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Anche gli avvocati fanno volontariato. La straordinaria storia di “Avvocato di strada”.

Diritti d’Europa intervista Antonio Mumolo, presidente dell’associazione “Avvocato di strada Onlus”, il quale è stato insignito del premio Cittadino europeo 2013 dal presidente del Parlamento europeo Martin Schulz.

A conclusione del quinto incontro del progetto europeo “La dignità della persona come valore per la giustizia europea”- intitolato: “Lavoro: quali orizzonti nell’Europa dei Diritti?”- abbiamo intervistato Antonio Mumolo, avvocato civilista esperto di Diritto del Lavoro, dell’Immigrazione e dei Consumatori, socio dello Studio Legale Associato di Bologna e legale di riferimento della Federconsumatori di Bologna.
Ma l’avv. Antonio Mumolo è soprattutto conosciuto per il suo impegno civile: infatti è presidente dell’associazione “Avvocato di strada Onlus”, associazione sorta a Bologna nel dicembre del 2000 per garantire una assistenza legale totalmente gratuita ai senza dimora e che oggi conta oltre 750 avvocati distribuiti in ben 37 città di tutta Italia, da Bolzano a Siracusa.

1. Grazie al suo lavoro e a quello dei volontari di Avvocato di Strada possiamo sdoganare ogni pregiudizio su una categoria professionale spesso screditata e poco amata come quella degli avvocati; infatti Avvocato di Strada è l’indiscutibile dimostrazione di come anche gli avvocati fanno volontariato e fanno qualcosa di importante per chi si trova in difficoltà, e senza chiedere alcun compenso.
Ci può dire come è nata l’idea di creare questa Onlus e se all’inizio ha trovato delle difficoltà nel coinvolgere i suoi colleghi?

Io sono socio fondatore dell’Associazione Amici di Piazza Grande Onlus, che dal 1994 a Bologna promuove progetti per il sostegno e il reinserimento delle persone senza dimora. L’associazione pubblica Piazza Grande, il primo giornale di strada italiano scritto e diffuso IMG_1900dalle persone senza dimora, ha un servizio mobile di sostegno che la notte porta generi di primo conforto a chi dorme in strada, ha una compagnia teatrale, ha un’officina di biciclette e tanti altri progetti. All’interno di Piazza Grande ci eravamo resi conto che quasi sempre le persone senza dimora accumulano in breve varie problematiche legali, che possono essere risolte solo da un avvocato e che altrimenti rappresentano ostacoli insormontabili per chi vuole tornare ad una vita comune. In Italia chi ha un reddito lordo inferiore ai 10.400 euro annui può chiedere di usufruire del gratuito patrocinio, ovvero di un avvocato di fiducia pagato dallo Stato. Chi vive in strada, però, spesso è privo di residenza e documenti, e per questo non può quasi mai fare domanda per ottenere il gratuito patrocinio. Avvocato di strada nasce proprio per colmare questa lacuna: grazie al supporto di tanti avvocati che mettono a disposizione una piccola parte del proprio tempo cerchiamo di salvaguardare i diritti degli ultimi. All’inizio siamo partiti in due avvocati. Era difficile immaginare che la nostra associazione in poco tempo sarebbe diventata una realtà nazionale, ma fin dall’inizio abbiamo avuto tante disponibilità da parte di avvocati giovani e meno giovani di tante città italiane: per tutti il volontariato è un modo per ritrovare le ragioni che li avevano spinti a scegliere di dedicarsi all’avvocatura. Il nostro è volontariato puro. Nessun avvocato, per statuto, può percepire alcuna utilità dall’attività che svolge ed è tenuto a donare all’associazione le spese legali pagate dalle controparti soccombenti.

2. Dall’ultimo rapporto che avete presentato emerge che l’associazione nel 2013 ha assistito gratuitamente 2718 persone in tutto il territorio nazionale, (di cui il 47% sono state cause di diritto civile, il 30 % di diritto dei migranti e il restante 23% di diritto amministrativo e diritto penale, e che la provenienza degli assistiti è stata per il 59 % di cittadini extra-comunitari. Questi dati ci danno l’idea di come nel nostro paese, in particolar modo per i cittadini extra-comunitari, non vengano pienamente garantiti diritti né vengano forniti strumenti di tutela ai più deboli: ma aspetto ancora più allarmante è che il diritto di difesa sembra ormai divenuto un diritto elitario, accessibile solo a chi può permetterselo. Lei insieme ai volontari di Avvocato di Strada Onlus contribuisce compiutamente all’applicazione effettiva dell’articolo 24 della nostra Costituzione anche a coloro che, altrimenti, non potrebbero usufruire del gratuito patrocinio.
Fatte queste premesse le vorrei chiedere quali sono le categorie sociali più a rischio oggi di essere interdette dall’accesso alla giustizia?

