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Luciano Moggi ricorre alla Corte di Strasburgo chiedendo i danni all’Italia

L’ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi ha annunciato il 25 ottobre di aver presentato, mediante i suoi legali, il ricorso alla Corte di Strasburgo contro le sanzioni inflittegli in questi ultimi anni dalla giustizia sportiva italiana e confermate recentemente dai giudici dei tribunali ordinari nell’ambito del processo “Calciopoli”. La sanzione che pesa sul suo conto è quella della radiazione a vita da qualunque organo o attività inerente la Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC)  e una condanna di 5 anni e 4 mesi di reclusione (in primo grado) per associazione a delinquere. Sono numerose le violazioni Cedu contestate da Moggi e riguardano l’Art 6 (diritto a un equo processo), Art 13 (diritto a un ricorso effettivo), Art 14 (divieto di discriminazione), Art 17 (divieto dell’abuso del diritto) e Art 18 (limite all’applicazione della restrizione dei diritti) della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

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I legali di Moggi hanno incentrato la causa contro l’Italia basandosi su due linee di argomentazione:

La prima, di tipo sostanziale fa riferimento al fatto che Moggi sarebbe stato la vittima di un complotto organizzato nei confronti sui e della società in cui al tempo dei fatti lavorava, la Juventus. Questo complotto era finalizzato ad avvantaggiare un’altra società italiana, l’Inter. Il suo pensiero sarebbe dimostrabile col fatto che la richiesta di radiazione e l’avvio del processo sportivo nei suoi confronti, è stato promosso e in seguito decretato da una commissione federale (Caf) nominata dal Commissario Straordinario Guido Rossi, lo stesso che qualche anno prima aveva ricoperto la carica di consigliere di amministrazione dell’Inter. Ma non è tutto. Questo stesso consiglio federale presieduto da Rossi qualche settimana dopo la ratifica della radiazione di Moggi, assegnerà il titolo di Campione d’Italia (Scudetto 2005/2006) vinto “sul campo” dalla società Juventus (ma revocato dall’esito delle indagini) proprio all’Inter (prima società classificata senza le penalizzazioni). Secondo i legali di Moggi questo dimostrerebbe “il difetto di terzietà” di Rossi. Il suo ruolo sarebbe stato quindi quello di soggetto giudicante non terzo sull’intera vicenda.

L’altra argomentazione, formale, punta sulla violazione del diritto di Moggi ad un equo processo. L’ordinamento italiano infatti non prevede alcun rimedio interno per chi intenda impugnare le sanzioni emanate dalla Federazione Italiana Gioco Calcio e dal Coni ai propri tesserati. Nel caso di specie infatti, fin dall’inizio della vicenda, nel 2006 i vari tribunali della giustizia sportiva hanno sempre respinto le impugnazioni e gli appelli proposti da Moggi sulle norme Figc e Coni; il Tar e il Consiglio di Stato (giudici amministrativi)  hanno poi a loro volta respinto in primo grado il ricorso contro le decisioni sportive, e declinato in secondo grado la propria giurisdizione, demandando la questione alla Cassazione e chiedendo di stabilire l’organo di competenza sulla materia.
La suprema Corte si espressa il 7 agosto 2013 (sentenza qui) dichiarando il ricorso inammissibile per “mancanza sommaria dei fatti citati, e di non dover ricorrere ad altre fonti per la loro cognizione“. I giudici di Cassazione non hanno voluto leggere i fatti contenuti nel ricorso depositato al giudice amministrativo e soprattutto non hanno citato quale organo interno è competente a giudicare sull’operato degli organi sportivi italiani.
La Cassazione ha insomma deciso di non decidere sulla questione sollevata, tramutando in beffa l’intero caso, situazione che di fatto ha aperto la strada per un ricorso in Cedu.

Sono questi i motivi del ricorso a Strasburgo, un atto necessario per i legali di Moggi, con cui sottolineare non solo la gravità e la non proporzionalità delle sanzioni inflittegli (che non sta all’ambito Cedu valutare), ma anche la grave mancanza di un organo che tuteli sia il cittadino ricorrente, sia l’operato e il rapporto tra la giurisdizione sportiva e quella ordinaria. La richiesta fatta ai giudici di Strasburgo è quella di condannare l’Italia per le violazioni sopracitate, di ripristinare lo status del ricorrente precedente le sanzioni (quindi revoca della radiazione) e infine un’equa riparazione per i danni subiti.
Il ricorso appena presentato in Cedu verrà deciso entro la prossima primavera ove venisse accolta la richiesta di trattazione prioritaria.

Non ci resta che aspettare l’esito e la pronuncia dei giudici di Strasburgo.

Fonte: Gazzetta.it  – Sentenza Cassazione 18753/2013 

About Luca Gulino

Nato a Ragusa, dopo il Liceo Scientifico ho deciso di lasciare la mia città iscrivendomi al corso di Giurisprudenza presso la sede di Piacenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Qui, grazie alle nozioni apprese e a quelle amicizie che poi si sono trasformate in gruppo di lavoro, è nata la mia collaborazione e l'ingresso nella Redazione di GZero.

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