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Sequestri “ampi e indiscriminati” di materiali riservati: condanna per la Francia

Nel caso Vinci Construction e ‘GTM Génie Civil et Services c. Francia’ , pronunciato il 2 aprile 2015,  due società francesi hanno fatto ricorso al Giudice dei diritti umani per denunciare i sequestri “ampi e indiscriminati” di file e documenti che hanno subito durante le ispezioni delle loro sedi: molti dei documenti sequestrati erano coperti da segreto professionale e non riguardavano i motivi di quelle ispezioni – indagare su un patto di concorrenza sleale fra le due società. La Corte europea ha parzialmente sconfessato il ricorso delle società francesi: da un lato i sequestri non sono stati né ampi né indiscriminati ed i materiali sequestrati sarebbero stati correttamente inventariati, dall’altro le società non avrebbero subito alcun danno, patrimoniale o non patrimoniale. D’altro canto però il ricorso è stato valutato legittimo e la Francia condannata sotto due profili: innanzitutto avrebbe violato il diritto ad un equo processo (art. 6 CEDU) delle società laddove il codice commerciale francese non consente l’impugnativa contro i sequestri se non per ragioni squisitamente formali: già in passato la Corte di Strasburgo aveva condannato la Francia per tale vuoto legislativo (ex multis i casi Sociétés Colas Est, Ravon e altri, Société Canal Plus e altri); inoltre, e conseguentemente, la Francia avrebbe violato il diritto al rispetto del domicilio e della corrispondenza (art. 8 CEDU) perché molte delle email sequestrate nelle sedi societarie erano dirette ai legali delle società stesse e di nessun interesse per le indagini: non era tuttavia stato possibile né durante le ispezioni né nel procedimento successivo ottenere il loro stralcio e la restituzione alle società, sebbene fosse emersa chiaramente la loro natura.

La Corte europea ha deciso di statuire sul punto una vera e propria regula iuris in tema di rimedi effettivi contro i sequestri: laddove è eccepito in maniera motivata ad un giudice che sono stati sequestrati alcuni documenti, specificatamente individuati, estranei alle indagini o coperti da segreto professionale, il giudice deve condurre un esame approfondito e un controllo specifico di proporzionalità sui quei documenti e pronunciarsi sulla loro sorte ordinandone, se del caso, la restituzione (§ 79). Raramente la Corte europea si esprime in maniera così chiara: forse un monito alla Francia affinché in claris non fit interpretatio?
Per approfondire, la Divisione Stampa della Corte europea ha pubblicato un sunto in inglese della sentenza e un FAQ.

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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