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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 31/05/2016

Corte Europea dei diritti dell'uomo 13

Quest’oggi sono giunte molte storie davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo: la storia di un interdetto lituano affetto da schizofrenia, privato della capacità giuridica in una procedura a cui non aveva potuto partecipare; quella dei militanti di un movimento politico progressista turco che sono stati perquisiti, in casa e sul posto di lavoro; quelle di un meccanico lituano morto in circostanze misteriose su una nave e di un giovane coscritto russo, morto di infarto cardiaco durante il servizio militare, senza che le autorità inquirenti svolgessero indagini effettive sulla loro morte. In tutti questi casi, il Giudice dei diritti umani ha accertato una violazione.

Case of-
N.Ricorso
I.L.
Descrizione
Petitum
Dispositivo
Vukusic c. Croazia69735/112

Filip Vukusic e' un cittadino croato che durante la guerra di indipendenza, nel 1991, si e' trasferito con la sua famiglia da Petrinja a Sisak dove ha trovato lavoro presso la Sisak Ironworks Fortis; l’appartamento dove si sono trasferiti in precedenza era occupato da un'altra famiglia che aveva un contratto di locazione particolarmente tutelato. Nel 1994 il signor Vukusic ha acquistato l’appartamento dalla societa' presso cui lavorava, che era a maggioranza pubblica ma nel 2007 i giudici hanno annullato la vendita perche' risultava ancora valido il contratto stipulato con la precedente famiglia occupante. Il ricorso costituzionale del ricorrente e' stato dichiarato inammissibile e per via di degli aiuti concessi per la ristrutturazione del suo vecchio appartamento di Petrinja il signor Vukusic e' risultato come residente li' dal 1993 al 1999.


Invocando l'articolo 1 del Protocollo n . 1 (protezione della proprieta') e l'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare e la casa), della Convenzione, il signor Vukusic lamenta che l'annullamento del contratto di vendita dell’appartamento e' dovuto ad un errore causato dalle autorita'.

Articolo 1 del Protocollo n. 1


Articolo 8

Resto irricevibile
Nessuna violazione dell'articolo 1 del Protocollo n. 1 - Protezione della proprieta' (articolo 1, comma 1 del Protocollo n. 1 - privazione della proprieta'; Pacifico godimento dei beni)
A.N. c. Lituania17280/081

Il ricorrente, A.N., e' un cittadino lituano affetto da disturbi psichici dal 1990; dal 2004 e' stato ricoverato in istituti psichiatrici perche' affetto da schizofrenia. Nel 2006 la madre ha avviato un procedimento per far dichiarare il figlio legalmente incapace e sulla base di una perizia rilasciata da un medico nel 2007, al ricorrente e' stato impedito di partecipare. La decisione del giudice si e' basata fondamentalmente sulla perizia e sulla testimonianza della madre.


Invocando l'articolo 6 (diritto ad un equo processo) e l'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione, il signor A.N. lamenta di essere stato privato della sua capacita' giuridica senza aver partecipato ed esser venuto a conoscenza del procedimento giudiziario; ora chiede sia ripristinata la sua capacita' giuridica.

Articolo 6


Articolo 8

Eccezione preliminare unita al merito e respinta (articolo 35-1 - esaurimento dei ricorsi interni)

Resto irricevibile
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - processo civile; Articolo 6-1 - accesso alla giustizia, diritti e obblighi civili, Equo processo; processo; contraddittorio)
Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (art 8-1 - Rispetto della vita privata)

Danno non patrimoniale - accertamento di infrazione sufficiente (Articolo 41 - danno non patrimoniale; Equa soddisfazione)
Bakanova c. Lituania 11167/122

Liudmila Bakanova, e' un cittadino lituano e il caso riguarda la morte del marito avvenuta nel 2007 a bordo della nave dove lavorava come meccanico. Le autorita' durante le indagini hanno concluso che il marito della signora Bakanova fosse morto per infarto; le indagini penali sono state interrotte nel 2010. L'opposizione contro l'archiviazione dell’inchiesta non ha avuto esito positivo ed e' stato respinto nel 2011.


