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Ucraina: la giustizia è sempre garantita?

Diritto ad un equo processo – Sentenza Chorniy v. Ucraina, 16 maggio 2013

La giustizia è un principio astratto, indefinito, ma che – per certo – sta al di sopra di tutto e tutti. Ognuno di noi, riflettendo sulla giustizia, pensa alla verità, al giusto, all’equità delle cose. Cosa può essere più trasparente e lindo della giustizia? Ma molto spesso anche essa presenta delle lacune o dei problemi.
Infatti ciò che fa muovere gli ingranaggi di questa “macchina” sono degli individui (avvocati, impiegati, magistrati) e  non è difficile comprende come attraverso loro ritardi o inadempienze la facciano inceppare, causando conseguenze gravi che si ripercuotono sui cittadini.

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IL CASO – Igor Mykhaylovych Chorniy è un cittadino ucraino, proprietario di un’impresa. Il 17 Dicembre 2004 la Corte distrettuale di Zhydachivskyy dichiarò il ricorrente colpevole di non aver corrisposto il salario ai suoi dipendenti per un periodo di circa due anni. A questa accusa si opposero alcuni sottoposti, che confermarono di aver ricevuto il loro stipendio regolarmente; ma le loro affermazioni non potettero essere verificate, a causa della mancanza di documenti contabili. E pertanto la Corte, dichiarando queste testimonianze non attendibili in quanto quelle persone lavoravano ancora presso l’impresa del sig. Chorniy, lo condannò al pagamento di 1.700 hryvnias ucraine (circa 236 euro).
Dopo tale verdetto né il ricorrente né il suo avvocato ricevettero una copia della sentenza emessa quel giorno, benché sulla copia originale delle Corte ci fosse scritto il contrario.

Il cittadino ucraino, allora, si appellò alla decisione di primo grado denunciando che fossero state ignorate le testimonianze di alcuni suoi dipendenti. Ma la Corte regionale d’appello di Lviv confermò la sentenza di primo grado, in data 26 aprile 2005, sostenendo la mancanza di prove addotte dal ricorrente a sostegno della sua tesi.
La decisione della Corte d’appello fu letta dinanzi al ricorrente, ma nessuna copia gli fu consegnata.
A seguito di questo giudizio, il sig. Chorniy chiese più volte che gli fossero consegnate le copie delle due sentenze, di primo e secondo grado. Ma, anche se con 6 mesi di ritardo, gli fu consegnata solo la copia della prima sentenza.

Nel maggio 2005 il ricorrente presentò un ricorso presso la Corte di Cassazione, lamentando di non essere ancora entrato in possesso della sentenza del 26 aprile 2005.
E il 16 febbraio 2006 la Corte Suprema dell’Ucraina, in assenza del ricorrente, respinse il suo ricorso e molto tempo dopo gli fu consegnata una copia della sentenza della Corte regionale d’appello di Lviv.

Dopo questa travagliata vicenda Igor Mykhaylovych Chorniy decide di adire, dunque, la Corte Europea dei Diritti dell’Umano per rivendicare i suoi diritti.
Nel suo ricorso lamentò che non gli era stato consentito di appellarsi in modo efficace contro le sentenze di primo e secondo grado e di non essere stato dotato di una copia di quest’ultime, sollevando pertanto una censura dell’ art 6 Cedu paragrafo 3 (b). Infine richiese un risarcimento di 500 mila € a titolo di danno morale e di 23.706€ a titolo di danno patrimoniale.

gavel IL GOVERNO – ha osservato che, anche se effettivamente al ricorrente non erano state fornite copie delle sentenze, lui avrebbe potuto consultare i fascicoli presso i Tribunali giudicanti e all’interno avrebbe trovato anche la copia del giudizio.
Pertanto, il governo ritenne che il ricorrente avrebbe potuto preparare la sua difesa nel modo opportuno anche semplicemente consultando i fascicoli riguardanti il suo caso.

 LA CORTE – con la sentenza 16 Maggio 2013 dichiara che il ricorrente non ha goduto di un equo processo riscontrando la violazione dell’articolo 6 Cedu paragrafo 3 in combinato disposto con l’art 6 § 1 della Convenzione. Nota inoltre che il riconoscimento della violazione costituisca di per sé un’equa soddisfazione, respingendo quindi la richiesta di risarcimento.

Dopo aver analizzato questa vicenda non è banale ricordare che ognuno ha diritto a potersi difendere, che sia colpevole o innocente; ognuno ha il diritto di rispondere alla accuse che gli vengono mosse, spiegando o magari chiarendo le circostanze che possono sembrare oscure agli occhi degli altri. Ma per spiegare c’è bisogno che qualcuno ascolti.
Questo è ciò che è mancato al sig. Chorniy: le sue richieste non sono state considerate e forse i suoi solleciti sono stati recepiti con troppa superficialità e leggerezza. Questa vicenda è una curva nella retta via verso la giustizia ucraina e a pagarne le conseguenze, anche in questo caso, è sempre un cittadino.

La sentenza è reperibile qui: sentenza Chorny v. Ucraina, 16 maggio 2013.

About Dora Tucci

Sono una studentessa fuori sede, iscritta al 3° anno di giurisprudenza, presso l’università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Durante la settimana risiedo nel collegio delle suore Orsoline, ma nel fine settimana rientro a casa, in provincia di Brescia.

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