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Strasburgo rigetta il ricorso italiano. Un anno per cambiare il sistema carcerario

Strasburgo – 28/05/2015 – E alla fine, come era ampiamente prevedibile, dopo una lunga sfilza di indiscrezioni e fiumi di parole sull’argomento, quello che in molti avevano prospettato si è realizzato. L’ Italia ha subito l’ennesima umiliazione europea. I cinque giudici del collegio esaminatore della Grande Camera di Strasburgo si sono infatti espressi stamane in merito al ricorso presentato dal Governo italiano alla sentenza Torreggiani, quella conosciuta ai più come la sentenza che ha attestato la situazione imbarazzante a cui vanno incontro i detenuti presenti nelle carceri del belpaese. I giudici della Corte oggi hanno infatti dichiarato il ricorso inammissibile, rigettandolo.

Facendo un passo indietro sulla vicenda, ricordiamo che ci eravamo occupati a Gennaio della questione e avevamo analizzato la sentenza (Sentenza Torreggiani v. Italia dell’ 8 Gennaio 2013) che ha messo in luce, ancora una volta, il problema degli istituti penitenziari italiani: Tutto era partito dal ricorso presentato alla Corte Edu da 7 detenuti che, stanchi di vivere con altre persone all’interno di 9 metri quadri (meno di 3mq a persona), avevano paragonato la loro condizione ad una costante e persistente tortura. 9 metri quadri era il loro spazio vitale, e soprattutto gli edifici erano totalmente fatiscenti dal punto di vista abitativo e sanitario. I giudici si erano espressi chiaramente: l’Italia aveva violato e stava continuando a violare i diritti dei suoi detenuti sottoponendoli a trattamenti inumani e degradanti ex Art 3 Cedu.

La causa di ciò era ed è dovuta a motivi di carattere strutturale e logistici, figli di un sovraffollamento degli edifici pari al 142% della normale capienza prevista. La Corte aveva rilevato la violazione dell’Art 3 con una sentenza pilota, ovvero una sentenza che non si limita ad un giudizio ma che identifica un problema sistematico (si sospendono i ricorsi attinenti la medesima violazione) e impone allo stato sanzionato l’obbligo di risolvere con provvedimenti adeguati ed entro un termine determinato, quella situazione rilevata. La scadenza che ci era stata imposta aveva la durata di un anno.

Altra conseguenza della sentenza era il risarcimento di 90.000 (danni morali) da versare ad ogni singolo detenuto autore del ricorso.

A questa sentenza, l’Avvocatura dello Stato aveva presentato ricorso lo scorso 10 aprile, chiedendo che il caso fosse analizzato dalla Grande Camera. Oggi quel caso è stato esaminato con esito negativo: il rigetto del ricorso rende la sentenza definitiva e quindi è da oggi che comincia a trascorrere inesorabilmente il tempo che ci è stato richiesto per sistemare in maniera definitiva questa vicenda imbarazzante, sotto tutti i punti di vista. In sostanza il ricorso dell’Avvocatura dello Stato non ha fatto altro che allungare di 5 mesi questa agonia che ormai contraddistingue il nostro Stato. Due mesi in più garantiti dal rinvio rispetto al tempo previsto (3 mesi) per rendere definitiva una sentenza. Una situazione che ci ricorda un pò quella di alcuni imputati durante i processi, che guadagnano rinvii sistematici fino alla prescrizione del reato. E’ chiaro, la partita va giocata sul tempo, peccato però che in questo caso non potremmo opporci in nessun altro modo e soprattutto non ci sarà nessuna prescrizione, ma solo una data certa, da rispettare. Se ciò non venisse fatto, e quindi se il problema fosse ancora presente a maggio 2014, lo Stato dovrebbe risarcire le migliaia di altre richieste simili, già pendenti tuttora, ma come detto sospese davanti alla Corte di Strasburgo.

Un anno di tempo quindi per ripulire l’attuale sistema carcerario italiano dalle macchie e dalle difficoltà che come abbiamo visto prima lo caratterizzano, e trasformare i nostri edifici degradanti e degradati in strutture degne di un paese civile. Proprio queste parole aveva usato, quattro giorni fa, durante la commemorazione delle stragi di Capaci, il Ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri dichiarando che “le nostre carceri non sono degne di un paese civile” e aveva proposto la sua ricetta per affrontare l’emergenza basata – a  suo avviso – nella rimodulazione del sistema delle pene e la previsione di sistemi alternativi alla detenzione.

La domanda che tutti ci poniamo adesso è se ce la faremo a dare la sterzata richiesta in così poco tempo; senza dubbio la decisione della Corte di oggi è stata indicata da molti come l’occasione per la politica italiana di mettere finalmente mano a un problema troppo a lungo sottovalutato, diventato ormai assoluta priorità, che espone ancora una volta il nostro paese alla vergogna e all’imbarazzo davanti all’intera comunità internazionale. Speriamo sia la volta buona, personalmente ne dubito, ma come si dice, la speranza è l’ultima a morire.

La decisione in originale è reperibile qui:

Fonti:  Dirittieuropa Sentenza Torreggiani  – Repubblica del 28 maggio 2013

About Luca Gulino

Nato a Ragusa, dopo il Liceo Scientifico ho deciso di lasciare la mia città iscrivendomi al corso di Giurisprudenza presso la sede di Piacenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Qui, grazie alle nozioni apprese e a quelle amicizie che poi si sono trasformate in gruppo di lavoro, è nata la mia collaborazione e l'ingresso nella Redazione di GZero.

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