Invocando l'articolo 2 (diritto alla vita) della Convenzione, la signora Bakanova sostiene che l'indagine sulla morte del marito era inefficace; ritiene in particolare che se ci fosse stata un'indagine rapida e completa, gli esperti avrebbero avuto piu' informazioni con cui stabilire la vera causa della morte del marito.

Articolo 2

Violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2-1 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)

Danno non patrimoniale - riconoscimento (articolo 41 - danno non patrimoniale; Equa soddisfazione)
Comorasu c. Romania16270/122

Ilie Comorasu e' un cittadino rumeno che vive a Prajesti; nel 2007 dopo una segnalazione della suocera che lo accusava di esser stato aggressivo, e' stato arrestato dalla polizia e portato presso il reparto psichiatrico dell’ospedale della contea, dove e' rimasto ricoverato con una diagnosi di "disturbo psicotico acuto", dal 15 gennaio 2008 fino al 29 dicembre 2008. Il 20 gennaio 2009 ha presentato una denuncia penale con l'ufficio del pubblico ministero Bacau contro il sindaco di Prajesti, i cinque agenti di polizia che lo avevano prelevato con la forza e portato in ospedale e lo psichiatra dell'ospedale. Il 9 ottobre 2009 l'ufficio del pubblico ministero ha archiviato il procedimento riscontrando un atteggiamento violento nei confronti della famiglia e dei vicini. Il 25 novembre 2010 la Corte d'Appello di Bacau ha accolto il ricorso del signor Comorasu e ha dichiarato che le autorita' competenti non avevano effettuato un'indagine penale efficace in grado di chiarire le circostanze dell'incidente.


Invocando l'articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti), il signor Comorasu lamenta di essere stato sottoposto a maltrattamenti durante il suo arresto da parte della polizia e la sua reclusione involontaria nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Bacau. Egli sostiene che la sua denuncia penale nei confronti dei responsabili non ha portato ad un'indagine efficace. Basandosi sugli articoli 5 (diritto alla liberta' e alla sicurezza), 6 (diritto ad un equo processo) e 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione, lamenta di essere stato illegalmente arrestato nella sua casa, portato con la forza in un ospedale psichiatrico e somministrato un trattamento medico a cui non aveva acconsentito.

Articolo 5


Articolo 6


Articolo 8

Nessuna violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamento degradante;
trattamenti inumani) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-1 - privazione della liberta'; procedura prevista dalla legge; art 5-1-e - di un alienato)

Danno patrimoniale - riconoscimento (articolo 41 - danno patrimoniale; Equa soddisfazione)

Danno non patrimoniale - riconoscimento (articolo 41 - danno non patrimoniale;
Equa soddisfazione)
Gheorghita e Alexe c. Romania32163/133

I ricorrenti, Stela Gheorghita e Gheorghita Gabriel Alexe, sono cittadini rumeni di origine Rom e il loro caso riguarda la denuncia di maltrattamenti subiti dalla polizia durante la ricerca del figlio della coppia. Le loro denunce sono state respinte con una decisione della Corte d’Appello nel 2012 in cui si e' evidenziato come la reazione della polizia fosse stata giustificata dalle reazioni dei ricorrenti.


Invocando l'articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti) della Convenzione, la signora e il signor Gheorghita Alexe sostengono di esser stati vittime di maltrattamenti da parte di funzionari dello Stato il 12 giugno 2012 durante il loro arresto.

Articolo 3Nessuna violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamenti degradanti) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Gankin e Altri c. Russia2430/06, 1454/08, 11670/10, 12938/122

I ricorrenti, Vladislav Gankin, Olga Shevchenok, Aleksey Belkin e Mikhail Kiryushkin, sono quattro cittadini russi che sostengono di non aver ricevuto la notifica di fissazione delle udienze riguardanti i loro ricorsi che sono stati rigettati in appello.


Invocando l'articolo 6 (diritto ad un equo processo) della Convenzione, i ricorrenti lamentano l'incapacita' di garantire la loro partecipazione alle udienze di appello, sottolineando che la Corte di appello non ha verificato se avevano ricevuto le convocazioni.

