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I precari diritti degli immigrati: una realtà confinata nei CIE

L’articolo 10 comma 3 della Costituzione italiana recita: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”.

È palese il fatto che siano moltissimi i Paesi dove non vengono garantite le stesse libertà che invece prevede il nostro ordinamento. Diritti che per noi sono naturali, libertà di cui “abusiamo” quotidianamente, per alcuni sono traguardi irraggiungibili, non previsti assolutamente in certi Stati.ciecaserta

Soprattutto per i cittadini africani, l’Italia rappresenta “il porto dell’Europa”, il ponte che collega il sogno dalla realtà, che, la maggior parte delle volte, raggiungono clandestinamente. Ogni anno sono tantissimi i viaggi della speranza: giovani, famiglie, bambini si trovano obbligati ad allontanarsi dal proprio Paese per rifugiarsi altrove, in Europa, sognando una condizione di  vita diversa.
Essendo l’Italia il primo “porto d’accoglienza”, è stato necessario stabilire delle regole che disciplinassero tale fenomeno, in continuo aumento. Solo nel 2009 è stato introdotto in Italia il reato di immigrazione clandestina, previsto all’art 10 bis del T.U. sull’immigrazione, aggiornando il d.lgs. n. 286 del 1998: per cui ogni immigrato clandestino entrato in Italia deve essere iscritto nel registro degli indagati, ed è punito con una sanzione dai 5 ai 10 mila €.

Chi entra irregolarmente nel nostro Paese deve essere identificato, e quindi collocato in appositi centri di identificazione ed espulsione. Questi CIE – in precedenza erano denominati “centri di permanenza temporanea” – sono veri e propri luoghi, dove gli immigrati sono trattenuti per settimane, e a volte mesi, per poi essere espulsi.
Chi arriva nel nostro Paese non porta con sé soldi, documenti, abiti o cibo; spesso l’unica cosa che ha in tasca è la fotografia dei propri familiari, che l’aspettano nel proprio paese d’origine. I CIE dovrebbero fornire loro i pasti, gli abiti, la biancheria, ma la realtà ci dice che spesso non è così.
In Italia esistono circa 300 centri di identificazione ed espulsione; la maggior parte di questi ospitano più immigrati rispetto all’effettivo numero di posti cieletto. Il sovraffollamento è un problema grave nei CIE. E il bisogno di maggiori posti letto fa crescere proporzionalmente il numero di strutture assolutamente inadeguate per la loro funzione. Luoghi fatiscenti, spazi angusti, pulizia carente, cibo scarso o malamente distribuito rendono questi luoghi inadatti per far vivere delle persone. Qui donne, uomini e bambini, semplici richiedenti asilo possono trovarsi costretti a convivere con chi invece ha commesso diversi reati nel proprio paese, una situazione non proprio dignitosa per poter coltivare una speranza. Elevati sono i casi di autolesionismo, che portano le autorità ad intervenire con sedativi o tranquillanti.

L’Italia più volte si è lascia trovare del tutto impreparata davanti ai regolari flussi di arrivi che ogni estate giungono sulle coste della Sicilia, o di Lampedusa. Triste prova sono state le ultime due stragi, avvenute a distanza di pochi giorni. Numerose sono state le vittime, scarso o potremmo dire del tutto nullo è stato l’aiuto psicologico fornito ai superstiti. Chi è riuscito a salvarsi, ad arrivare sulla terra ferma ha vissuto ore terribili, prima in mezzo al mare, senza sapere se sarebbe mai arrivato, e  poi assistendo alle centinaia di morti sul barcone, o in mare. Queste persone, soprattutto, hanno bisogno di uno sportello d’ascolto, di potersi fidare di qualcuno.

Nei CIE l’Italia sta violando sistematicamente i diritti umani e le libertà fondamentali degli individui! Viola l’art. 2 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo che sancisce “Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge”, l’art 3 che prescrive in maniera assoluta che “Nessuno può essere sottoposto a pene o trattamenti inumani o degradanti.”, l’art 5 che prevede che  “Ogni persona ha diritto alla libertà e alla sicurezza”.
In questi centri gli immigrati irregolari vivono in condizioni terribili, rinchiusi in 4 mura, spesso senza conoscerne il motivo. Sono privati dei beni primari, sono spaventati e soli. Il nostro Paese, in quanto paese civile e democratico, dovrebbe cercare e trovare al più presto una soluzione, con l’ausilio della legge, e rispettando un “minimo etico”.  Non è nascondendo e dimenticandosi del problema che questo svanisce. I  drammi si possono dimenticare ma le violazioni di Diritti Umani rimangono, e pesano su uno Stato democratico.

 

Fonti:

Cie, la denuncia dei Medici per i diritti umani “Condizioni di vita inumane, peggio del carcere” – da www.repubblica.it

CIE – Rompere la cortina di silenzio su abusi, violenze e condizioni di detenzione – da www.meltingpot.org

About Dora Tucci

Sono una studentessa fuori sede, iscritta al 3° anno di giurisprudenza, presso l’università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Durante la settimana risiedo nel collegio delle suore Orsoline, ma nel fine settimana rientro a casa, in provincia di Brescia.

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