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Svezia: la ricerca e la protezione dei dati sensibili dei bambini

Protezione dei dati sensibili – Sentenza Gillberg v. Sweden, 3 aprile 2012

IL CASO – Il ricorrente è un cittadino svedese, il sig. Christopher Gillberg, docente in psichiatria infantile ed adolescenziale, presso Università di Gothenburg. Per quindici anni, tra il 1977 e il 1992, è stata condotta presso l’Università dove insegna il ricorrente, un progetto di ricerca nel campo della neuropsichiatria, analizzando in particolare i casi di iperattività da Deficit di Attenzione(ADHD) o di Deficit di Controllo Motorio e sulla Percezione (DAMP) nei bambini. I genitori di un gruppo di 141 bambini di prima-infanzia hanno aderito a questo progetto. Ad essi ,genitori e bambini, sono state stipulate assicurazioni in materia di riservatezza dei dati sensibili.

 Il progetto di ricerca era voluminoso e consisteva in un numero elevato di casette, di analisi di test, risposte a questionari e interviste video e nastri audio. Tutto questo materiale venne archiviato e custodito dal Dipartimento di Psichiatria Infantile e dell’Adolescenza , diretto dal prof. Gillberg. Il progetto è stato inizialmente istituito e avviato da altri ricercatori, ma il ricorrente ha successivamente assunto la responsabilità per il completamento e lo sviluppo dello studio.
Secondo la tesi del ricorrente, il Comitato Etico dell’Università aveva stabilito una precondizione,che prevedeva l’assoluta riservatezza sulle informazioni sensibili dei partecipanti al progetto e dei loro genitori, con l’unica eccezione del prof. Gillberg e del suo staff.

Richiesta all’accesso dei dati da parte del ricercatore in sociologia

Nel 2002, il ricercatore K in sociologia, all’Università di Lund, richiede l’accesso al materiale del progetto, senza rischi di danni, secondo le condizioni prescritte al capitolo 14, sezione 9, della Secrecy Act. L’interesse del ricercatore K, era quello di venire a conoscenza del metodo di ricerca utilizzato e dei risultati che avevano conseguito gli altri ricercatori, senza consultare o visualizzare alcun dato sensibile. Il 27 Febbraio 2002, l’Università respinge la richiesta d’accesso al materiale del progetto fatta dal ricercatore di sociologia, per il fatto che non aveva dimostrato alcun collegamento tra il materiale richiesto e qualsiasi ricerca, e perché il materiale contenuto in alcuni dati sullo stato di salute dei alcuni soggetti , se divulgate, avrebbero potuto nuocere all’interesatto o ai suoi famigliari.
Il ricercatore si oppone al rifiuto, presentando un ricorso alla Corte Amministrativa d’Appello (Kammarrätten i Göteborg). La quale Corte predispone che l’Università esamini il materiale, rimuovendo le informazioni d’identificazione o predisponendo una condizione ristretta di utilizzo del materiale per garantire la consultazione dei dati al richiedente.
L’Università di Gothenburg, nuovamente, rifiutò di ottemperare alla richiesta, il 10 settembre 2002, per il fatto che i dati richiesti sono stati oggetto di segreto, che non vi era alcuna possibilità di rilasciare il materiale dopo la rimozione delle informazioni di identificazione, né vi erano prove sufficienti per concludere che la richiesta materiale potesse essere rilasciata sotto condizioni.
Il ricercatore K si oppone, adendo, per l’ennesima volta, il tribunale amministrativo.

Richiesta all’accesso dei dati da parte del pediatra

Nel frattempo, sempre nel febbraio del 2002, il pediatra E, richiede, anche lui, l’accesso al materiale del progetto, adducendo – più o meno – le stesse motivazioni del ricercatore K, (interesse a venire a conoscenza del metodo di ricerca e comprendere come i ricercatori l’hanno utilizzato per giungere ai loro risultati ed esporre il materiale ad un esame critico indipendente ). Il 30 agosto 2002, l’Università respinge la sua richiesta, per le stesse ragioni del rifiuto mosso al sociologo K.

Con due sentenze distinte del 6 febbraio 2003, la Corte amministrativa d’appello ha rilevato che K ed E avevano mostrato un interesse legittimo ad ottenere la visualizzazione del materiale in questione e ne predisponeva  l’accesso,ma sotto le condizioni imposte dall’Università di Göteborg, al fine di tutelare gli interessi delle persone coinvolte in conformità alla normativa sulla segretezza.

L’Università di Gothenburg tenta, inutilmente, un ricorso alla Corte suprema amministrativa (Regeringsrätten), che per difetti sostanziali verrà  respinto il 4 aprile 2003.

Intervento del Vice-Rettore e delibere del Consiglio dell’Univesità

La questione arriva ai piani alti: il vice-rettore dell’Università statale, con una lettera inviata al ricorrente, gli impone di ottemperare alle sentenze della Corte amministrativa, di organizzare il materiale, di predisporre le chiavi degli archivi e di consentire l’immediato accesso al sig. K e al sig. E per la consultazione del materiale.

Ma il prof. Gillberg si rifiuta di consegnare il materiale, comunicando la sua decisione al vice-rettore in una lettera di risposta. Di fronte a questo comportamento, il caso venne discusso all’interno del Consiglio dell’Università e successivamente, con decisione del 27 gennaio 2004, l’Università di Göteborg, prendendo atto della delibera del Consiglio, decide di negare, ulteriormente, l’accesso a K, perché, alla luce del memorandum redatto il 12 marzo 2003 dal Consiglio svedese della ricerca, non vi era alcun collegamento tra la ricerca K e il progetto di ricerca che aveva specificato dinanzi alla Corte amministrativa d’appello, e di imporre nuove condizioni per l’accesso al pediatra E.

