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Diritti Sindacali dei militari e Diritto Europeo. La parola alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Articolo di Dr. Carmelo Cataldi
Giurista, esperto in D.I.U. e Diritto Internazionale Pubblico.

Forse non tutti sanno che su 28 paesi dell’Unione Europea ben 12 hanno delle rappresentanze sindacali per le proprie Forze Armate, per un totale di 17 sigle e 20 associazioni a carattere militare, alcune delle quali ibride rispetto ad entrambi le figure giuridiche.

Guardia di FinanzaTra le particolarità dei sacrosanti diritti irrinunciabili anche per i militari, ed in particolare di quello ad essere rappresentati sindacalmente, emerge che la Germania ha un sindacato con circa 206.000 di militari iscritti, pari all’86% di tutta la forza organica e difende i diritti sia dei militari che dello stesso Ministero della Difesa.

In Austria e Svezia è ammesso, addirittura, con delle legittime limitazioni, anche il diritto allo sciopero; nel Regno Unito, pur non essendovi stato costituito un sindacato dei militari, questi si possono iscrivere a quello che maggiormente ritengono più consono alla tutela dei propri diritti; in molti sono iscritti a quello dei ferrovieri.

Detto questo, in Italia cosa dice in merito la normativa speciale militare sul diritto sindacale e di sciopero per i militari?

L’art. 1475 del Codice dell’Ordinamento Militare ha come titolo: Limitazioni all’esercizio del diritto di associazione e divieto di sciopero, questo dopo aver nella premessa del capo I Titolo IX, Esercizio dei diritti,  all’art. 1465 Diritti riconosciuti dalla Costituzione, enunciato: “Ai militari spettano i diritti che la costituzione della Repubblica riconosce ai cittadini.”.

Si desume dunque che anche quanto previsto dall’articolo 39 della Costituzione, e cioè il diritto per ogni cittadino italiano, a prescindere dal suo status sociale, di organizzarsi liberamente per la tutela dei propri interessi lavorativi, diritto che si intende primariamente come diritto soggettivo pubblico di libertà, si dovrebbe applicare anche ai cittadini in uniforme, se non fosse che invece, dal contenuto degli cc 2° e 4° del predetto art. 1475, ai militari italiani è vietato costituire associazioni professionali a carattere sindacale o addirittura aderire ad altre associazioni sindacali, nonché esercitare il diritto di sciopero.

In materia è intervenuta anche la Corte Costituzionale con la sentenza 449/1999 la quale, dopo aver fatto una filippica sui diritti inalienabili del cittadino in uniforme, che a questo non potevano non essere disconosciuti gli stessi diritti invece riconosciuti de plano a tutti gli altri cittadini italiani e che una compressione avrebbe dovuto tener conto del fatto che ai sensi dell’art. 52 della Costituzione l’ordinamento militare si deve conformare allo spirito democratico, di cui il diritto sindacale è uno dei cardini fondamentali, alla fine, nelle ultime due righe, decide che era non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 8, primo comma, della legge 11 luglio 1978, n. 382 (Norme di principio sulla disciplina militare), articolo sostituito nel 2010 con l’art. 1475 del COM e che dunque quel diritto inalienabile, secondo anche la Carta Costituzionale, può essere compresso o disconosciuto per i cittadini in uniforme!

Ma la normativa europea e internazionale in materia di diritto sindacale per le Forze Armate è di tutt’altro avviso, infatti, tanto per citare quella fondamentale della C.E.D.U., si rileva che il diritto ad associarsi e ad associarsi professionalmente è di carattere generale e diffuso, incomprimibile e precluso ad ogni tipo di discriminazione, così come si evince dal combinato disposto degli artt. 11  e 14 della Convenzione Europea:  Libertà di riunione e di associazione. Ogni persona ha diritto alla libertà di riunione pacifica e alla libertà dassociazione, ivi compreso il diritto di partecipare alla costituzione di sindacati e di aderire ad essi per la difesa dei propri interessi.Divieto di discriminazione. Il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere assicurato senza nessuna discriminazione..

Ma se ciò non fosse ancora sufficiente, bisogna tener conto che la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea,  aggiunge e conferma gli stessi principi, a distanza di 50 anni, all’art. 12: Libertà di riunione e di associazione. Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione pacifica e alla libertà di associazione a tutti i livelli, segnatamente in campo politico, sindacale e civico, il che implica il diritto di ogni individuo di fondare sindacati insieme con altri e di aderirvi per la difesa dei propri interessi..

Sulla scorta di tali diritti e del livello superiore a quello nazionale di enunciazione e rappresentazione degli stessi, diversi organismi della rappresentanza militare della Guardia di Finanza Italiana, unitamente ad un’associazione di settore (Assodipro) lo scorso anno, hanno presentato alla Corte Europea di Strasburgo un ricorso tendente ad affermare il principio secondo cui anche le Forze Armate Italiane, alla stessa stregua di moltissime altre Forze Armate europee, per cui principio e diritto sono già datati nel tempo, se si pensa che in alcuni casi, come i Paesi democratici per eccellenza, quelli del Nord, la costituzione di sindacati militari rimonta anche a metà del XIX secolo, possono esercitare il diritto costituzionale e fondamentale di associarsi in organizzazioni sindacali.