Articolo 6Resto irricevibile
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - processo civile; Articolo 6-1 - Processo equo)

Danno patrimoniale - domanda respinta (Articolo 41 - danno patrimoniale; Equa soddisfazione)

Danno non patrimoniale - riconoscimento (articolo 41 - il danno non patrimoniale; Equa soddisfazione)
Nadtoka c. Russia 38010/053

Yelena Michajlovna Nadtoka e' una giornalista russa caporedattrice di un giornale; nel 2004 e' stata querelata per “insulti” a seguito della pubblicazione di un articolo dal titolo “some thievish man from Altay who had taken up a comfortably high position”. La ricorrente e' stata condannata al pagamento di una somma di denaro.


Ricorre alla CEDU invocando l'articolo 10 (liberta' di espressione) della Convenzione, lamentando che la sua condanna penale ha comportato una violazione del suo diritto alla liberta' di espressione garantita da tale articolo.

Articolo 10Volazione dell'Articolo 10 - Liberta' di espressione - {generale} (articolo 10-1 - Liberta' di espressione)
Nazarenko c. Russia3189/073

Olga Grigorjevna Nazarenko e' una cittadina russa che vive a Orekhovo-Zuyevo, regione di Mosca costituita dalle isole Curili. Il ricorso nel quale era attrice promosso al tribunale distrettuale di Yuzhno-Kurilskiy e' stato respinto perche' lei non era presente all’udienza; la ricorrente aveva comunicato di non poter esser presente per assenza del servizio di trasporto mediate traghetto che collegava le isole. Il giudice ha respinto il ricorso il 13 maggio del 2006 perche' il rappresentante del convenuto proveniva dalla stessa isola della signora Nazarenko ed era presente all’udienza quel giorno. La Corte regionale Sakhalin ha confermato la decisione, trovando che la signora Nazarenko non aveva prodotto prove sufficienti a sostegno della sua tesi riguardante la mancanza di un servizio di trasporto.


Invocando l'articolo 6 (diritto ad un equo processo) della Convenzione, il ricorrente sostiene che il suo diritto ad un equo processo e' stato violato per il fatto che la sua azione civile e' stata esaminata in sua assenza, ma in presenza del convenuto; lamenta che le autorita' nazionali l’hanno privata ​​della possibilita' di presentare il suo caso in condizioni uguali a quelle disponibili per la controparte.

Articolo 6Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - processo civile; Articolo 6-1 - Processo equo, Parita' delle armi)
Tence c. Slovenia37242/142

Marinka Tence e' una cittadina slovena e il suo caso riguarda il rigetto del suo ricorso contro il suo ex datore di lavoro per dei contributi non versati, perche' tardivo. Il suo avvocato ha impugnato la sentenza di primo grado inviando sei pagine per mezzo fax il giorno della scadenza; il giorno successivo ha inviato le stesse pagine via posta raccomandata. La sua richiesta e' stata respinta perche', molto probabilmente a causa di un errore di stampa, il documento e' stato cancellato dalla memoria del fax. Nel 2013 la corte suprema ha ritenuto il rischio di un problema tecnico al sistema di telecomunicazioni a carico della parte richiedente il fax. Il successivo ricorso costituzionale e' stato respinto ed ora la signora Tence invoca davanti la Corte Edu l'articolo 6 (diritto ad un equo processo) della Convenzione.

Articolo 6Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - processo civile; Articolo 6-1 - accesso ad un tribunale)

Danno pecuniario - domanda respinta (Articolo 41 - danno patrimoniale; Equa soddisfazione)

Danno non patrimoniale - riconoscimento (articolo 41 - danno non patrimoniale; Equa soddisfazione)
Beortegui Martinez c. Spagna36286/143

Xabier Beortegui Martinez e' un cittadino spagnolo che vive a Pamplona. Nella notte tra il 17 e il 18 gennaio 2011 il ricorrente e' stato arrestato dalla polizia mentre si trovava in casa, perche' sospettato di appartenere ad un'organizzazione appartenente al gruppo terroristico ETA. Il signor Martinez sostiene di esser stato sottoposto a minacce e insulti e colpito alla testa, ai testicoli e alle costole da parte dei quattro ufficiali che lo accompagnavano. Al suo arrivo a Madrid e' stato portato in questura e messo in isolamento dove e' stata posta una maschera di fronte ai suoi occhi ed e' stato sottoposto a sedute di soffocamento, e' stato toccato indecentemente ed e' stato minacciato con l'inserimento di elettrodi e un manganello nel suo ano. Le successive indagini penali sono state sospese ed i successivi ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, compreso quello presso la corte costituzionale.


