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Perseguire i crimini contro l’umanità in tutto il mondo: la Corte sudafricana fraintende lo Statuto di Roma

Autori di crimini dell’apartheid ricevono l’amnistia. Molti sono andati impuniti per i crimini di guerra e crimini contro l’umanità che, per estensione , comprende il genocidio , l’apartheid e l’uso sistematico della tortura. Premessa l’ingiustizia di ciò, ora un giudice sudafricano vorrebbe obbligare la polizia ad investigare su casi di crimini contro l’umanità non avvenuti nel suo paese: tutto ciò è dovuto ad una mala interpretazione delle norme internazionali che è stata il fulcro di una recentissima sentenza della Corte d’Appello del paese.

pgoI suddetti crimini sono universalmente condannati sotto la più alta forma di diritto internazionale consuetudinario , lo jus cogens , da cui non si può derogare . Ma il governo Sudafricano e la Corte Costituzionale , attraverso l’utilizzo dell’amnistia, hanno violato una regola universalmente riconosciuta la quale afferma che non ci può essere sanatoria per gravi violazioni dei diritti umani .

Questi sono i presupposti per meglio orientare il lettore e facilitarlo alla comprensione di quanto segue.

Accade infatti che in una sentenza della scorsa settimana della Suprema Corte d’Appello del Sud Africa  essa abbia ritenuto che non ci possa essere immunità per gravi violazioni dei diritti umani in Zimbabwe e la polizia sudafricana ha il dovere di indagare su di essi.
Indubbiamente gli autori di gravi violazioni dei diritti umani in tutto il mondo non dovrebbero godere di alcuna immunità secondo il diritto internazionale ed inoltre secondo le regole di competenza giurisdizionale queste gravi violazioni devono essere ricollegate a dei connettori come come il territorio , la nazionalità o la presenza del colpevole nel territorio dello Stato indagare.

Nulla di preoccupante verrebbe da dire fino a questo punto, sarebbe inglorioso se succedesse il contrario come avveniva prima della fine della seconda guerra mondiale quando ONU e Carte Internazionali o non esistevano ancora o non erano così scritte.
La premessa della sentenza della Corte Sudafricana si basa brevemente su una questione: può esserci un obbligo per la polizia sudafricana di indagare sulle violazioni da parte di funzionari dello Zimbabwe quando il presunto reato non è stato commesso in Sud Africa, le vittime non erano sudafricane e gli autori non sono attualmente in Sud Africa.

Dapprima bisogna riconoscere un enorme consenso ai sensi del diritto internazionale che afferma che la prima e la seconda condizione non sono una barriera per il perseguimento di un soggetto “non-nazionale” e così, quando un autore che si trova in un paese anche se non ha lo status di cittadino, vi è l’obbligo di indagare e perseguirlo, e ad oggi , nessun tribunale internazionale o tribunale nazionale straniero ha escluso che vi sia un obbligo di avviare un’indagine in cui un autore straniero non sia presente o potenzialmente presente nel territorio nello Stato da indagare.
Gli statuti nazionali di molti paesi , tra cui quello del Sud Africa , e gli strumenti internazionali incorporano questi “connettori”, ma molti Governi sono in silenzio sulla questione e non si sono mai presi la briga di mettere in luce la questione o di porre rimedio a certi dubbi interpretativi.

Però, in forza di una recente decisione della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) , nel caso Repubblica democratica del Congo vs Belgio , si è affermato che quando si tratta di alcuni funzionari del governo vi è una differenza nella “zona di giurisdizione universale” quando un tribunale internazionale (al contrario di tribunali nazionali ) applica la sua giurisdizione: ovvero la Corte ha detto che i Tribunali nazionali quindi sarebbero privati ​​di competenza di provare alcuni fatti, una limitazione che non si applicherebbe ad un tribunale internazionale .

Quindi non sarebbe di competenza della magistratura sudafricana ad indagare i funzionari pubblici di un altro Paese, men che meno imporre l’obbligo alle autorità di avviare indagini!

Resta comunque la sola competenza ai Tribunali Internazionali, vedi ICJ e ICC.
Presumibilmente voluto da potenti e finanziatori interessati alla questione,  con la pronuncia della Suprema Corte d’Appello le autorità di polizia sudafricane potrebbero essere “costrette” a indagare su qualsiasi numero di violazioni dei diritti umani in base alla sola possibilità che il colpevole dello Zimbabwe potrebbe visitare il Sud Africa. Ma c’è di più di nella affermazione della Corte:  ovvero che la polizia sudafricana, in base ad un ragionamento logico-giuridico operato dai giudici, potrebbe essere obbligata a indagare per esempio Bashar al-Assad per la presunta uccisione di 200 000 civili , dovuto all’uso del gas sarin e  ad aver affamato sua popolazione. Oppure potrebbero avere il dovere di indagare l’ Emiro del Bahrein , i governanti della Birmania o del dittatore Kim Jong-un.

Il mondo ha interesse a perseguire i crimini contro l’umanità. Per ragioni convincenti però sono stati istituiti organi appositi.

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La democrazia e la separazione dei poteri richiedono che alcune decisioni devono essere fatte dai rami co- uguali di governo, piuttosto che ai tribunali. I paesi più ricchi del mondo riconoscono infatti che la polizia e i pubblici ministeri non dovrebbero essere finanziariamente gravati da un obbligo nei casi in cui hanno scarse possibilità di successo.

Il giudizio della Corte Sudafricana paga a parole questa idea.
Senza un collegamento legittimato, l’ indagine di un cittadino straniero al di fuori del territorio dello Stato secondo il diritto internazionale è discrezionale non nel senso del volere della Corte di un qualunque paese, ma nel senso che viene attribuita da appositi organi come l’Onu e previsto in certe Carte/ Trattati e Convenzioni Internazionali.
La Corte d’ Appello del Sud Africa ha quindi applicato erroneamente il diritto internazionale e ha adottato il ragionamento cotto a metà per imporre un tale obbligo .
Il difetto massimo sta nell’ interpretazione della “giurisdizione universale di diritto sudafricano” come qualcosa di dedotto dallo Statuto di Roma, carta che ha dato vita ad una serie di diritti e competenze giurisdizionali e creato la Corte Penale Internazionale con sede all’ Aja in Olanda.

E sottolineo che lo Stato dello Zimbawe non ha aderito alla Carta, per cui quando uno Stato non aderisce vuol stare a dire che a lui non si applicano certi obblighi e non può vantare certi diritti.
Infatti la Giurisdizione universale non è dato alla Corte penale internazionale (ICC)  in complementarietà , ai tribunali nazionali e questa, con l’eccezione di rinvii da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite , si basa su un collegamento a un territorio o cittadino di uno Stato parte.

 

Link per approfondire:

http://www.justice.gov.za/sca/judgments/judgem_sca.htm#sthash.V3vOJ4ss.dpbs

http://www.refworld.org/publisher/SASCA.html

About Amedeo Marchelli

Law Student. Love foreign languages. Searching the cure of mankind.

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