A titolo di cronaca il più antico sindacato dei militari europeo è stato creato in Norvegia nel 1835, poi è stata la volta dell’Olanda nel 1898 e poi del Belgio nel 1909.

Di recente in Spagna, dopo il 2007, quando per legge è stata data la possibilità di creare sindacati anche agli appartenenti alle Forze Armate, è stata creato l’AUME, il sindacato delle Forze Armate e l’AUGC, il sindacato delle Guardia Civil, Forza di Polizia a ordinamento militare, l’omologo dell’Arma dei Carabinieri, che raccoglie circa 40.000 iscritti!

Pertanto, spetta alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ora l’ultima parola, considerato che già la Corte Costituzionale Italiana si è espressa da più di 14 anni e confermare che in Italia esiste questo stato di discriminazione, ai sensi dell’art. 14 della C.E.D.U. e  indicare allo Stato Italiano di uniformarsi al dispositivo dell’art. 11 sulla scia delle altre nazioni europee che già fanno parte della CE e hanno aderito alla C.E.D.U. ed in cui il diritto sindacale è già esteso, in alcuni casi, anche da secoli, agli appartenenti alle Forze Armate, per non parlare di quei paesi che hanno già richiesto di entrare a farne parte e in cui questo diritto è già pacificamente assodato, ad esempio la Repubblica di Serbia.

Per terminare, sono dei primi mesi di quest’anno diverse proposte di legge con cui il legislatore desidera innescare un sistema virtuoso di tutele sindacali anche per i militari, tra cui quella di alcuni deputati di SEL, di cui di seguito si riporta il testo parziale:

 

PROPOSTA DI LEGGE

d’iniziativa dei deputati

DURANTI, COSTANTINO, MELILLA, NICCHI, PIRAS, SCOTTO, ZAN

Disciplina della rappresentanza sindacale del personale delle Forze armate e dei corpi di polizia ad ordinamento militare

Presentata il 23 gennaio 2014.

PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.

(Diritti sindacali).

      In attuazione degli articoli 39 e 52 della Costituzione gli appartenenti alle Forze armate e alle Forze di polizia ad ordinamento militare hanno il diritto di associarsi in sindacati.
2. Gli appartenenti alle Forze armate e alle Forze di polizia ad ordinamento militare non possono iscriversi a sindacati diversi da quelli istituiti specificamente per il personale militare, né assumere la rappresentanza di altri lavoratori.
3. I sindacati degli appartenenti alle Forze armate e alle Forze di polizia ad ordinamento militare possono tenere riunioni:

a) in locali dell’amministrazione, messi a disposizione dalla stessa, che ne fissa le modalità d’uso;

b) in luoghi aperti al pubblico.

4. Possono tenersi riunioni, ai sensi del comma 3, durante l’orario di servizio nei limiti di dieci ore annue previo accordo con i comandanti delle unità o dei reparti interessati circa le modalità di tempo e di luogo per il loro svolgimento.
5. I sindacati dei militari:

a) trattano la tutela individuale e collettiva dei militari;

b) formulano pareri e proposte su leggi e regolamenti;

c) sono ascoltati dalle Commissioni parlamentari e dai Ministri di riferimento;

d) si autofinanziano con il contributo dei propri iscritti, raccolto secondo le modalità previste dalla legge o dalla contrattazione nazionale;

e) possono fornire consulenza agli organismi delle rappresentanze unitarie di base, sia in fase di predisposizione delle piattaforme contrattuali, sia in fase di contrattazione e concertazione ai vari livelli.

Art. 2.

(Sindacati delle Forze armate e delle Forze di polizia ad ordinamento militare).

      1. I sindacati delle Forze armate e delle Forze di polizia ad ordinamento militare sono formati, diretti e rappresentati da appartenenti alle stesse Forze, in attività di servizio o comunque assoggettabili ad obblighi di servizio e ne tutelano gli interessi senza interferire nella direzione dei servizi o nei compiti operativi.
2. I sindacati di cui al comma 1 non possono affiliarsi o avere relazioni di carattere organizzativo con altre associazioni sindacali.
3. I sindacati di cui al comma 1 sono regolati da statuti improntati a criteri di democraticità, trasparenza e partecipazione degli iscritti.

Art. 3.

(Divieto di esercizio di sciopero).

      1. Gli appartenenti alle Forze armate e alle Forze di polizia ad ordinamento militare non esercitano il diritto di sciopero né azioni ad esso sostitutive che, effettuate durante il servizio, possono pregiudicare le esigenze operative, di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica o le attività di polizia giudiziaria.

Art. 4.

(Modifiche al codice dell’ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66).

1. Al codice dell’ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010,

n. 66, sono apportate le seguenti modificazioni: …….

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