici tedeschi ritennero prevalesse l'interesse del pubblico al matrimonio di un personaggio in vista e ben conosciuto sull'interesse dei sposini alla riservatezza del proprio matrimonio.


Oggi i sig.ri Jauch denunciano in Corte europea che la Germani non ha protetto adeguatamente i loro diritti al rispetto della vita privata e familiare; si ritengono inoltre lesi nel loro diritto di proprieta' per non aver ricevuto alcunche' per lo sfruttamento economico del reportage sul proprio matrimonio.

Articolo 6


Articolo 1 Prot. 1

Irricevibile
Fourkiotis c. Grecia74758/112

Sotiris Fourkiotis e' un padre ucraino che, separato dalla moglie, non riesce a vedere i suoi due figli, gemelli. Nel gennaio 2010 si verifico' la separazione dalla moglie, sui sospetti di lui che la moglie avesse una relazione col predicatore di una setta religiosa a cui aderiva: i figli vennero affidati alla madre ed egli era tenuto a corrispondere il mantenimento. Nel giugno 2010 il Tribunale ordino' al sig. Fourkiotis di lasciare la casa coniugale e stabili' un calendario di visite, che tuttavia la moglie non rispetto mai. Nell'ottobre 2010 la moglie chiese al Tribunale di vietare gli incontri tra padre e figli, ma venne rigettata.


Nel marzo e nel settembre 2011 il sig. Fourkiotis sollecito' il procuratore locale e quello presso la Corte di cassazione ad intervenire ed assicurargli di vedere i suoi figli, in ottemperanza alla decisione del Tribunale. Fu aperta un'indagine ma, di fatto, i contatti tra padre e figli si interruppero definitivamente il 30 giugno 2011.


Oggi il sig. Fourkiotis lamenta la violazione del suoi diritto al rispetto della vita familiare (art. 8 CEDU), del suo diritto ad un equo processo (art. 6 CEDU) ed ad un rimedio effettivo con cui far valere i propri diritti davanti alle autorita' nazionali (art. 13 CEDU).

Articolo 6


Articolo 8


Articolo 13

Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8 - obblighi positivi; Articolo 8-1 - rispetto della vita familiare)

Danno non patrimoniale - riconoscimento (articolo 41 - danno non patrimoniale)
Igor Tarasov c. Ucraina44396/053

Igor Andreyevich Tarasov e' un cittadino ucraino coinvolto in una lite in un bar che si concluse col lesioni ai gestori e danneggiamenti al locale. Arrestato subito dopo la lite, egli fu sottoposto a processo amministrativo: venne condannato alla sanzione amministrativa di tre giorni di carcere per disordini minore, consistiti nell'aver minacciato i gestori con la gamba di un tavolo e nell'aver usato un linguaggi osceno. Succesivamente si celebro' il processo penale, al termine del quale fu condannato a tre anni di reclusione per lesioni personali ai gestori e atti di disordine aggravati. Egli fece presente al Giudice penale, in tutti i gradi di giudizio, di essere stato gia' giudicato dal Giudice amministrativo e sanzionato per i medesimi fatti, ma l'eccezione non venne accolta.


Oggi il sig. Tarasov lamenta di essere stato sottoposto a due processi e di aver subito due pene per lo stesso fatto, in violazione del Protocollo 7 alla Convezione europea (art. 4 Prot. 7).

Articolo 4 Prot. 7Violazione dell'articolo 4 del Protocollo n. 7 - Diritto di non essere giudicato o punito due volte- {generale} (articolo 4 del Protocollo n. 7 - Diritto di non essere giudicato o punito due volte)

Note alla rassegna

Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data giovedì 14 giugno 2016, si è inserito per le decisioni pubblicate:

  • Case of – : la denominazione del caso e il link alla decisione caricata sul sito http://hudoc.echr.coe.int ;
  • ricorso : il numero di ricorso che ha avviato il procedimento;
  • Corte L. : l’Importance Level attribuitole dalla Corte europea;
  • Descrizione : una nostra breve esposizione dei fatti del caso;
  • Petitum : gli articoli della Convenzione europea sollevati dai ricorrenti;
  • Dispositivo : l’esposizione sintetica del dispositivo della decisione.

La Corte europea ha deciso oggi anche i seguenti casi. Essi sono meramente ripetitivi o relativi a casi di eccessiva durata, e perciò non sono stati approfonditi:

Ahad Mammadli c. Azerbaijan (nn. 69456/11 e 48271/13), Gaya Aliyev e altri c. Azerbaijan (nn. 29781/11, 29808/11, 30372/11, 30473/11, 30478/11 e 30487/11), Soltanov e altri c. Azerbaijan (nn. 30362/11, 30581/11, 30728/11, 30799/11 e 66684/12), Rasul e altri c. Finlandia (n. 13630/16), A.I. c. Francia (n. 45063/15), LASOS c. Germania (n. 10885/15), Marek c. Germania (n. 64337/12), Halmai e Varadi c. Ungheria (n. 71483/11), Laszlo c. Ungheria (n. 69924/12), Vidakovic c. Montenegro (n. 27524/06), M.M.R. c. Paesi Bassi (n. 64047/10), Smolik c. Polonia (n. 24144/14), Associazione ‘ACCEPT’ e altri c. Romania (n. 48301/08), Mucea c. Romania (n. 24591/07), SC Red Credit SRL c. Romania (n. 45879/09), Stătescu e altri c. Romania (nn. 56574/10, 6889/14, 30880/14, 56284/14 e 12696/15), A. c. Russia (n. 25790/15), Chiyanova c. Russia (n. 25085/05), Manyutina e altri c. Russia (n. 26410/13), Prigarin c. Russia (n. 29998/04), M.L.R. c. Spagna (n. 22353/14), Kocevski c. “Ex Repubblica iugoslava di Macedonia” (n. 36309/10), Kaya c. Turchia (n. 67385/09), Yildirim c. Turchia (n. 17184/03), Yilmaz c. Turchia (n. 7755/10), Kuzmina c. Ucraina (n. 11984/06).

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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