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Espulsione dall’Italia: Mannai rischia la tortura in Tunisia

Torture e violenze – Sentenza Mannai v. Italy 27 marzo 2012

Il carcere in alcuni casi può essere visto come una pena severa, ma ci possono essere situazioni in cui espiare la propria pena all’interno di un istituto di sicurezza non è niente e non basta rispetto a quello che può succedere in un paese come la Tunisia in cui la tortura e la violenza vengono utilizzati per combattere i sospettati o gli autori di reati.

IL CASO – Il ricorrente, Mohamed Ben Mohamed Mannai, è un cittadino tunisino nato nel 1978 e residente in Tunisia. Nel maggio 2005 le autorità italiane hanno emesso un mandato di arresto nei suoi confronti perché era sospettato il suo coinvolgimento all’interno di una cospirazione criminale legata al fondamentalismo islamico. Il 20 maggio 2005 viene arrestato in Austria e due mesi dopo viene estradato in Italia. Dopo essere stato riconosciuto colpevole è stato condannato con sentenza del 5 ottobre 2006 a cinque anni e quattro mesi di reclusione, scontati all’interno del carcere di Benevento. La sentenza ha precisato che dopo aver scontato la sua pena, Mannai doveva essere espulso dal territorio italiano a norma dell’articolo 235 del Codice penale. Il signor Mannai ha finito di scontare la sua pena in carcere il 10 febbraio 2010, e lo stesso giorno il prefetto di Benevento ha emesso un ordine per la sua espulsione  in Tunisia; cosa poi avvenuta il 1 maggio 2010, presentando una domanda al giudice di pace di Benevento, ha sostenuto che l’ordine per la sua espulsione era illegale e ha chiesto una sospensione dell’esecuzione. Tuttavia, anche con questo giudizio pendente è stato estradato in Tunisia il 1 ° maggio 2010.

CORTE EDU – Il signor Mannai nel ricorso presentato alla Corte Edu il 18 febbraio 2010 ha affermato l’avvenuta violazione dell’Art 3 Cedu, in quanto la sua espulsione verso la Tunisia lo metteva a rischio di essere torturato e in aggiunta a ciò ha anche sostenuto che la deportazione aveva violato il suo diritto di ricorso individuale ai sensi dell’Art 34. Alla richiesta di Mannai, Il 19 febbraio 2010, il Presidente della Seconda Sezione della CEDU ha accolto  la richiesta del sig. Mannai, e ha dato indicazioni al Governo italiano, a norma dell’Art 39 della Corte, per il corretto svolgimento del procedimento, di non espellere l’interessato verso la Tunisia fino a nuovo ordine. L’attenzione del governo è stata infatti portata sul fatto che, qualora uno Stato contraente non si conforma ad una misura indicata ai sensi dell’ Art 39, questo può causare una violazione dell’ Art 34 (diritto al ricorso individuale) della stessa Convenzione. In risposta alla Corte, il Governo italiano ha dichiarato che il ricorrente era stato espulso il 1 maggio 2010 perché ha rappresentato una minaccia alla sicurezza dello Stato.

Nel momento in cui è stata chiamata a decidere sul caso, la Corte ha rilevato che il sig Mannai era stato deportato in Tunisia, mentre il procedimento per contestare il suo ordine di espulsione era ancora pendente dinanzi la giustizia di Benevento. Per quanto riguarda la situazione in Tunisia al momento dei fatti, la Corte ha sottolineato che le informazioni internazionali pertinenti a quello stato avevano documentato numerosi e frequenti casi di torture e maltrattamenti verso persone ritenute sospettate o colpevoli di reati di terrorismo; queste notizie erano confermate anche dalle relazioni del Comitato internazionale della Croce Rossa e dalle note di Amnesty International riferite alle Nazioni Unite.

La Corte ha pertanto ritenuto che sussistevano fondati motivi per ritenere che Mannai si trovava di fronte al rischio effettivo di essere sottoposto con la sua espulsione in Tunisia a trattamenti contrari all’articolo 3 Cedu. L’esecuzione dell’ordine per la sua espulsione verso la Tunisia è stata quindi considerata come una effettiva violazione dell’ART3 CEDU. In riferimento all’Art 34 è stato deciso che, in casi come questo, il provvedimento provvisorio indicato all’Art 39 del Regolamento della Corte mirava a mantenere lo status quo in attesa della pronuncia dalla Corte se la misura fosse giustificata. A preservare quindi che vi fosse un rischio di danni irreparabili per il ricorrente a causa delle azioni dello stato convenuto. Di conseguenza, nel caso di specie, il mancato rispetto del provvedimento provvisorio richiesto, ha causato una violazione dell’Art 34. Ai sensi poi dell’Art 41 (equa soddisfazione) la Corte ha ritenuto che l’Italia dovrà pagare al signor Mannai 15.000 € in materia di danno non patrimoniale e 6.500 € per i costi e le spese del procedimento.

Questo caso è importante ma allo stesso tempo allarmante: se infatti guardiamo la cronologia degli avvenimenti, ci rendiamo conto di come il Governo italiano, sostenendo che “il ricorrente era stato espulso perché ritenuto una minaccia per la sicurezza dello Stato”, afferma che i provvedimenti emessi dalla giustizia italiana, sono stati adottati dopo l’applicazione dell’articolo 39 e quindi in piena consapevolezza della misura cautelare indicata dalla CEDU il 19 febbraio del 2010. Lo Stato italiano infatti è perfettamente cosciente di agire in aperta violazione della CEDU e non fa nulla per evitarlo! L’Italia non è nuova a queste azioni relative alle espulsioni verso la Tunisia e questo deve farci pensare; per una democrazia importante come la nostra è impensabile che si ignorino le misure provvisorie vincolanti richieste dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo.

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Mannai v. Italia del 27 marzo 2012

About Luca Gulino

Nato a Ragusa, dopo il Liceo Scientifico ho deciso di lasciare la mia città iscrivendomi al corso di Giurisprudenza presso la sede di Piacenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Qui, grazie alle nozioni apprese e a quelle amicizie che poi si sono trasformate in gruppo di lavoro, è nata la mia collaborazione e l'ingresso nella Redazione di GZero.

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