Invocando l'articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti) della Convenzione, il signor Beortegui Martinez lamenta il fatto che non vi e' stata alcuna indagine efficace nella sua denuncia circa i maltrattamenti a cui sarebbe stato sottoposto durante la sua custodia in isolamento nella stazione di polizia.

Articolo 3Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Nessuna violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamenti degradanti) (aspetto sostanziale)
Ersin Erkus e altri c. Turchia40952/073

Ersin Erkus, Engin Cenguz e Sultan Oner sono tre cittadini turchi sospettati di essere affiliati del PKK, organizzazione illegale armata. Essi hanno denunciato due episodi di violenze da parte degli agenti delle forze dell'ordine. Il 13 novembre 2001, i primi due ricorrenti, allora minorenni, si trovavano a lavorare in un cantiere; allora alcuni agenti fecero irruzione ed colpirono un loro amico: essi cercarono di intervenire ma furono colpiti a loro volta. Secondo la versione degli agenti, invece, essi si sarebbero difesi con dei coltelli e sarebbe accorsa una gran folla, armata di spranghe e pietre. Sia agli agenti che ai ricorrenti furono refertate lesioni. Il secondo episodio risale al 19 novembre 2001: la sign.ra Oner fu convocata, insieme ad Ersin Erkus, altri parenti ed avvocati, presso la locale stazione di polizi. In tale occasione lei fu strattonata per i capelli, trascinata per terra attraverso l'ingresso della stazione di polizia, colpita con manganelli e infine arrestata; un referto medico attesto' ematomi su tutto il suo corpo.


I ricorrenti promossero diverse denunce contro le violenze subite in quei gioni di novembre, ma i procedimenti prima furono archiviati e, stante l'opposizione delle persone offese, si conclusero con l'assoluzione di nove agenti per esercizio legittimo della forza.


Oggi i sig.ri Erkus, Cenguz e Oner si rivolgono alla Corte europea, perche' accerti le violenze a cui sono stati sottoposti, l'iniquita' dei procedimenti penali e l'ineffettivita' delle indagini svolte.

Articolo 3


Articolo 6


Articolo 13

Nessuna violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamento degradante; trattamento inumani) (aspetto sostanziale)
Nessuna violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamento degradante; trattamento inumano) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - L'effettivo accertamento); (Aspetto procedurale)
Kahyaoglu e altri c. Turchia37203/053

A ricorre a Strasburgo sono sei cittadini turchi, tutti comproprietari di un terreno a Sanlıurfa, nella Turchia sud orientale. Tale terreno gli fu espropriato dal Ministero della Difesa turco, all'infuori di qualsiasi procedura di esproprio e senza che essi ricevessero alcuna indennita' di esproprio; inoltre, il Ministero creo' una servitu' di passaggio sul terreno a favore di una azienda di distribuzione dell'energi elettrica. Essi adirono le vie giudiziarie, agendo separatamente contro il Ministero e contro la compagnia elettrica: il Ministero fu condannato ad indennizzarli per 147.515,00 euro ciascuno: tale cifra era stata parametrata sul valore dell'immobile ridotto del 9 per cento in ragione della costituita servitu' di passaggio; la compagnia elettrica fu condannata a risarcirli per 3.638,00 euro: tale somma corrispondeva al 2 per cento del valore dell'immobile e doveva risarcire la riduzione del valore del terreno causata dalla creazione della servitu' di passaggio. Tuttavia, tale riduzione ammontava al 9 per cento del valore dell'immobile ed era pari a 15.373,00 euro per ciascun ricorrente. Infatti, i giudici turchi avevano applicato un orientamento giurisprudenziale che stabilisce in Turchia che per la riduzione del valore di un terreno in ragione di una servitu' di passaggio a favore della Pubblica Amministrazione non puo' risarcirsi nella misura superiore al 2 per cento.


Oggi i ricorrenti lamentano la violazione del loro diritto di proprieta' perche', a seguito dell'esproprio subito, hanno ricevuto un indennizzo complessivo inferiore al 7 per cento rispetto al valore del terreno espropriato.