Ma queste due delibere dell’Università vengono annullate con due sentenze della corte amministrativa d’appello,il  4 maggio 2004.

Pochi giorni dopo i collaboratori del ricorrente distruggono il materiale, durante il fine settimana del 7 e 9 maggio 2004.

Condanne penali avviate dall’Ombudsman

Un procedimento penale è stato mosso dall’ombudsman (mediatore del parlamento svedese) contro il prof. Gillberg , che porterà alla sua condanna per abuso d’ufficio ,ai sensi del capitolo 20, articolo 1 del codice penale (Code Brottsbalken ).  Il ricorrente ha poi giovato di una sospensione condizionale della pena e commutazione della pena stessa in una multa dell’equivalente di 4.000 euro(37.500 SEK).
Anche il vice-rettore dell’università statale è stato condannato per abuso d’ufficio, per aver violato ,per negligenza, i suoi obblighi derivati dalla sua carica , omettendo di vigilare affinché i documenti fossero disponibili per il rilascio, come predisposto nel rispetto delle sentenze della Corte Amministrativa di Appello. Il Vice-rettore è stato condannato al pagamento di una multa equivalente a  circa EUR 3.400 (32.000 SEK).
I tre funzionari che avevano distrutto il materiale di ricerca invece sono stati condannati per il reato di soppressione di documenti e sono stati condannati ad una pena, poi sospesa e commutata in multa. L’Ombudsman parlamentare ha , inoltre , tentato di avviare un procedimento penale nei confronti del presidente del consiglio di Göteborg University, ma le accuse sono state respinte.
Le Sanzioni erogate sono state confermate anche dalla Corte d’appello, nel febbraio del 2006.

Ricorso del prof. C. Gillberg

Il prof. Svedese, ai sensi dell’art 34 della convenzione, deposita un ricorso presso la Corte EDU, il 10 ottobre 2006, denunciando la violazione, da parte del Regno di Svezia, dell’art 8 e 10 della Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali. Sostenendo di godere , ai sensi dell’art 8 CEDU, del diritto di non diffondere informazioni riservate e che tale diritto era stato leso dalla sua condanna penale.

Lamentando un danno alla sua integrità morale, alla sua reputazione e al suo onore cagionato dalla condanna emanatagli, oltre ad aver sofferto “personalmente, socialmente, psicologicamente ed economicamente” a causa del susseguente licenziamento dall’Istituto norvegese di sanità pubblica. Il ricorrente , inoltre , ritiene  di godere del diritto negativo, ai sensi dell’articolo 10 della Convenzione, di non conferire il materiale contestato oggetto della ricerca.

Tesi del Governo

Il governo precisa preliminarmente che il ricorso è al di fuori del campo di applicazione dell’articolo 8  e dell’art 10 della Convenzione e richiede una dichiarazione d’incompatibilità con la Convenzione per  ratione materiae. Denunciando il fatto che il ricorrente ha omesso le ragioni che giustificherebbero la violazione del diritto al rispetto della vita privata, e che il reato a lui contestato è inerente ai suoi doveri professionali , in qualità d’ufficiale pubblico. Rileva, in proposito dell’art 10, che non vi era alcuna giurisprudenza che sostenesse l’opinione che l’articolo 10 deve essere interpreto come inclusivo di un diritto generale di accesso ai fascicoli e ad altri documenti detenuti da autorità pubbliche, specialmente se questi non erano di carattere generale. Così, risulterebbe difficile concludere che la controparte negativa, vale a dire il diritto di rifiutare l’accesso ai documenti ufficiali, fosse garantito dall’art 10.

LA CORTE EDU – Dopo una prima valutazione la Corte non riscontra nessuna violazione e rinvia il caso alla grande camera, su richiesta del ricorrente ai sensi dell’art 43 della carta.

La sentenza della Terza Sezione è consultabile qui: Sentenza Gillberg v. Sweden del 2 Novembre 2010.

LA GRANDE CAMERA – La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha ritenuto all’unanimità, con la sentenza del 3 aprile 2012 emanata in Grande Camera, che l’art 8 CEDU (diritto al rispetto della vita privata e famigliare ) e l’art 10 CEDUlibertà d’espressione ) della CEDU non trovassero violazione nel caso Gillberg v. Sweden.  Adduce che, secondo la sua giurisprudenza, l’articolo 8 non può essere invocato per rivendicare una perdita di reputazione, che è stata la prevedibile conseguenza delle proprie azioni, come commettere un reato. Non ritiene, inoltre, che una condanna penale in sé  costituisca un’ingerenza del diritto al rispetto alla vita del condannato. Per quanto riguarda la presunta violazione dell’art 10, La Corte,non esclude la vigenza di un diritto “negativo” alla libertà di espressione, come lamentato dal sig Gillberg. Tuttavia, per quanto riguarda le circostanze del suo caso, la Corte ha rilevato che il materiale di cui si era rifiutato di mettere a disposizione apparteneva l’Università di Gothenburg. Di conseguenza, essa consisteva in documenti pubblici soggetti al principio dell’accesso del pubblico ai sensi della legislazione svedese vigente, vale a dire la libertà della Legge sulla Stampa e la legge segretezza.

Questo caso descrive bene come l’orgoglio per una scoperta o per un lungo percorso di ricerca sia così forte e determinato nel difendere la segretezza del proprio lavoro, magari nascondendosi dietro al titolo di paladini della segretezza, da non sentire ragioni alcune andando anche contro norme imperative.

La sentenza in originale è reperibile qui: Sentenza  Gillberg v. Sweden del 3 aprile 2012

 

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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