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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 20/01/2015

Corte Europea dei Diritti dell'Uomo 5 - facciata 2In questo martedì la Corte europea dei diritti dell’uomo ha emesso diversi verdetti di violazione a carico di Paesi responsabili della violazione dei diritti umani. Nel caso Đurić e altri c. Bosnia ed Erzegovina la Corte di Strasburgo è stata costretta  ritornare sulla risarcibilità dei danni di guerra per le vittime dei conflitti iugoslavi: era stata necessaria una pronuncia del giudice internazionale, nel 2012, perché le vittime potessero far causa alla Bosnia Erzegovina per ottenere quei risarcimenti riconosciuti dai giudici bosniaci. Tuttavia, tale apertura aveva avuto un limite estremo: la procedura di esecuzione prevedeva il risarcimento entro i 20 anni dalla pronuncia di condanna. Un termine temporale sproporzionato, irragionevole e che compromette i diritti stessi delle vittime di guerra. Nel ricorso presentato da Musa Ateşoğlu, la Turchia è stata condannata per non aver perseguito efficacemente i colpevoli delle violenze patite dal giovanissimo ricorrente: Ateşoğlu all’età di 17 anni è stato arrestato per furto e in caserma torturato da quattro agenti di polizia tramite la tecnica della falaka, che consiste in colpi violenti alle piante dei piedi. I giudici turchi hanno emesso verdetti di condanna nei confronti di tutti gli agenti, ma questi, in virtù della sospensiva della pena, non hanno scontato un giorno di galera.  

Case of –

N.ricorso

I.L.

Descrizione

Petitum

Dispositivo

Đurić e altri c. Bosnia ed Erzegovina

79867/12, 79873/12,80027/12, 80182/12, 80203/12, 115/13

2

I ricorrenti sono tutti cittadini bosniaci vittime a vario titolo dei conflitti iugoslavi: i tribunali bosniaci hanno disposto il risarcimento a carico dello Stato dei danni di guerra da loro patiti ma tali decisioni non sono mai state eseguite. Soltanto nel 2012, a seguito di una condanna della Corte europea, la Bosnia Erzegovina ha introdotto una nuova procedura di esecuzione, la quale vorrebbe garantire effettività e giustizia nei risarcimenti. Tuttavia, nella Repubblica Srpska è stato previsto che le somme dovute alle vittime di guerra siano ripagate a 20 anni (!) dal 2013. Tra i ricorrenti, la Sign.ra Banjac dovrebbe attendere il 2030 prima di ricevere quanto dovutele. Oggi i ricorrenti lamentano l’ingiustizia di questa attesa, già trascorsa in passato e programmata per il futuro. Articolo 6

Articolo 1 Prot. 1

Violazione dell’articolo 6
– Diritto ad un processo equo (articolo 6 – procedimento di esecuzione; Articolo 6-1 – l’accesso alla giustizia)Violazione dell’articolo 1 del Protocollo n° 1
– Tutela della proprietà (articolo 1, comma 1 del Protocollo n ° 1 -. Rispetto dei beni)Resistenza dello Stato nel prendere provvedimenti di carattere generale (articolo 46-2 – Misure di carattere generale)

Danno non patrimoniale – aggiudicato (articolo 41 – il danno non patrimoniale; equa riparazione)

Manuello e Nevi c. Italia

107/10

3

Franca Manuello e Paolo Nevi sono i nonni di M.C., una bambina che avrebbe subito violenze sessuali dal padre, figlio dei ricorrenti. Il Tribunale dei minorenni di Torino ha revocato la responsabilità genitoriale del padre e disposto, in un primo momento, che nipote e nonni potessero vedersi una volta ogni 15 giorni. Ma tali incontri non si sono mai svolti e dopo un anno il giudice torinese ritorna sui suoi passi, vietando qualsiasi incontro tra nonni e nipote: come relazionato dagli assistenti sociali, infatti, per la bambina incontrare i nonni sarebbe una forte sofferenza giacché essi le richiamerebbero la figura del padre e, così, le violenze che avrebbe subito. Oggi i ricorrenti puntano il dito contro la giustizia italiana, rivendicando il loro diritto ad incontrare la nipote e denunciando un processo iniquo davanti al Tribunale per i Minorenni. Articolo 6

Articolo 8

Violazione dell’articolo 8
– Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8-1 – Il rispetto della vita familiare)

Arribas Antón c. Spagna

16563/11

2

Agustín Arribas Antón è un ex infermiere spagnolo licenziato con l’accusa di aver violentato sessualmente alcuni pazienti. Egli si è opposto a tale licenziamento, percorrendo tutte le vie di ricorso interne e ricevendo alterni giudizi. Infine, si è rivolto alla Corte Costituzionale spagnola, la quale tuttavia ha rigettato la sua istanza perché priva di uno “speciale rilievo costituzionale”. Oggi il Sign. Antòn lamenta alla Corte europea l’ingiustizia di un filtro così rigido e formale, dalla forte impronta giurisprudenziale, per l’accesso alla più alta giurisdizione spagnola. Articolo 6 Resto irricevibile

