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Non è un Paese per i diritti umani: la storia di due leader d’opposizione nella Russia di Putin

Nel caso Navalnyy e Yashin  la Russia ha collezionato diverse violazioni a proprio carico, che spaziano dalla violenza fisica alla repressione politica, passando per un processo iniquo e una detenzione illegittima, ai danni di alcuni manifestanti molto scomodi.

Aleksey Navalnyy durante un arresto

Aleksey Navalnyy durante un arresto

I ricorrenti sono entrambi attivisti e oppositori politici, ben conosciuti dal Cremlino: Aleksey Navalnyy è un noto blogger che da anni denuncia la corruzione in Russia; è stato definito nel 2012 dal Wall Street Journal “l’uomo che Vladimir Putin teme di più”; Ilya Yashin, invece, è il leader del movimento russo “Solidarnost”, al quale appartenine anche  lo scacchista Garry Kasparov, e personaggio chiave del partito d’opposizione “Republican Party of Russia” (RPR-PARNAS), ben noto a Strasburgo perché ricostruito su verdetto della Corte europea dopo che la Corte Suprema russa, in violazione della Convenzione europea, ne aveva ordinato illegittimamente lo scioglimento nel 2007 (caso Republican Party of Russia v. Russia). Due curricula di spessore, che sono apprezzati tanto in nei Paesi democratici quanto negli altri, sebbene in maniera totalmente opposta.

Ilya Yashin durante un arresto

Ilya Yashin durante un arresto

Il 5 Dicembre 2001, al termine di una manifestazione contro i risultati (o brogli) elettorali nella Duma di Stato, camera bassa del Parlamento russo, organizzata da Yashin e al quale aveva partecipato, prendendo la parola, anche Navalnyy , entrambi vengono arrestati. La manifestazione era autorizzata, ma essi sono accusati di aver animato una frangia minoritaria che avrebbe marciato contro l’ufficio elettorale, creando disordini e non rispondendo agli ordini dell’autorità; lì, resistendo ai pubblici ufficiali, sarebbero stati arrestati; loro, piuttosto, dichiarano di essere stati fermati mentre, al termine della manifestazione, tornavano all’automobile e senza opporsi in alcun modo. Dopo l’arresto, trascorrono circa 6 ore in viaggio per tre stazioni di polizia differenti: in questo periodo, non ricevono cibo. Passeranno la notte in una stazione di polizia priva di finestre, senza bagno né materasso, con due cassapanche come unici arredi. Il giorno dopo verranno condannati a 15 giorni di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale.

La Corte europea ha condannato la Russia a pagare a ciascun ricorrente 26.000 € di danno non patrimoniale. Il trattamento riservato ai due ricorrenti è stato valutato contrario alla libertà di manifestare perché sproporzionato e, tenuto conto dei rinomati soggetti coinvolti, fortemente dissuasivo verso chi voglia scendere in piazza a manifestare; la detenzione successiva all’arresto è stata valutata arbitraria e lesiva della loro dignità, realizzando un trattamento inumano e degradante; la loro condanna a 15 giorni di detenzione, infine, del tutto sproporzionata, rispetto alle accuse, ed iniqua, poiché il giudice avrebbe tenuto conto soltanto della versione offertagli dagli agenti di polizia.

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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