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Il grido d’aiuto dietro un ricorso (forse) irricevibile: le vittime di Gezi Park ricorrono alla Cedu

Una prima reazione di portata internazionale all’ondata di violenza, e alla totale inosservanza dei diritti umani, che dal 28 maggio 2013 è esplosa in Turchia e si è abbattuta sulla popolazione turca e sui manifestati del movimento OccupyGezi, si è registrata in questi giorni.

Infatti i parenti delle vittime della protesta di Gezi Park hanno presentato, istambull’11 Ottobre 2013, un ricorso presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Di per sé questo ricorso è un fatto tutt’altro che imprevedibile o straordinario, data l’entità e la gravità delle numerose violazioni di diritti umani di cui si sono macchiate le istituzioni e la polizia turca. Piuttosto l’aspetto degno di nota è che tale ricorso è stato presentato in palese violazione dell’art 35 della Convenzione Europea, che condiziona la ricevibilità di un ricorso al “previo esaurimento delle vie di ricorso interne”.
Tale mancanza potrebbe essere interpretata o come un’inspiegabile svista da parte dei legali dei ricorrenti, che clamorosamente disfanno sul nascere le aspettative dei propri clienti, o come un’ulteriore e più stringente segnale d’allarme sulla situazione democratica in cui versa la Turchia.
Infatti dalle parole di Mücella Yapici, portavoce di Taksim Solidarity Platform, si evincono nitidamente le straordinarie circostanze che hanno portato alla presentazione di questo ricorso :

“Siamo stati costretti a portare la questione a livello internazionale a causa delle eccessive e comuni violazioni ai diritti che derivano dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dei diritti umani universali, e anche per il blocco del ricorso interno. Spinti da questi fattori, ci appelliamo alla CEDU prima di esaurire le vie di ricorso interne.”

Queste parole sono un forte monito affinché la comunità interazionale intervenga, o almeno non smetta di monitorare la situazione interna della Turchia. Durante la protesta del parco Gezi si sono compiute inaccettabili azioni contrarie al comune senso d’umanità o giustizia, come i maltrattamenti e le torture esercitate dalla polizia o l’arresto di avvocati o medici che hanno soccorso e difeso i manifestanti, o la massiccia negazione del diritto di manifestazione pacifica, del diritto alla vita e alla libertà personale; uno stato di confusione e anarchia tale che ha portato a sette morti e più di 8000 feriti. Ma non garantire nemmeno il basilare diritto alla tutela giurisdizionale (dopo aver leso così massicciamente i diritti umani del proprio popolo) è una macchia che difficilmente riuscirà a scrollarsi di dosso uno Stato che ambisce a diventare una democrazia europea.

FONTI:
– Relatives of Gezi Park victims appeal to ECHR dal Daily News;

– Rapporto di Amnesty International sulla Turchia: violazioni dei diritti umani di massa nelle proteste di Gezi Park;

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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