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Fuga in Burqa: uomo cita in giudizio il proprio paese per violazione dei diritti umani.

Il sospetto terrorista collegato all’organizzazione Al- Qaeda ha citato in giudizio il Governo Somalo chiedendo il risarcimento dei danni per violazione dei diritti umani per l’episodio conclamato della fuga in Burqa. Un’abile stratagemma oppure il gesto ironico di un estremista contro le autorità?

tuMohammed Ahmed Mohamed è il nome del protagonista di questo curioso episodio che ha scandalizzato e preoccupato il popolo inglese e somalo negli ultimi mesi.

Già noto alle autorità per il suo passato estremista e burrascoso, queste credono sia uno dei sostenitori e seguaci della più grande terrorista di sesso femminile della storia della Gran Bretagna: la “vedova bianca“, Samantha Lewthwaite. Nato in Somalia 27 anni fa, ha violato gli arresti domiciliari e la sorveglianza della polizia per prendere parte al movimento della terrorista inglese in West London, la quale è presumibilmente a capo di Al-Shabaab, un’organizzazione terroristica somala che avrebbe ultimamente aiutato Mohammed ad uscire dal Paese con un passaporto falso.

Il gruppo terroristico non è solo un nome messo a caso nelle pagine dei quotidiani o il risultato di un gruppo di teorici religiosi che si divertono a discutere della fede, infatti sono i diretti responsabili di molti crimini tra cui da ultimo il massacro di 67 persone in Kenya e in più questa fratellanza è ramificata in ogni parte del mondo, anche se il cuore rimane nella parte “west” dell’ Africa.

Al giornale Inglese “The Mirror” una fonte anonima ha riportato che l’uomo è effettivamente approdato fuori dall’ Inghilterra e si teme che possa organizzare con altri suoi compagni un massacro come quello di Nairobi il settembre passato.

In questi giorni due leader di Al-Shabaab, Saleh Nabhan e Harun Fazul, i quali hanno formato ed addestrato Lewthwaite, sono stati citati in giudizio davanti all’Alta corte d’Appello per il caso di Mohamed riguardante la prevenzione di atti terroristici e misure di investigazione (ovvero il famoso TPMI)
Subito dopo e prima di scomparire però, Mohammed  ha presentato una domanda di risarcimento in una causa civile contro il Foreign Office , l’ Home Office , il Ministero della difesa ed il Procuratore Generale. Ed è qui che inizia la parte più interessante della storia.

La lamentela principale è che durante la prigionia in Somalia dopo il 14 gennaio 2011 abbiano subito atti, omissioni, violenze e maltrattamenti nonchè torture da parte delle autorità. Questo riguarda sia Mohammed sia un altro detenuto di cui si conoscono le iniziali “CF” e nient’altro.
Mentre CF rimane anonimo , Mohamed invece ha avuto il diritto a mantenere la sua identità nascosta fino al momento della sua fuga e alla luce della successiva “caccia all’uomo“. Già il suo passato collegato con il gruppo islamista somalo al-Shabaab non lo ha aiutato, in più è stato perseguito da una task force congiunta del MI5 , un comando antiterrorismo della Met Police e polizia transfrontaliera del Regno Unito .

Nuovi dettagli sono comparsi sui principali quotidiani inglesi e che di seguito vi riporto in forma sintetica.035_ONLF rebellion

Prima di fuggire dalla moschea di Acton, mentre indossa un burqa tra l’altro , Mohamed ha utilizzato uno strumento tagliente per togliere il suo braccialetto di sicurezza elettronica, ma non appena questo è stato tagliato ha emesso un ” bip – allerta ” alla ditta di sicurezza G4S: come c’era da aspettarsi, questi hanno prontamente contattato il Ministero degli Interni, ma il sospetto era già scomparso prima che la polizia potesse rispondere.

Non è comunque l’unico ad essere scappato dal TPIM, misure preventive ed investigative sul terrorismo: Ibrahim Magag, possibile collega d’affari di Mohammed, ad esempio ha rimosso anche lui il suo tag elettronico ed è svanito nel nulla nel dicembre 2012.

Conclusioni

Ciò che non viene però riportato è la parte più interessante del fatto, ovvero se sia o meno giusta la causa contro il Governo Somalo.

Nulla si reperisce sulla rete e sui maggiori media mondiali riguardo ai tempi, alle concause e all’oggetto di risarcimento del danno; in verità poco o niente si trova sul caso. Però come si dovrebbe comportare un regolare cittadino nel caso in cui si dovesse sentire violato dal suo paese e decidesse di ricorrere in giudizio contro lo stesso? Semplice, basti la sua presenza in aula, senza necessariamente contattare i giornali e la televisione. Ben più difficile però è capire la situazione di Mohammed, poichè ha alle spalle un macigno chiamato terrorismo e se è scappato fingendosi una donna col tipico abito musulmano, direi che andare davanti ad un giudice bello e beato non sia una soluzione accoglibile.

Infine trovo diffice stabilire che una persona ancora trattata come “sospetto” possa proseguire la sua causa civile. Ma se le autorità somale hanno veramente abusato e violato il suo corpo, il fatto di essere un presunto terrorista, un cittadino semplice o un vero e proprio terrorista può bastare per giustificare, negare o far rimanere tale e quale la causa da lui intentata?

 

Link per approfondire:

http://ilreferendum.it/2013/08/06/somalia-il-paese-festeggia-il-secondo-anniversario-della-cacciata-di-al-shabaab/

http://en.wikipedia.org/wiki/Samantha_Lewthwaite

About Amedeo Marchelli

Law Student. Love foreign languages. Searching the cure of mankind.

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