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Diritti delle donne in Afghanistan: percorso legislativo e molteplici aspetti

“Voglio solo un divorzio. Non posso tornare da mio padre perché mi ucciderà. Tutta la mia famiglia mi ha abbandonato.”
—     Aisha H., 20 anni, condannata a tre anni di carcere per essere fuggita da un uomo che abusava di lei fisicamente, con il quale il padre voleva che si sposasse in veste di seconda moglie .

Gli ostacoli alldonnea realizzazione dei diritti delle donne e delle ragazze in Afghanistan sono ancora innumerevoli. Le donne afghane, in particolare quelle che vivono al di fuori dei grandi centri urbani, sono costrette a vivere secondo rigide regole, perlopiù non scritte, di comportamento. Quando si viaggia al di fuori della propria casa o tra villaggi o città , esse hanno bisogno di essere accompagnate da un parente necessariamente maschio oppure dal marito, per non incorrere nel rischio di essere etichettate come “immorali”.

Focus

Oggigiorno il numero di donne e ragazze imprigionate per “crimini morali” in Afghanistan ha avuto un incremento esorbitante del 50% dal periodo di Ottobre 2011 a quello di Maggio 2013 (600 questo mese rispetto alle 400). Questo aumento preoccupante si è verificato nonostante fossero state intraprese misure a protezione delle donne da parte del Governo Afghano, il quale però non è riuscito ,nonostante i numerosi sforzi , a realizzare un intervento decisivo sul loro continuo e ingiusto imprigionamento.

Dal momento del rovesciamento del regime talebano nel 2001, vi sono stati grandi miglioramenti nei riguardi dei diritti delle donne e delle ragazze in Afghanistan, in alcune parti del paese sotto il controllo del governo, sono state persino tolte severe restrizioni in materia di accesso all’istruzione, al lavoro, e all’assistenza sanitaria. Molte donne hanno assunto incarichi di governo, coperto posti di lavoro in uffici, e si sono potute inserire attivamente nella società.

Nel 2004 fu adottata  una nuova costituzione al fine di garantire pari diritti alle donne, e successivamente nel 2009, la legge per l’eliminazione della violenza contro le donne introdusse nuove sanzioni per  il matrimonio forzato,  la violenza domestica, lo stupro, la prostituzione forzata, e altre abusi contro le donne anche minorenni.

Il presidente Hamid Karzai in persona intraprese altresì  alcuni sforzi per sostenere i diritti delle donne, tra cui perdonare donne e ragazze accusate di “crimini morali” con sempre maggiore frequenza, sia di propria iniziativa , sia dopo una petizione da gruppi della società civile. Indicativo è il suo più recente indulto dell’8 Marzo 2012, che in concomitanza della festa della donna  ordinò che “le donne colpevoli … se sono fuggite dalla casa dei propri genitori per sposare la loro persona ideale o se si sono sposate la loro persona ideale saranno perdonate incondizionatamente.

Allo stesso tempo però il presidente cambiò più volte punti di vista a riguardo, come si può ravvisare nell’appoggio dimostrato nello stessodonne afg marzo 2012 , quando Karzai sostenette pubblicamente una dichiarazione dell’ Ulema Shura Afghano , un Consiglio dei capi religiosi sponsorizzato dal governo, i quali sostenevano che le donne sono secondarie agli uomini, che non dovrebbero viaggiare senza un accompagnatore maschile, e non dovrebbero mescolarsi con gli uomini in pubblico o durante il lavoro o lo studio. La dichiarazione Ulema Shura implicava anche che sotto alcune circostanze la violenza contro le donne era accettabile. Karzai ha poi spiegato la sua posizione dicendo: “Il Consiglio dei chierici dell’Afghanistan non ha messo alcuna limitazione sulle donne, ma è bensì  la legge della sharia di tutti i musulmani e tutti gli afghani “.

Tali cambiamenti così repentini  da parte dei vertici non riescono a smentire dunque una realtà più oscura verso le donne afghane, dove la discriminazione è rampante e gli abusi sono spaventosi.

Pestaggi, accoltellamenti, incendi, stupri, prostituzione forzata, sequestri e minacce di “delitto d’onore” sono all’ordine del giorno,  senza che alcuna azione giudiziaria o sanzione né tantomeno un’indagine su probabili abusi venga mossa. Le donne, non trovando il sostegno di forze di polizia, di istituzioni giudiziarie, e di funzionari di governo, cercano di fuggire comunque a situazioni di abuso spesso affrontando l’apatia, la derisione, e incorrendo purtroppo in sanzioni penali .

Un potenziale meccanismo per ridurre il numero di “crimini morali” casi è l’ espansione del sistema di rifugi in Afghanistan: rifugi sicuri per le donne e le ragazze nei quali è possibile ottenere protezione e assistenza legale.  Oggigiorno si contano all’incirca 12 rifugi sparsi per tutto il territorio afghano.

Vi è perciò un urgente bisogno di istituire più rifugi, pur se vi coesistono diverse opinioni circa la fattibilità della creazione di tali nella parte meridionale più conservatrice del paese. La creazione di più rifugi, tuttavia, può essere anche un problema complesso in quanto la mera esistenza di rifugi , pur offrendo riparo alle donne e alle ragazze,  è controversa in Afghanistan. Vari religiosi e leader politici, giornalisti e funzionari di governo hanno sollevato dichiarazioni critiche e disinformate circa l’esistenza dei rifugi, asserendo che tali strutture favoriscono un comportamento “immorale”, fino all’essere visti come bordelli. Alcuni rifugi infatti devono affrontare le minacce croniche alla sicurezza e devono mantenere un basso profilo.

Conclusioni

Il trattamento delle donne e delle ragazze accusate di “crimini morali” è “un occhio nero” sulla faccia del governo afghano post-talebano e dei suoi sostenitori internazionali, ognuno dei quali ha promesso che il rispetto dei diritti delle donne sarebbe stato un segno distintivo del nuovo governo rispetto a quello talebano.

Che tali abusi persistano dopo più di 10 anni di intenso impegno internazionale e con l’assistenza all’Afghanistan indica la necessità di partecipazione da parte di partner internazionali dell’ Afghanistan per rendere i diritti delle donne una priorità maggiore sia per il loro impegno politico e sia per gli aiuti. Come questi casi verranno trattati sarà una misura del successo o del fallimento di entrambi il governo afghano e la comunità internazionale nei prossimi anni.

Belquis Roshan, senatrice eletta nella provincia di Farah, parlamentare fuori dal coro, sottolinea : “ Sembra quasi assurdo parlare di concetti quali “parità” e “libertà di scelta” mentre ci si confronta con la realtà di estrema insicurezza in cui si muovono le donne di questo paese. Si potrà sostenere di aver raggiunto un reale livello di parità e di libertà solo quando le donne potranno uscire di casa senza correre il rischio di essere aggredite. Quando avranno il diritto di scegliere la professione che più gli piace. Ma più importante,  quando potranno decidere liberamente il proprio stile di vita

 

Link per approfondire:

http://www.afghanwomensmission.org/

http://topics.nytimes.com/top/news/international/countriesandterritories/afghanistan/women/index.html

http://www.cbc.ca/news/world/story/2013/05/18/afghanistan-women.html

About Vanessa Lumini

The genius build the world, the clever turn around, and the stupid think that the world revolves around them .. Laureata e appassionata in Informatica, contabile amministrativa di professione da 5 anni, con la voglia di diffondere le mie passioni in tutte le lingue a me possibili.

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