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Immigrazione in Italia: un viaggio alla ricerca dei diritti.

Una lezione di diritto e umanità con proiezione del primo film documentario girato nei C.I.E

Limmigrazione è un viaggio alla ricerca di diritti e di una vita migliore per migliaia di persone. Un viaggio spesso e volentieri interrotto alla frontiera dell’Europa, barriera spaziale che diventa anche culturale e giuridica. Una barriera che rende ciechi e sordi alle esigenze dell’altro, che diventa il “diverso”. Come l’Italia ha affrontato il problema del flusso migratorio irregolare? L’acronimo C.I.E. ( Centri di Identificazione e Espulsione) è ben conosciuto. Compare spesso nei  mass media. Ma fino a che punto è davvero conosciuto nella sua realtà di sofferenza e umanità?

Se ne è discusso il 6 marzo 2014 all’Università Cattolica di Piacenza, dove si è svolto il quarto incontro del progetto La dignità della persona come valore per la giustizia europea”, elaborato dall’associazione GenerazioneZero e dalla redazione del web magazine Diritti d’Europa e finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del progetto Youth in Action dell’Agenzia Nazionale per i Giovani.

Prof rinoldi e avv marina di lello finuoli

A dare il via al dibattito il Prof. Dino Guido Rinoldi, docente delle materie internazionalistiche dell’Università Cattolica di Piacenza, e l’Avv. Marina di Lello Finuoli, dottoranda in diritto Penale all’Università Cattolica di Milano.

Entrambi gli esperti hanno fornito la chiave per comprendere il problema oltre la retorica, oltre la superficialità confusionaria con la quale spesso questo tema viene trattato dalla stampa. In particolare, è stata posta luce sugli intrecci tra la legislazione in materia di immigrazione irregolare e il diritto penale, scelto dal legislatore come strumento di soluzione dei problemi, ma non privo di criticità. Infatti, si è arrivati a un sistema caratterizzato da tolleranza zero e da scelte di politica criminale orientate alla esasperata tutela della sicurezza pubblica dei cittadini. Ne è massima espressione a livello normativo l’art 10 bis del Testo Unico sull’Immigrazione, meglio conosciuto come il reato di ingresso e trattenimento irregolare. Ad essere puniti con una pesante pena pecuniaria sono i  cross -border (coloro che fanno ingresso irregolarmente nel territorio nazionale) e coloro a cui è scaduto il permesso di soggiorno e perciò diventano irregolari.  Soggetti che  hanno una disponibilità economica sufficiente a sopravvivere. E’ irragionevole aspettarsi che tutto questo sistema di sanzioni e regole abbia realmente un potere di deterrenza tale da scoraggiare gli immigrati nel loro viaggio alla ricerca dei diritti.

alessio genovese

Una volta fornita al pubblico la chiave giuridica per comprendere la situazione italiana in materia di immigrazione, se ne è potuta apprezzare anche la dimensione umana con la visione inedita del film documentario “EU013 L’Ultima frontiera” del regista Alessio Genovese, ulteriore ospite dell’evento. La  pellicola è stata sia presentata al Festival di Rotterdam 2014 sia nell’ambito della 54° edizione del Festival dei Popoli, è stata proiettata inoltre alla Camera dei Deputati nei giorni scorsi. E’ la prima volta che le telecamere entrano nei C.I.E e lo fanno con rispetto e discrezione per testimoniare da vicino storie scomode, in prima persona raccontate da giovani e uomini con i volti segnati dalla sofferenza e della rassegnazione ad un futuro precario che spesso è un ritorno alla delinquenza. Perchè una volta usciti dai C.I.E., senza permesso di soggiorno, “senza documenti, puoi fare solo lo spacciatore” afferma uno dei tanti volti narranti. Per testimoniare questa realtà il regista Alessio Genovese e la sua troupe hanno beneficiato di un decreto ad hoc che ha indicato loro ben 8 C.I.E. dislocati in tutta Italia. Solo 3 strutture hanno risposto positivamente e hanno concesso di realizzare il documentario al proprio interno. Non è stato facile l’approccio con il mondo dei C.I.E. e coi suoi “ospiti”. Parlando della sua esperienza di regia, Alessio Genovese ha sottolineato la difficoltà nell’evitare lo stereotipo” noi-l’altro”, la difficoltà cioè di raccontare  la vita di questi individui con il rischio di presentarli come estranei dalla società; “in realtà ognuno di loro potrebbe essere un nostro parente o fratello” ha concluso il regista.

Visto da dentro la gabbia, il sistema di sanzioni che consente di privare della libertà un irregolare fino anche a 18 mesi appare in tutta la sua irragionevolezza. Uno straniero anche da anni in Italia ma con il permesso di soggiorno scaduto si trova a dover affrontare l’inferno della reclusione con la sola prospettiva di essere rimpatriato nel proprio paese di origine.  Ciò accade in realtà solo nell’1% dei casi a fronte di 500.000 immigrati, indice che il sistema non funziona.

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 Conclusioni

L’evento,organizzato dagli studenti Aurora Licci, Marco Miglietta e Gabriele Alessandra, ha avuto il pregio di trattare un argomento attuale e che dovrebbe essere al centro dell’agenda politica italiana. Recente la vicenda dei clandestini rinchiusi nei C.I.E. che hanno compiuto azioni forti di protesta per portare in primo piano il proprio disagio. Qualche volto senza nome nel film documentario dice “questa non è accoglienza, è sofferenza”. Da queste parole bisogna partire per trovare un’alternativa.

 

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