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La Croazia nell’Unione Europea; il falso idillio dei diritti umani

CROAZIA: L’adesione della Croazia all’Unione Europea, avvenuta Lunedì 1 Luglio 2013 di fatto allarga a ventotto il numero di stati membri dell’Organizzazione Internazionale. Questo deve essere visto non solo come un qualcosa di positivo dal punto di vista istituzionale e intergovernativo europeo ma deve determinare al governo croato la consapevolezza di dimostrare il suo impegno per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, affrontando in maniera decisa e netta tutte quelle situazioni di abusi e di reati che si svolgono, purtroppo quasi quotidianamente, all’interno del paese. Questa premessa ci fa capire che la Croazia, pur essendo stata ufficialmente ammessa dal primo luglio, non significa che ha rispettato e/o sta rispettando gli obblighi inerenti la salvaguardia dei diritti umani.

Ma quali sono i principali problemi inerenti il rispetto dei diritti umani?
Nel 2012 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha affrontato 2414 (Rapporto echr) domande di presunte violazioni Cedu riguardanti lo Stato, di queste, 2392 sono state ritenute inammissibili; solo 22 quindi sono sfociate in una sentenza. Articolo 6 Cedu (Diritto ad un equo processo) e Articolo 8 Cedu (diritto al rispetto della vita privata e familiare)  sono le violazioni più ricorrenti.
Questi dati non fanno che confermare quello che una ricerca condotta da Human Rights Watch nel 2010 aveva messo in luce. Forse per la posizione geografica, da sempre crocevia per i flussi migratori dei popoli, o forse per il miraggio di una maggiore “tutela europea“, in questi anni la Croazia ha assunto il ruolo di frontiera esterna all’Unione Europea. Nello specifico, il Paese sta lottando infatti con il problema derivante dal numero sempre più crescente di richieste d’asilo. Per questo motivo, il sovraffollamento nei centri di accoglienza per i richiedenti asilo ha portato poi a trasferimenti di massa in centri di detenzione per gli immigrati irregolari. A questo si aggiunge che centinaia di bambini migranti, non accompagnati, non riescono a ricevere la protezione e il sostegno previsto dalle norme internazionali, essendo quindi a rischio sia da un punto di vista strettamente legato alla loro condizione personale, sia per tutto quello che riguarda pesanti realtà criminali come la tratta di bambini, i maltrattamenti o l’esecuzione di lavori forzati.

Altro problema di grande importanza, soprattutto politica, è quello relativo ai rapporti con le etnie rom e serbe. Nei loro confronti molto spesso abbiamo assistito a violazioni di diritti (sono state almeno una decina le sentenze Cedu avente ad oggetto torture e violenze) e discriminazioni di ogni tipo. Queste persone, durante il periodo bellico degli anni novanta, sono state private dei loro diritti di proprietà e anche adesso continuano a “pagare” la loro condizione a causa di procedimenti eccessivamente burocratici e farraginosi per l’acquisto di beni immobili. Inoltre, come spesso accade in questi casi, la totale mancanza dei documenti identificativi di questi soggetti, comporta l’impossibilità di accesso ai servizi statali di base, come l’istruzione, la sanità e l’assistenza sociale.

Il Governo quindi dovrebbe attivarsi per garantire all’interno dello stato l’acquisizione della cittadinanza a tutti, facilitando poi le procedure di accesso ai servizi e di tutela dei diritti.
Alla luce di tutto ciò possiamo sicuramente affermare che, in ambito di diritti e tutele, l’adesione nell’UE da parte della Croazia è stata sicuramente una scelta giusta; ci basta ricordare cosa accadeva nei Balcani durante la guerra negli anni 90. Lo Stato balcanico deve identificare questo passo come un’opportunità per migliorarsi e conformarsi attraverso le norme comunitarie, ciò determinerà sicuramente una condizione di maggior diritto e meno arbitrarietà. L’Unione Europea però, forte del suo ruolo, dovrà seguire da vicino, ed eventualmente reagire con forza, tutte quelle situazioni che prima abbiamo citato. È infatti proprio questo il compito delle Istituzioni e degli organi europei; vagliare sul comportamento degli Stati membri e nello specifico sull’adempimento dei doveri inerenti il rispetto dei diritti umani.

Fonti:  Human Rights Watch – Report Echr – Corriere della Sera

About Luca Gulino

Nato a Ragusa, dopo il Liceo Scientifico ho deciso di lasciare la mia città iscrivendomi al corso di Giurisprudenza presso la sede di Piacenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Qui, grazie alle nozioni apprese e a quelle amicizie che poi si sono trasformate in gruppo di lavoro, è nata la mia collaborazione e l'ingresso nella Redazione di GZero.

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