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Caso Badawi: in Arabia Saudita i diritti inviolabili rimaranno ancora un miraggio

l43-abdullah-sovrano-arabia-130529173121_mediumIn Arabia Saudita, che ricordiamo essere una monarchia assoluta teocratica (quindi si governa in base alla legge coranica), dopo l’apertura verso una legislazione moderatamente favorevole ai diritti umani del attuale Rè Abd Allah, sta prendendo sempre più piede il wahabismo.

Per wahabismo si intende il movimento musulmano, dogmatico e conservatore, sorto nel secolo XVIII allo scopo di purificare la religione da tutte le innovazioni successive ai primi insegnamenti dell’islamismo quali il culto dei santi, compreso quello di Muhammad, l’uso del tabacco e della musica, l’abitudine di radersi e similari che propendono verso la modernità.

Infatti questo movimento dogmatico soggioga ogni donna anche non di religione islamica, inoltre fa montare il dissenso dei musulmani non moderati contro i cristiani e tutti quelli che hanno usi e costumi moderni.

 

Raif-Badawi

Tutto questo si evince dal fatto che nel mese di maggio 2014 (precisamente mercoledì 7), il blogger liberale Raif Badawi, nato nel 1982, è stato condannato a 10 anni di reclusione, 1.000 frustate (praticamente una condanna capitale) e a 250.000 dollari di multa con l’accusa di apostasia per aver attaccato sul sito “Free Saudi Liberals” alcuni ulema. Alla prova dei fatti il suo reato è stato solo di aprire una discussione sul suo blog dove le persone sono state libere di parlare di religione e criticare studiosi religiosi. Il Badawi, nel 2012, in primo grado, era stato condannato a 7 anni di carcere e 600 frustate; però facendo ricorso in appello la pena non è diminuita ma addirittura aumentata; questo è un vero sbafo per i diritti umani fondamentali universali.

Come se questo non bastasse dopo che il blogger è ricorso in appello, anche il suo avvocato, Walid Abu al-Khair, secondo il duro codice della sharia, è stato dapprima arrestato poi da aprile 2014 incarcerato con l’imputazione di: “disobbedienza nei confronti del sovrano”, “mancanza di rispetto nei confronti delle autorità”, “offesa del sistema giudiziario”, di “incitare le organizzazioni internazionali contro il Regno saudita” (irragionevolmente in conformità con la legge antiterrorismo del Paese approvata il 16 dicembre 2013) e di aver istituito “senza esserne autorizzato” l’associazione per i diritti umani “Monitor of Human Rights in Saudi Arabia”. Secondo la Legge di Dio ogni parola e azione critica raffigura un pesante reato punibile con una severissima pena.

Le pene più usate sono la fustigazione e la decapitazione. Se sono applicate a un cittadino straniero oppure ai casi che colpiscono particolarmente l’opinione pubblica occidentale, riescono a fare un po’ di “rumore”, anche se la stampa locale è imbavagliata e quella estera è per la maggior parte esclusa dal Regno.

Hassanal_BolkiahPer giunta una pubblicità molto negativa l’ha fatta il Sultano del Brunei, introducendo il nuovo codice penale del suo sultanato, in apparenza più tendente alla Sharia. Haji Hassanal Bolkiah, all’inizio di maggio, ha dichiarato: “Da domani si vedrà l’applicazione della fase uno della legge della Sharia.”. Le Fasi successive comprenderanno la fustigazione, l’amputazione degli arti e la morte per lapidazione.

 

In un altro Stato dove vige la Sharia il Sudan, all’inizio di maggio, Mariam Yahia Ibrahmeriam-yehya-ibrahim-apostasy-sharia-law-sudanim Ishag, a Khartoum, è stata condannata all’impiccagione per apostasia dopo aver ricevuto 100 frustate. La sua “colpa” è essere nata in una famiglia musulmana ma poi aver abbracciato la fede cristiana; in più si è sposata con rito cristiano; un giudice le ha dato tre giorni “per tornare all’Islam“, altrimenti avrebbe dato esecuzione alla pena. Le 100 frustate apparentemente sono perché lei è sposata con un cristiano ed è incinta di otto mesi del loro bambino (tra l’altro non è il primo), ma i suoi familiari l’hanno denunciata alle autorità competenti. Tutto il mondo occidentale si è mobilitato per lei e ora si trova in una struttura detentiva, il suo bambino potrà rimanere con lei fino al secondo anno d’età.

 

Nigeria-Studentesse-rapiteA differenza del caso del blogger saudita, il sequestro di oltre 200 studentesse nigeriane di Boko Haram, movimento legato ad al-Qaeda nel nord della Nigeria ha avuto una copertura a tappeto. Non sarà perché l’Arabia Saudita è uno di quei territori maggiori fornitori di petrolio dell’occidente, e i paesi del sol calante per non perdere interessi economici sono disposti a chiudere entrambi gli occhi sui diritti inviolabili?

Ciò nonostante il caso del giovane blogger già sposato con figli, è venuto alla ribalta con  appelli e manifestazioni a livello internazionale. Uno dei primi sitting è avvenuto in Roma, davanti all’Ambasciata saudita, lo scorso gennaio. Sabato 3 maggio hanno avuto luogo dimostrazioni in Paesi come la Svezia, la Svizzera, il Canada, la Spagna ed altri ancora, in favore di Raif Badawi. Anche Amnesty International e il Center for Inquiry, “una società americana basata sulla scienza, sulla ragione, sulla libertà d’indagine, e i valori umani”, si sono schierate a favore del blogger. Il diritto di espressione e il diritto di opinione, se espressi nei dovuti modi, dovrebbero valere molto di più di tutto l’oro nero del mondo, anzi non dovrebbero avere proprio prezzo; allora tutti i governi democratici della terra dovrebbero fare molta pressione sul suddetto Regno, al fine di salvaguardare i due diritti inviolabili in questione che sono alla base del libero pensiero. Pensare liberamente è uno dei primi mattoni per una convivenza pacifica tra individui.

 

 Link per approfondire:

http://www.invisible-dog.com/mondo_saudita_ita.html

http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2014/05/15/news/sudan_condannata_a_morte_donna_incinta_la_sua_colpa_essere_cristiana-86256467/?ref=search

http://www.corriere.it/esteri/14_maggio_05/nigeria-studentesse-rapite-first-lady-contro-proteste-liberarle-4e8d8eb4-d440-11e3-9778-04e759d64fc3.shtml

http://www.centerforinquiry.net/

About Valeria Sirigu

Mi sono iscritta in giurisprudenza perché il diritto per me è uno stile di vita

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