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Il lupo che si traveste da agnello? Arabia Saudita e diritti umani: un obbiettivo difficile da realizzare

Il Regno di Arabia Saudita, normalmente conosciuto come Arabia Saudita (il più grande Stato arabo dell’Asia occidentale), è una monarchia assoluta e il suo motto nazionale è: “Non c’è altro dio che Dio; Maometto è il messaggero di Dio.“; ora ha deciso di accogliere 181 proposte per i diritti umani delle 225 fatte dal Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (CDU) nel mese di ottobre 2013, però Amnesty International preme in quanto dopo le parole devono seguire i fatti concreti senza apportare modifiche. Le 225 raccomandazioni sono state enunciate nel corso della 17a sessione del Gruppo di Lavoro della Revisione Periodica Universale (UPR).

rgDurante la riunione del 25a sessione del CDU a Ginevra, lo Stato guidato dal Re Abd Allah ha accolto 145 pienamente e 36 parzialmente, respinto 38 e non risposto a 6 delle suddette raccomandazioni.

Siccome il Re Abd Allah ha ampie vedute, le raccomandazioni accettate riguardano la cosiddetta “male guardianship“, cioè l’eliminazione progressiva della tutela maschile nei confronti del genere femminile. Successivamente alla 25a sessione del CDU, Amnesty International ha dichiarato che nonostante l’azione dell’Arabia Saudita, il Regno: “rifiuta raccomandazioni cruciali per ratificare trattati internazionali fondamentali, compresi quelli che salvaguardano i diritti delle donne e quelli che concedono alle vittime accesso alla giustizia”.

Boumediene, Vicedirettore del Programma per il Medio Oriente e Nord Africa di Amnesty International, ha affermato che: “Fino a quando le azioni dell’Arabia Saudita non corrispondono alle parole, la reputazione terribile del Regno resta quella di un grave violatore dei diritti umani ed è improbabile che cambi”, ha concluso così: “L’Arabia Saudita deve dimostrare che la sua accettazione di queste raccomandazioni è più di un mero esercizio di pubbliche relazioni progettato per deviare le critiche dei suoi diritti umani.“. Il Vicedirettore poi ha aggiunto che la situazione dei diritti umani del Regno rimane spaventosa e che i segni che l’Arabia Saudita è impegnata a migliorare i diritti umani vanno accolti con favore, ma le misure approvate oggi, da sole, non impediranno alle autorità di imprigionare critici pacifici, o di porre fine alla grave discriminazione nei confronti delle donne, delle ragazze e bambine.

Inoltre la sopracitata ONG, insiste sul punto che lo Stato islamico in questione nega che nel suo sistema giuridico vige il guardianship law, sostenendo che ci sia parità di diritti di genere; però tutt’ora il genere femminile, anche da adulto, è considerato come cittadino di serie B. Per questo motivo Amnesty International ha affermato con forza che: “Le giovani e adulte donne in Arabia Saudita sono ancora trattate come cittadini di seconda classe“.

Ancora, l’organizzazione asserisce che l’ Arabia Saudita effetua di continuo politiche repressive che soffocano la libertà di espressione, associazione e riunione col disappunto internazionale. Questo lo si evince dal fatto che innumerevoli manifestazioni e incontri pacifici sono stati vietati e molti soggetti sono stati incarcerati soltanto per aver scritto sui social network cose banali. Per constatare questa non apertura alle libertà fondamentali è stata promulgata una legge alquanto vaga anti-terrorismo che concede ampi poteri alle autorità; quindi ha suscitato timori per un rinnovato giro di vite sull’opposizione pacifica in nome della difesa della sicurezza nazionale.

In contrapposizione ad Amnesty International schierata in modo negativo per quanto riguarda le reali intenzioni del suddetto Regno per migliorare la legislazione sui diritti che ogni essere umano deve avere; si sono levate anche alcune voci a favore dell’Arabia Saudita per gli impegni assunti.

Una fonte anonima che ha viaggiato con la delegazione saudita, ha informato la compagnia televisiva Al Jazeera che il Regno vuole davvero guardare avanti facendo progressi reali in materia di diritti umani, in modo particolare quelli riguardanti la normativa della male guardianship.

Il Dottor Abdulaziz Sagar, Presidente del Centro di Ricerca del Golfo, ad Al Jazeera ha riferito che: “Le raccomandazioni accettate, rispettivamente, sono: 151 le più significative e 37 quelle a favore del divieto di tortura e della codificazione del diritto penale.“; in più riguardo le misure, che il Regno ha intenzione di adottare, contro la tratta di esseri umani, per la costruzione della consapevolezza dei diritti umani e della protezione del lavoro; si è espresso in questi termini: “Questa è una presa di posizione inequivocabile a favore del miglioramento dei diritti umani nel paese“.

La presunta presa di posizione a favore dei diritti fondamentali dell’uomo nello Stato in questione, è uno degli effetti della primavera araba che è arrivata anche Eleanor_Roosevelt_and_Human_Rights_Declarationin tale territorio dove il Corano detta legge, quindi il fiorire dei diritti e delle libertà è una faccenda ostica e lenta; almeno così afferma la fonte di cui si è parlato poco prima.

Per confermare questa probabile promessa per far sbocciare i diritti, Tamader Yousef Mogbel Al-Ramman, accademico saudita al Princess Noura University di Riyadh che ha lavorato su una serie di proposte di legge volte a potenziare l’accesso all’assistenza sanitaria e all’istruzione in Arabia Saudita, ospite ad Al Jazeera ha detto che il suo paese ha liberamente accettato il processo UPR e si è impegnato a seguire le raccomandazioni che ha accettato.

Però Aziza al-Yousef, attivista della campagna alla guida delle donne in Arabia Saudita, al canale all news in lingua araba, ha argomentato il fatto che le donne possono raggiungere alte posizioni in ambito lavorativo, ma hanno ancora bisogno del permesso di ottenere un lavoro dal loro tutore; poi ha aggiunto: “Loro non possono viaggiare senza il permesso del loro tutore legale e non possono guidare i loro posti di lavoro di prestigio”.

La suddetta fonte anonima a Ginevra, esprimendo un parere sulla richiesta del movimento di cui fa parte la al-Yousef per autorizzare le donne a guidare, sempre all’emittente con sede in Qatar, ha riferito che ci si aspettava che i progressi dei diritti umani avrebbero portato a questo.

L’Arabia Saudita fa parte del processo UPR, Universal Periodic Review (Processo di Revisione Universale) innovativa procedura che monitora i diritti umani e si presagisce la valutazione periodica (ogni 4 anni) dei progressi compiuti da ciascuno dei 192 Paesi delle Nazioni Unite, indipendentemente dalla ratifica dei trattati internazionali e anche in base agli impegni assunti a livello politico (voluntary pledges).

Dunque è arrivato il momento in tutto il mondo e per l’intera umanità di fare fiorire i diritti e le libertà fondamentali, senza alcuna distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Quando arriva la primavera ci si sente più sereni e leggeri, allora ci si deve augurare che questa primavera sia perenne in tutto il globo.

Link per approfondire:

http://www.amnesty.it/arabia-saudita-promesse-vuote-mentre-si-intensifica-la-repressione

http://www.thepostinternazionale.it/mondo/arabia-saudita/la-salute-dei-diritti-umani

 

About Valeria Sirigu

Mi sono iscritta in giurisprudenza perché il diritto per me è uno stile di vita

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