Nessuna violazione dell’articolo 6
– Diritto ad un processo equo (articolo 6 – procedimenti costituzionali; Articolo 6-1 – accesso alla giustizia)

Ateşoğlu c. Turchia

53645/10

3

Musa Ateşoğlu è un cittadino turco che all’età di 17 anni è arrestato per furto e in caserma torturato da quattro agenti di polizia: sarebbe stato sottoposto alla falaka, una tortura praticata colpendo violentemente le piante di piedi della vittima. Gli agenti sono stati tutti condannati ad un anno di reclusione e alla sospensione dal servizio per successivi 6 mesi, ma nessuno di loro ha scontato un giorno di galera in virtù di una previsione sospensiva della pena prevista dal Codice penale turco. Oggi il Sign. Ateşoğlu denuncia di essere stato torturato mentre era sotto custodia, l’eccessiva durata della procedimento penale che doveva far luce sulla vicenda e l’ingiustizia della sospensione della pena in favore dei colpevoli. Articolo 3 Violazione dell’articolo 3
– Divieto della tortura (articolo 3 – Torture) (aspetto sostanziale)Violazione dell’articolo 3
– Divieto della tortura (articolo 3 – L’effettivo accertamento) (aspetto procedurale)

Gözüm c. Turchia

4789/10

2

Nigar Gözüm è una donna turca che da single adotta un figlio ma si scontra con un vuoto della legislazione turca: le è impossibile infatti dare il proprio nome al figlio adottato, in sostituzione del cognome della sua madre biologica. Nel 2009 la legge turca muta e così, nel 2010, le è stato possibile segnare il proprio cognome nei documenti ufficiali del figlio. Tuttavia ha dovuto attendere anni prima di veder soddisfatto il proprio diritto: per tale ragione, denuncia alla Corte europea quegli anni di ingiustizia nei confronti della sua vita privata e familiare. Articolo 6

Articolo 8

Articolo 14

Violazione dell’articolo 8
– Diritto al rispetto della vita privata e familiare (Articolo 8 – obblighi positivi; Articolo 8-1 – Il rispetto della vita familiare; Il rispetto della vita privata)Danno non patrimoniale – aggiudicato

Mesut Yurtsever e altri c. Turchia

14946/08, 21030/08, 24309/08, 24505/08,26964/08, 26966/08, 27088/08, 27090//08, 27092/08, 38752/08, 38778/08, 38807/08

1

I ricorrenti sono 13 detenuti turchi della prigione di F-type di Tekirdağ. A loro è stata vietata la lettura del quotidiano Azadiya Welat perché scritto in curdo, anziché in turco: infatti, in virtù di una legge del 2007, in Turchia le autorità carcerarie devono controllare i contenuti delle riviste che trasmettono ai prigionieri, perché verifichino che siano privi di oscenità e contenuti eversivi; tuttavia nella struttura penitenziaria non ce n’era uno di agente che conosca il curdo, e l’esito necessario è stato, nel dubbio, di interdire ai detenuti il quotidiano in curdo. La violazione della libertà di espressione, nell’accezione di accedere all’informazione, è stata infine riscontrata dalla Corte europea, che ha comminato una condanna per violazione dell’articolo 10 della Convenzione europea. Articolo 6

Articolo 8

Articolo 10

Articolo 13

Articolo 14

Articolo 17

Articolo 18

Violazione dell’articolo 10
– Libertà di espressione – {generale} (articolo 10-1 – Libertà di ricevere idee; Libertà di ricevere informazioni)Danno non patrimoniale – aggiudicato (articolo 41 – danno non patrimoniale; equa riparazione)

Note alla rassegna

Di seguito la rassegna delle sentenze pronunciate dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in data Martedì 20 Gennaio 2015, di cui, per
ciascuna, si ripropongono:

  • Case of – : la denominazione del caso e il link alla sentenza caricata sul sito http://hudoc.echr.coe.int ;
  • N.ricorso : il numero di ricorso;
  • Corte I.L. : l’Importance Level ;
  • Descrizione : una breve esposizione dei fatti del caso, secondo le anticipazioni ufficiali pubblicate dalla Corte;
  • Petitum  : le richieste dei ricorrenti, secondo le anticipazioni ufficiali pubblicate dalla Corte;
  • Dispositivo : l’esposizione sintetica del dispositivo, come risultante dalla sentenza pubblicata dalla Corte.

Le fonti delle informazioni riportate sono tutte ufficiali e consultabili in inglese/francese sui siti ufficiali della Corte EDU:http://www.echr.coe.int/ECHR/Homepage_EN e http://hudoc.echr.coe.int .

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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