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I giudici macedoni contro la giustizia macedone: la loro rimozione è stata iniqua

Può la giustizia di un Paese apparire ingiusta agli occhi di quegli stessi giudici che la applicano quotidianamente? Ovviamente sì, se dimentica la tutela dei diritti fondamentali, come l’equo processo.

Nei casi Gerovska Popcevska Jaksovski e Trifunovski Poposki e Duma c. ex Repubblica jugoslava di Macedonia , decidi ieri, la Corte europea dei diritti dell’uomo è stata investita dei ricorsi di cinque giudici macedoni rimossi dai loro incarichi da parte del Consiglio superiore della magistratura macedone, la cui decisione era stata esaminata in appello da giudici difficilmente imparziali. La Corte Suprema li aveva giudicati in sede di appello, ma sedevano nel relativo collegio giudicante diversi ex colleghi dei magistrati rimossi o esponenti del Ministero che potevano dirsi tutto fuorché imparziali.

Martello giustiziaIn particolare, nel caso della Giudice Popcevska, il suo licenziamento fu deciso (anche) dal Presidente della Corte Suprema – quale membro del Consiglio superiore della magistratura. Lo stesso Presidente aveva presieduto la Plenaria della Corte Suprema, che aveva espresso parere favorevole alla rimozione della Giudice; inoltre, era stato membro anche della Sezione Civile della Corte Suprema all’atto di esprimere un secondo parere, anch’esso per il licenziamento della Giudice; a nulla è valso l’argomento del Governo macedone secondo cui la Sezione Civile, che aveva espresso il parere, era presieduta da altro giudice. Ciò è bastato per rilevare che vi erano elementi fondati perché il ricorrente ritenesse che il Presidente della Corte Suprema fosse già convinto della sua colpevolezza ben prima che il Consiglio superiore della magistratura, di cui faceva parte, esaminasse il suo caso.

Inoltre, nel Consiglio superiore della magistratura macedone che aveva disposto il licenziamento della Giudice Popcevska sedeva il Ministro della Giustizia macedone; tuttavia era stato lo stesso Ministro della Giustizia, in funzione di Presidente della Commissione statale anti-corruzione, ha innescare il procedimento di rimozione della Giudice. La Corte ha allora ritenuto non indipendente il Consiglio Superiore della magistratura perché “la presenza del Ministro della Giustizia, in quanto membro dell’esecutivo, ha compromesso l’indipendenza dell’organo in questo caso particolare“.

La Corte europea ha infine condannato l’Ex Repubblica iugoslava di Macedonia a risarcire i giudici macedoni per 4.000,00 euro ciascuno di danno non patrimoniale, rigettando le loro corpose domande di risarcimento del danno patrimoniale. Essi chiedevano di essere risarciti del mancato guadagno per gli stipendi non percepiti a seguito del loro illegittimo licenziamento, ma la Corte europea non si è spinta a ritenere illegittimo il loro licenziamento – profilo di merito che devono conoscere solo i Giudici nazionali – bensì ha accertato soltanto l’iniquità della procedura a cui sono stati sottoposti, visti la mancanza di imparzialità e indipendenza di coloro che li hanno giudicati. È da segnalare tuttavia che in passato – sebbene per altri profili di violazione dell’articolo 6 della Convenzione europea – la Corte di Strasburgo ha affermato più volte che, quando una condanna è stata pronunciata al termine di un processo non equo, in linea di principio la riparazione più appropriata sarebbe quella di procedere a un nuovo giudizio, tempestivo e rispettoso delle garanzie violate (Majadallah c. Italia; Bracci c. Italia; Somogyi c. Italia).

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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