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Repressione e libertà di manifestare. La Russia responsabile per i fatti di piazza Bolotnaya

Ritornano nuovamente a Strasburgo gli scontri verificatisi in Russia all’ultima rielezione di Putin: la questione democratica, nella libertà di manifestare contro il potere pubblico, saggia i limiti dell’attuale sistema politico russo che, con l’arma della repressione e di una legalità distorta, sopprime ogni spirito di protesta.

Così è accaduto nel caso Frumkin c. Russia, deciso lo scorso 7 gennaio dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Il ricorrente era un partecipante alla protesta antigovernativa svoltasi a Mosca il 6 maggio 2012. L’obbiettivo dei manifestanti era protestare “contro gli abusi e falsificazioni denunciate nel corso delle elezioni della Duma di Stato e del Presidente della Federazione Russa [Vladimir Putin, n.d.r.], per chiedere elezioni eque, il rispetto dei diritti umani, dello stato di diritto e degli obblighi internazionali della Federazione russa“. Tale manifestazione era stata autorizzata e, per gran parte del suo svolgimento, era stata pacifica. Come concordato due giorni prima con le autorità russe, e comunicato dal Ministero dell’Interno nel proprio sito, la manifestazione doveva raggiungere la L, una delle tappe più care ai manifestanti. Tuttavia, alle 17.00 del 6 maggio 2012, i manifestanti – 25.000 per gli organizzatori, 8.000 per la polizia – si trovarono sbarrata la strada per la piazza da un cordone di agenti in tenuta antisommossa: ai manifestanti era stato riservato soltanto una minima parte, dove era stata precedentemente montato un palco. A seguito di tale cambio di programma, vi furono forti momenti di tensione: in quelli nessuno degli ufficiali sul luogo dialogò o aprì trattative con gli organizzatori della manifestazione, che nello sgomento di quell’abuso inscenarono un sit in di protesta. Alle 19.00 un ufficiale informò uno solo degli organizzatori che la manifestazione era chiusa in anticipo e che la folla doveva disperdersi, altrimenti avrebbero caricato. L’esito, ovviamente, fu una violenta carica contro i manifestanti e arresti diffusi; negli anni successivi, molti manifestanti sono stati condannati a pene detentive pluriennali; invece tutte le denunce spiccate contro gli agenti intervenienti, per violenze ed abusi contro i manifestanti, sono state tutte categoricamente archiviate.

Piazza Bolotnaya In questo sfortunato epilogo della protesta si inserisce il ricorso del Sig. Yevgeniy Frumkin, il quale è stato arrestato all’atto della carica e  mentre non è riuscito ad allontanarsi nel disordine generale della carica; infine è stato condannato a 15 giorni di detenzione per aver disatteso l’ordine, mai ricevuto da alcun agente, di disperdersi.

La Corte europea ha concluso per la responsabilità della Russia nella violazione dei diritti del ricorrente: libertà di riunione e di associazione, di essere detenuto nel rispetto della legge e di essere giudicato equamente. In particolare, ha evidenziato due profili di violazione del diritto politico di manifestare: in termini generali, ha rilevato che le autorità russe non hanno rispettato i requisiti minimi del loro dovere di comunicare con i leader della manifestazione, laddove tale adempimento era finalizzato proprio a prevenire scontri, garantire lo svolgimento pacifico della protesta garantire la sicurezza di tutti i cittadini coinvolti; la Corte sottolinea la “sorprendete omissione” delle autorità russe che non avevano individuato un interlocutore ufficiale che dialogasse con i manifestanti e avevano preso contatto con loro soltanto al momento di ordinare loro di disperderli;  quanto all’arresto e alla condanna del ricorrente, emerge dagli atti processuali come tali interventi fossero “macroscopicamente sproporzionati rispetto al legittimo scopo” che perseguivano e perciò, nonostante il pretesto della legalità, erano finalizzate a scoraggiare il ricorrente – come chi altri sia stato sottoposto a misure simili – dal manifestare o svolgere politica attiva in futuro.

Pertanto, la Russia dovrà ripagare il Sig. Frumkin, a titolo di equa riparazione, 25.000,00 € per la violazione dei suoi diritti pe 7.000,00 € per le spese legali finora sostenute.

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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