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20 anni di attesa per un brevetto: Norvegia condannata per lunghezza dei procedimenti

Equo processo – Sentenza Kristiansen and Tyvik As v. Norway, 2 Maggio 2013

Il caso trae origine da un ricorso presentato alla Corte Europea dei diritti umani da un cittadino norvegese e da una società, operante nel campo della ricerca. Perfezionata una nuova tecnica, decidono di brevettarla, ma la richiesta di concessione, tra una vicenda amministrativa e l’altra, riceve una risposta solo dopo 20 anni, quando ormai non è più utile ricercare una pronuncia da un giudice per ottenere una tutela giurisdizionale. Sembra minato il diritto ad accesso a un tribunale: alla Corte spetta valutare se sussiste una violazione dell’equo processo tutelato all’Art 6 CEDU.

IL CASO – Arne Kristiansen è un ricercatore norvegese che nel 1990 chiede di brevettare un particolare metodo di propulsione per velivoli e navi. La protezione brevettuale deve essere rilasciata dal NIPO, l’Ufficio Brevetti Norvegese, ma stenta ad arrivare. In una prima osservazione preliminare dell’Istituto è messo in luce che l’applicazione così come presentata non è brevettabile perché non rivela una soluzione concreta per ottenere l’effetto desiderato. Di conseguenza viene ordinato di eseguire un test per verificare i requisiti presso un istituto di ricerca indipendente, ma tale richiesta viene criticata dal ricercatore poiché sarebbe superflua: esistono già prove scientifiche i cui risultati hanno dimostrato l’effetto tecnico descritto nell’invenzione. Passano gli anni e si giunge al Novembre del 1996, quando il signor Kristiansen presenta una prima lamentela di ritardo nel trattamento della sua domanda di brevetto. I vertici del NIPO si scusano, tuttavia i ritardi si accumulano e l’Ufficio persiste nell’avanzare la necessità di compiere un test, imponendo addirittura un termine per ottemperare, fissato per il 1999. Questo termine non viene rispettato e perciò l’Ufficio Brevetti accantona la domanda per mancanza dei requisiti sostanziali indicati. A seguito di una richiesta indirizzata al Mediatore Parlamentare per la materia civile da parte del ricercatore, l’ufficio brevetti riprende sotto analisi la domanda che infine viene però respinta. Il signor Kristiansen propone ricorso alla Commissione dei Ricorsi contro il NIPO nel 2001. Il procedimento ha un avvio effettivo nel 2004 e si discute sulla possibilità di una nuova formulazione del brevetto. Nel frattempo al ricercatore si aggiunge la società Tyvik A/S, alla quale era stato trasferito il 50 % della proprietà dell’applicazione. La Commissione decide di rinviare la domanda al NIPO per un ulteriore esame ma viene nuovamente rigettata per mancanza di novità. Un secondo ricorso alla Commissione dei Ricorsi in sede di appello viene rigettato: l’applicazione così come presentata riuscirebbe solo nell’ambito del trasporto marino, ma poiché ricercatore e società si rifiutano di apportare modifiche alla domanda di brevetto, essa non soddisfa le condizioni per la concessione. Dunque, nel 2008 si conclude la vicenda con un sostanziale esito negativo per Kristiansen e per la società.

Non avuta soddisfazione delle proprie rivendicazioni all’interno del sistema giurisdizionale norvegese, il signor Kristiansen e la società Tyvik As adiscono la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, lamentando che l’eccessiva lunghezza del procedimento di valutazione della domanda di brevetto, arrivata a 20 anni, abbia reso illusorio il loro diritto di accesso a un tribunale. Invocano quindi l’Art 6 CEDU che tutela l’equo processo. Inoltre, sostengono la violazione dell’Art 13 CEDU sul diritto a un ricorso effettivo, poiché non era stato possibile agire per vie giurisdizionali. La Corte ritiene opportuno trattare la questione solo ai sensi dell’art 6 CEDU.

CORTE EDU – L’Art 6 CEDU, in particolare il primo paragrafo, assicura ad ogni individuo il diritto di vedere trattata dinnanzi a un organo giurisdizionale ogni domanda relativa ai suoi diritti ed obbligazioni civili. Questo concetto si può emblematicamente sintetizzare come “diritto ad un tribunale”, di cui il diritto di accesso rappresenta un aspetto. La Corte ricorda che tale disposizione può essere fatta valere da chiunque ritenga che vi sia stata un’interferenza con l’esercizio dei suoi diritti civili; tuttavia non è un diritto assoluto, poiché soggetto a limitazioni. Per verificare se tali limitazioni sono compatibili con la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo devono perseguire uno scopo legittimo e deve esserci proporzionalità tra mezzi impiegati e scopi perseguiti. La Corte usa questi criteri per analizzare la posizione dei ricorrenti: in effetti, la domanda di brevetto era stata presentata nel lontano 1990 e solo nel 2008, al termine dei procedimenti amministrativi con la decisione del Consiglio d’Appello, i ricorrenti erano stati messi nella condizione di proporre ricorso in sede giurisdizionale per ottenere il riconoscimento del brevetto. Perciò i requisiti previsti dall’Art 6 CEDU non sono rispettati. Ciò è avvalorato da un altro importante elemento: secondo la Legge Nazionale sui Brevetti i ricorrenti avrebbero avuto 20 anni di protezione se il brevetto gli fosse stato concesso, ma data la medesima lunghezza eccessiva del procedimento amministrativo dinnanzi alle Autorità del brevetto, appunto durato 20 anni, questa protezione risulterebbe vana, anche nel caso di finale concessione del brevetto. È una situazione che ha chiaramente vanificato ogni esercizio del diritto di accesso a un tribunale da parte dei ricorrenti. Perciò la Corte conclude che vi è stata una violazione dell’Art 6 CEDU.

Lo Stato Norvegese viene condannato a pagare ai ricorrenti 15.000 € a titolo di danno.

Questa vicenda ci fornisce l’opportunità di porre l’accento sulla necessità che i diritti della Convenzione, e in particolare l’Art. 6 CEDU, siano resi effettivi, anche rispetto alle singole leggi nazionali dei diversi Stati. Le garanzie previste devono essere applicate a tutto tondo; una loro illusorietà minerebbe le fondamenta di ogni società democratica.

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Kristiansen and Tyvik As v. Norvegia del 2 Maggio 2013.

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