Uno dei motti della nostra associazione è “Tutelare i diritti degli ultimi significa difendere i diritti di tutti”. Purtroppo oggi non esiste più una categoria sociale precisa di persone che possono avere difficoltà a far valere i propri diritti. In strada finiscono giovani e anziani, uomini e donne, laureati e analfabeti, imprenditori falliti e neo disoccupati. Basta la rottura di un matrimonio, l’insorgere di una malattia o un licenziamento: se non c’è una rete di amici e familiari pronta a sostenerci tutti possono finire in strada. Possiamo dire in generale che l’accesso alla giustizia dovrebbe essere un bene comune oltre che un diritto sancito dalla nostra Costituzione ma che, nella realtà, è negato proprio ai soggetti più poveri. Nel nostro piccolo cerchiamo di riparare a qualche torto usando la potentissima ma arma del diritto. Consideriamo valore che la giustizia sia davvero uguale per tutti e che tutti siano uguali davanti alla legge.

3. Avete mai avuto la possibilità di sollecitare un intervento legislativo al fine di colmare questo pericoloso vulnus? Con quali esiti?

E’ difficile risolvere con un unico intervento legislativo la questione della residenza, vero problema che impedisce alle persona senza dimora di esercitare diritti costituzionalmente garantiti. Ad esempio l’articolo 32 della Costituzione Italiana recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.”
Attualmente, però, le prestazioni sanitarie sono erogate in base al possesso del requisito della residenza da parte degli utenti. Le persone prive di residenza, quindi, caso pressoché unico nel panorama dei Paesi occidentali, non possono iscriversi al Servizio Sanitario Nazionale, non hanno un medico di base cui rivolgersi per chiedere la prescrizione di un farmaco o di una visita specialistica e non hanno diritto a cure continuative. Una situazione paradossale, perché chi non ha una casa è più esposto di altri a numerosi fattori (freddo, malnutrizione, scarsa igiene, ecc) che generano gravi patologie e allo stesso tempo non dispone delle condizioni per curarsi. Non garantire ai senzatetto il dritto alle cure è una grave violazione del dettato costituzionale e rappresenta un rischio per la salute pubblica.
Su nostra iniziativa, è stato depositato in Parlamento il progetto di legge n°3547 che modifica la legge n°833/78 e che garantisce il diritto alle cure sanitarie anche alle persone prive di dimora sprovviste di residenza anagrafica. Molti parlamentari hanno sottoscritto questa proposta che speriamo venga discussa ed approvata in tempi brevi.

4. È poco risaputo che al possesso della residenza è legato l’esercizio di tantissimi diritti fondamentali, ci può delineare questo aspetto?
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Quello della residenza anagrafica è uno dei problemi principali per le persone senza dimora. Non molti lo sanno perché la gente comune non ha mai affrontato questi problemi, ma quando si finisce in strada si viene cancellati dalle liste anagrafiche e si perde quindi la residenza. La nostra normativa collega al requisito della residenza molti diritti fondamentali: senza residenza non si può lavorare, non ci si può curare se non per cure di pronto soccorso, non si può ricevere una pensione, non si può fare domanda per una casa dell’edilizia residenziale pubblica, non si ha accesso al welfare locale, si perdono anche i diritti politici relativi all’elettorato attivo e passivo. La residenza è talmente importante che la legge stabilisce che i comuni sono obbligati a riconoscere la residenza a chiunque viva nel territorio del comune stesso. Nonostante questo obbligo, i comuni sono molto restii a riconoscere la residenza a chi vive in strada perché temono di doversi far carico di persone nullatenenti e di dover affrontare nuovi oneri. In realtà è vero il contrario. Concedere la residenza significa dare ad una persona la possibilità di ricominciare e di fare un primo passo verso l’indipendenza economica; diversamente la si condanna a rimanere, magari per anni, nel limbo dell’assistenzialismo pubblico.