Articolo 1 Prot. 1Violazione dell'articolo 1 del Protocollo n. 1 - Protezione della proprieta' (. Articolo 1, comma 1 del Protocollo n. 1 - privazione della proprieta')
Mergen e altri c. Turchia44062/09, 55832/09, 55834/09, 55841/09,

55844/09
3

Tijen Mergen, Sukriye Varlik, Perran Yorgancigil, Belkis Bag e Nursel Gilter sono cinque cittadini turchi, la prima membro del consiglio di amministrazione del gruppo Dogan Medya Grubu, finanziatore della campagna "papa', mandami a scuola", proposta dall'associazione CYDD, gli altri membri della stessa associazione CYDD.


I ricorrenti furono sospettati di appartenere all'organizzazione eversiva Ergenekon e per questo arrestati. Il 13 aprile 2009 le loro abitazioni ed i loro luoghi di lavoro vennero perquisiti: essi furono arrestati, informati dell'accusa di partecipazione ad organizzazione illegale, interrogati e rilasciati infine il 15 aprile. Successivamente, i procedimenti penali aperti nei loro confronti furono archiviati per assenza di elementi a loro carico.


Oggi i ricorrenti lamentano l'illegittimita' del loro arresto per l'assenza di un ragionevole sospetto nei loro confronti. La sig.ra Varlik, inoltre, denuncia di non essere stata informata dei motivi dell'arresto, di essere stata detenuta in pessime condizioni, di essere stata sottoposta ad un processo iniquo e di essere stata fotografata dai media duranta l'arresto, in violazione della sua presunzione di innocenza.

Articolo 3


Articolo 5


Articolo 6

Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-1 - arresto o detenzione; Articolo 5-1-c - ragionevole sospetto)

Sahin Kus c. Turchia
33160/04 2Sahin Kus e' un insegnate turco laureatosi a Damasco in lingua e letteratura araba; la sua laurea venne riconosciuta in Turchia. pote' cosi' frequentare il corso di laurea in lingua e retorica araba presso l'universita' turca di Selcuk e, una volta laureatosi, concorrere ed ottenere un posto di insegnante nella scuola primaria di Aralik nel maggio 1997. Tuttavia, due mesi dopo, il Consiglio turco per l'educazione superiore non soltanto gli nego' il riconoscimento di un ulteriore titolo estero, in materia di teologia, ma annullo' il riconoscimento dell'equivalenza della sua laurea siriana a quella turca. Pochi mesi dopo fu annullata anche la sua assunzione come insegnante e a fine anno il Consiglio turco per l'educazione superiore, modificando la propria pregressa decisione, decise di confermare il riconoscimento dell'equivalenza fra le lauree ma di negare che la laurea siriana legittimasse il sig. Kus a concorrere a cattedre nella scuola primaria e superiore.

Il sig. Kus contesta davanti alla Corte europea l'illegittimita' della decisione di annullamento, e poi di modifica, del riconsocimento dell'equivalenza tra la laurea conseguita a Damasco a quelle turche.
[sentenza pubblicata il 7 giugno 2016]
 Articolo 8Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (art 8-1 - Il rispetto della vita privata)
Danno patrimoniale - domanda respinta (Articolo 41 - danno patrimoniale; Equa soddisfazione)
Danno non patrimoniale - riconoscimento (articolo 41 - danno non patrimoniale; Equa soddisfazione)
Surer c. Turchia20184/063

I ricorrenti sono Ayse Yuksel, Halime Filiz Mericli e Fatma Nur Gercel, tutti appartenenti all’ Associazione a sostegno della vita moderna (Cagdas Yasami Destekleme Dernegi: CYDD); la signora Yuksel, e' professoressa di sanita' pubblica presso l'Universita' di Van, le altre due rispettivamente un professoressa ed un’avvocatessa. Queste vengono arrestate dalla polizia turca perche' sospettate di appartenere all’associazione illegale Ergenekon. Il 16 aprile del 2009 vengono sottoposte ad interrogatorio sicche', Gercel e Mericli, vengono rilasciate il giorno seguente con ordinanza della Corte d’Appello, mentre Yuksel la settimana successiva. Tuttavia le autorita' nel 2010 avviano un’inchiesta a carico, oltre che delle ricorrenti, di otto membri dell’associazione perche', secondo gli inquirenti, questi avevano sia concesso delle borse di studio a ragazzi vicini al PKK (il partito dei lavoratori curdi), sia organizzato degli incontri tra questi ultimi e giovani ufficiali dell’esercito turco per carpire, in via confidenziale, delle informazioni riguardanti la sicurezza di Stato. Il 2015 e' l’anno in cui i ricorrenti e gli altri imputati vengono assolti per non aver commesso alcun reato, per di piu' il giudice ha ritenuto il materiale probatorio falsificato in alcune sue parti.


