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Libertà di movimento. Italia condannata nel caso Battista c. Italia

Oggi – 2 Dicembre 2014 – la Corte europea dei diritti dell’uomo ha deciso 11 casi, accertando in tutti la violazione dei diritti umani così come sanciti e protetti dalla Convenzione europea. Hanno ricevuto verdetti di condanna l’Italia, la Turchia, la Lituania, la Lettonia, la Romania, la Slovacchia e la Polonia.

L’Italia è stata giudicata nel caso Battista c. Italia per violazione della libertà di movimento del ricorrente al quale le autorità nazionali avevano ritirato sia il passaporto sia la carta d’identità valida per l’espatrio: ciò per timore che Alessandro Battista, già  inadempiente agli obblighi di mantenimento verso i figli e la moglie  (per importi che vanno da 45 € a 90 €), se ne sottraesse del tutto fuggendo all’estero. In verità, il nuovo passaporto, con iscritti anche i figli, dovevano servire a fare una vacanza in Sicilia, viaggiando in aereo.

La Corte europea ha riscontrato una violazione dei diritti del ricorrente, nell’ambito dell’articolo 2 del Protocollo 4, giacché il diniego del rilascio del passaporto o di una carta d’identità valida per l’espatrio al ricorrente è stato disposto in automatico, tenendo conto soltanto dell’interesse dei beneficiari degli assegni di mantenimento senza valutare le condizioni personali del ricorrente; in particolare, esistono strumenti di cooperazione internazionale in materia civile che avrebbero consentito comunque di agire contro di lui per gli assegni di mantenimento, ancorché fosse rimasto all’estero. Insomma, tale misura non era necessaria in una società democratica e perciò rappresenta una indebita ingerenza nei diritti della persona del ricorrente. Infine – e sia detto per inciso – il diniego di rilascio dei documenti non ha sortito alcun effetto: il ricorrente, ostinato ed indefesso, ad oggi non avrebbe ancora pagato gli assegni di mantenimento arretrati.

Tratta invece di una immunità politica assoluta e mascherata  il caso Urechean e Pavlicenco c. Moldavia : la Corte europea ha riscontrato una violazione dell’articolo 6 della Convenzione europea, in tema di accesso alla giustizia, da parte della Moldavia perché il sistema giuridico moldavo non ha consentito ai ricorrenti, entrambi politici militanti nel partito di opposizione al Governo, di citare per diffamazione l’allora Presidente della Repubblica Moldava, Vladimir Voronin, protetto appunto dall’immunità politica durante il proprio mandato e dopo. L’ex Presidente Voronin aveva rivolto contro di loro dichiarazioni poco gentili, davanti alla tv nazionale ed in due episodi diversi: a suo avviso, il primo ricorrente era un mafioso ed il secondo un agente del KGB. A pesare sul giudizio del giudice europeo, anche la sostanziale impossibilità di replica dei politici diffamati: su due televisioni a copertura nazionale che allora esistevano in Moldavia, una statale e l’altra privata, nessuna aveva consentito una replica adeguata. È la seconda volta, dopo il caso Manole e altri c. Moldova, che il Giudice europeo denuncia una “prassi amministrativa di censura sulla televisione pubblica” in Moldavia.

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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