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Ivanova e Cherkezov c. Bulgaria: tra il diritto alla casa e la repressione dell’abusivismo edilizio

Nel caso Ivanova e Cherkezov c. Bulgaria la Corte europea dei diritti dell’uomo ha accolto il ricorso proveniente da due cittadini bulgari ai quali l’amministrazione comunale di Sinemoret stava per demolire la casa. Quell’abitazione era stata da loro realizzata su un terreno di proprietà per il 77 % della sig.ra Ivanova, ristrutturando un preesistente rudere: essi avevano però operato senza alcun permesso edilizio e senza rispettare le norme in materia. Come conseguenza i comproprietari di minoranza sporsero le denunce di abuso edilizio e si instaurò un procedimento amministrativo durato quattro anni e conclusosi davanti alla Corte di Cassazione bulgara: la sentenza definitiva diede titolo all’amministrazione comunale per demolire l’abitazione abusiva e la demolizione, ad oggi mai realizzata, era stata affidata ad un’impresa privata.

DemolizioneLa Corte di Strasburgo si è pronunciata sul caso lo scorso 21 aprile. Essa ha esaminato il caso sotto il diritto al rispetto del domicilio, sancito e protetto dall’articolo 8 della Convenzione europea. Una volta ammesso – come ovvio – che la demolizione avrebbe rappresentato una ingerenza nei diritti dei ricorrenti che vi vivevano da anni – a prescindere dal fatto che soltanto uno di loro fosse proprietario dell’immobile – ha svolto il difficile test di bilanciamento per stabilire se quella ingerenza era legittima o illegittima. La demolizione sarebbe stata eseguita in maniera legale, alla stregua della normativa bulgara, e nel perseguimento di un fine legittimo: la lotta all’abusivismo edilizio, fenomeno molto diffuso in Bulgaria. Tuttavia, a far pendere l’ago della bilancia a favore dei ricorrenti è stata l’analisi della giurisprudenza amministrativa bulgara, come applicata dai giudici che avevano esaminato le istanze dei ricorrenti in opposizione al sequestro: nessun giudice aveva esaminato, valutato e ponderato la circostanza che nella casa da demolirsi i sig.ri Ivanova e Cherkezov ci vivevano; tutti, piuttosto, si erano limitati ad accertare che  l’edificio fosse stato realizzato abusivamente. Ciò ha comportato una violazione della Convenzione europea: la Corte, infatti, è ferma nel richiedere agli Stati contraenti di assicurare un esame giudiziale della complessiva proporzionalità di misure così invasive, come la demolizione della propria abitazione.
La Corte europea ha perciò accertato la violazione condizionale dell’articolo 8 della Convezione europea , nella misura in cui la Bulgaria non ha assicurato, tramite le proprie giurisdizioni interne, la verifica della proporzionalità dell’ordine di demolizione rispetto alle condizioni personali dei ricorrenti, che vi vivevano da anni ed avevano risorse economiche limitate. Per tale violazione i ricorrente non hanno ricevuto alcuna riparazione: infatti, essa è soltanto ipotetica e si consumerebbe soltanto con l’effettiva demolizione dell’edificio. Il Giudice europeo non ha ritenuto invece di dover esaminare la doglianza sub art. 13 della Convenzione (diritto ad un rimedio interno effettivo), perché riassorbita nell’articolo 8.

Invece, la Corte europea ha accertato la non violazione del diritto dell’articolo 1 Prot. 1 (diritto di proprietà) della sig.ra Ivanova, perché la demolizione sarebbe stata perfettamente legale e proporzionata rispetto a tale diritto. L’apparente contraddizione è presto svelata: un conto è proteggere il diritto meramente economico di chi costruisce violando la normativa edilizia, ed un conto è assicurare che la prima ed unica casa di una persona in difficoltà economica non venga demolita con leggerezza. Proteggere la casa significa proteggere innanzitutto la persona che vi abita, e non certo il portafogli del suo proprietario: non basta il mero controllo formale dell’abuso edilizio, ma è necessario dar conto anche delle condizioni personali di chi vi abita.

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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