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Svizzera: Può uno stato assecondare il desiderio di suicidarsi?

Svizzera: Questione alquanto singolare quella affrontata dalla Corte di Strasburgo il 14 Maggio 2013. I giudici hanno deciso sul ricorso presentato contro il suo paese d’origine dalla signora svizzera Alda Gross. Si è discusso sulla possibilità per una persona non affetta da alcuna patologia, ma sottoposta ai normali sintomi della vecchiaia, di ottenere da un medico la prescrizione di una dose letale di sostanze chimiche che portino alla morte. Un diritto all’eutanasia tout court in poche parole.

La ricorrente – una ottantenne stanca di vivere in quanto provata dalle persistenti fatiche della non più giovane età – non riesce a trovare un medico che le prescrivesse una dose di farmaco letale (il pentobarbital sodico) allo scopo di suicidarsi e perciò decide di ricorrere alla Corte Edu, sostenendo che, nel momento in cui lo stato elvetico ha negato il suo desiderio e diritto di decidere quando e come far finire la sua vita, si sarebbe delineata una violazione dell’Articolo 8 Cedu (diritto alla vita privata e familiare).

In Svizzera il suicidio assistito (eutanasia) è legale dal 1942, ma viene qualificato come reato se è realizzato per “motivi egoistici”. I requisiti per accedere alla pratica però non sono stabiliti dalla legge ma dalle Linee guida (non aventi valore equiparabile alla legge) formulate dall’Accademia di Scienze mediche (un organizzazione non statale), che prevede questo trattamento solo per i malati terminali. La Corte di Strasburgo ha proprio contestato nella sentenza la mancanza di leggi statali sull’argomento e in particolare il riferimento a quelle persone non affette da patologie (come la signora Gross) che richiedano l’eutanasia. Per questo motivo i giudici -che comunque non hanno preso posizione sulla regolamentazione dell’eutanasia, che infatti compete ad ogni singolo stato – hanno condannato la Svizzera, non tanto perché alla signora è stato negato il barbiturico voluto, ma per la presenza di questa ”incertezza” che ha generato alla ricorrente un considerevole stato di angoscia, riconducibile appunto alla violazione dell’Articolo 8 Cedu.
La Svizzera dovrà quindi adesso chiarire a chi è garantito ex lege, e in quali condizioni, l’accesso al suicidio assistito.

Questo caso è l’ultimo relativo al tentativo di creare un “diritto al suicidio” assistito. Lo scorso anno, nel caso molto simile (Sentenza Haas contro Svizzera),  la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo aveva respinto all’unanimità la richiesta del ricorrente relativa al presunto obbligo del paese di aiutare le persone a suicidarsi.

Fonte: Human Right EuropePatients Rights Council

About Luca Gulino

Nato a Ragusa, dopo il Liceo Scientifico ho deciso di lasciare la mia città iscrivendomi al corso di Giurisprudenza presso la sede di Piacenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Qui, grazie alle nozioni apprese e a quelle amicizie che poi si sono trasformate in gruppo di lavoro, è nata la mia collaborazione e l'ingresso nella Redazione di GZero.

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