Quest’oggi Ayse Yuksel, Halime Filiz Mericli e Fatma Nur Gercel ricorrono a Strasburgo invocando il diritto alla liberta' e alla sicurezza ex art. 5 §1 CEDU per il fatto che le autorita' turche non avevano fondati motivi per disporre tali misure restrittive della liberta'.

Articolo 2


Articolo 6

Nessuna violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2-1 - Life) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento amministrativo; Articolo 6-1 - tribunale imparziale; tribunale indipendente)
Yianopulu c. Turchia12030/033Quest’oggi la Corte europea dei diritti dell’uomo si pronuncia sull’equa riparazione ex art 41 CEDU, definendo cosi', nel quantum, gli obblighi risarcitori in capo allo Stato turco rispetto alla sentenza del 14 gennaio 2014 in cui, sempre la Corte europea, dichiaro' la violazione dell’art.1 Protocollo n.1. Il caso riguardava il rifiuto dei tribunali turchi a riconoscere la signora Maria Yianopulu proprietaria di alcuni terreni, situati in Turchia, lasciati in eredita' dal de cuius Efrosini Yianopulu. Dunque, la seconda sezione, presieduta dal giudice estone Julia Laffranque, ha assegnato oggi 14.300.000 euro per danni patrimoniali, 15.000 euro per danni morali e 10.000 per costi e spese.Articolo 41Danno patrimoniale e non patrimoniale - riconoscimento (articolo 41 - danno non patrimoniale; Danno patrimoniale; Equa soddisfazione)
Yuksel e altri c. Turchia55835/09, 55836/09, 55839/093

I coniugi Surer sono i genitori di Omer, che durante il servizio militare obbligatorio perde la vita il 24 febbraio del 2004 a seguito di un attacco cardiaco. Dopo il non luogo a procedere circa i fatti di denuncia, i ricorrenti chiedono i danni al Ministero della Difesa: la legge n. 2330, infatti, garantisce un indennizzo ai parenti dei militari deceduti durante il servizio. Tuttavia, circa un ano dopo, la pronuncia dell’organo ministeriale non si esprime in senso favorevole i signori Surer. L’ultimo grado di giudizio per i ricorrenti e' stato, nel 2005, l’Alta Corte militare turca che a sua volta respinge le loro richieste.


Quest’oggi, Ahmet Surer e Gulbeyaz Surer, denunciano in Corte edu sia la violazione dell’art.2 CEDU per la negligenza di chi aveva ritenuto il figlio idoneo al servizio militare (dall’autopsia risultava una costrizione dell’aorta), sia la mancanza di imparzialita' ed indipendenza di due giudici militari che avevano presieduto il collegio giudicante dell’Alta Corte amministrativa, ex art. 6 CEDU (diritto ad un equo processo).

Articolo 5Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-1 - arresto o detenzione; Articolo 5-1-c - ragionevole sospetto)

Note alla rassegna

Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data martedì 31 maggio 2016, si è inserito per l’unica decisione:

  • Case of – : la denominazione del caso e il link alla decisione caricata sul sito http://hudoc.echr.coe.int ;
  • ricorso : il numero di ricorso che ha avviato il procedimento;
  • Corte L. : l’Importance Level attribuitole dalla Corte europea;
  • Descrizione : una nostra breve esposizione dei fatti del caso;
  • Petitum : gli articoli della Convenzione europea sollevati dai ricorrenti;
  • Dispositivo : l’esposizione sintetica del dispositivo della decisione.

 

About Marco Petrachi

Studio Giurisprudenza a Firenze ma sono originario di Melendugno, una piccola città della provincia di Lecce. Sono un grande amante del mare e della mia terra.

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