5. Oltre a garantire assistenza legale gratuita, che attività svolgete per le persone che vengono da voi per chiedervi un aiuto?

Tutte le nostre sedi sono ospitate da associazioni che si occupano di persone senza dimora con vari progetti e operiamo in stretta connessione con loro. La nostra attività è prevalentemente legale, ma i nostri volontari (non necessariamente avvocati) svolgono anche altre attività: se c’è bisogno accompagnano i nostri assistiti in altri uffici, svolgono ricerche, recuperano documenti, parlano con operatori di altre associazioni o con assistenti sociale cercando di creare ogni sinergia possibile per rispondere alle esigenze degli utenti. Tutte le nostre attività, i report annuali, le ricerche, le iniziative, sono pubblicate sul nostro sito il cui indirizzo è www.avvocatodistrada.it

6. In particolare tra gli scopi e le finalità contenute nello statuto dell’associazione si legge al n.1: “promuovere iniziative volte ad affermare i diritti fondamentali delle persone”, ci può raccontare le iniziative più importanti che avete promosso?

Fin dall’inizio della nostra storia ci siamo resi conto che è importantissimo fornire una tutela legale diretta e immediata alle persone in stato di bisogno, ma è altrettanto importante cercare di incidere sulle cause che portano le persone in strada e che ne impediscono il ritorno ad una vita comune. Per questo andiamo nelle scuole a parlare con gli studenti, promuoviamo corsi di formazione, partecipiamo a convegni e seminari, abbiamo partecipato in qualità di partner o capofila a progetti di livello locale, nazionale e transnazionale, o lanciamo campagne di comunicazione. La prossima nostra campagna, alla quale teniamo molto, riguarda il diritto alla salute. Come ho accennato prima su nostra iniziativa è stata depositata alla Camera e al Senato una proposta di legge che garantirebbe anche alle persone senza dimora la possibilità di curarsi. La nostra intenzione è di raccogliere firme e promuovere iniziative pubbliche di supporto all’iter della legge in modo che possa essere approvata al più presto.
Martin SCHULZ EP President
7. Come si può collaborare con l’Associazione e così divenire un autentico “Avvocato di Strada”?

La nostra associazione è aperta al contributo di tutti e ogni nuovo volontario è il benvenuto. Possono collaborare con noi avvocati, praticanti, studenti di giurisprudenza, ma anche comuni cittadini che hanno voglia di dare una mano. Sul nostro sito www.avvocatodistrada.it sono elencati tutti i riferimenti delle nostre sedi. Chi vuole conoscere da vicino la nostra associazione può scrivere o telefonarci o venirci a trovare alle nostre iniziative.

8. I volontari di Avvocati di Strada operano in situazione limite, dove molte volte ci si trova dinanzi anche alla negazione di Diritti Umani – penso per esempio allo sportello di Foggia per il drammatico fenomeno del caporalato – ha mai preso in considerazione la possibilità di presentare un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo?

Fino ad oggi non lo abbiamo ancora mai fatto ma iniziare ad utilizzare gli strumenti del diritto europeo è uno dei nostri propositi per il prossimo futuro: se si presenterà l’occasione lo faremo senz’altro e stiamo già pensando di costituire un pool di avvocati che vogliano dedicarsi a questi temi.

9. Già nel 2001 (ad un anno dalla sua fondazione) Avvocato di Strada vinse il Premio Fivol come miglior progetto italiano, dodici anni dopo il Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, vi ha conferito il civi europaeo premium 2013, che significato ha avuto per lei e per tutti i volontari?

Il riconoscimento del Parlamento Europeo è stato tanto grande quanto inaspettato per tutti i nostri volontari e per le loro attività che vengono svolte quotidianamente e senza clamore. Il Premio ci rende orgogliosi e crediamo rappresenti un segnale importante che il Parlamento europeo ha voluto mandare. Le persone che vivono in strada sono le ultime tra gli ultimi, e vivono in condizioni non degne di un paese civile: aver portato le loro istanze in un luogo come il Parlamento Europeo è stata un’emozione indimenticabile che ci spingerà a fare ancora di più. L’associazione tutela persone affermando diritti e per quanto mi riguarda dedico questo premio a Don Andrea Gallo, che per tutta la vita si è occupato di persone deboli, degli ultimi, andando in direzione ostinata e contraria.

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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