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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 30/06/2016

Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 30/06/2016

Quest'oggi la Corte europea dei diritti dell'uomo ha accertato le responsabilità internazionali di Francia, Italia, Grecia, Lettonia e Ucraina; soltanto la Germania è uscita indenne dal controllo internazionale. Il verdetto emesso a carico dell'Italia è destinato a fare giurisprudenza: nel caso Taddeucci e McCall c. Italia , la Corte di Strasburgo ha accolto il ricorso di una coppia omosessuale perché, ai fini del rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari, era stata equiparata alle coppie eterosessuali non sposate, e pertanto non aveva potuto ottenere tale permesso. Peccato tuttavia che in Italia, a differenza delle coppie eterosessuali, quelle omosessuali non abbiano alcuna possibilità di contrarre matrimonio. Di conseguenza, l'Italia e' stata dichiarata responsabile della violazione degli artt. 8 e 14 della Convenzione europea (divieto di discriminazione e rispetto della vita privata e familiare) e dovrà risarcirli per oltre 38 mila euro tra danno non patrimoniale e spese.

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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 09/06/2016

Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 09/06/2016

Oggi il Giudice di Strasburgo si è pronunciato su nove vicende: ravvisa la violazione dell'art 3 CEDU (trattamenti inumani e degradanti) subita dal signor Mekras detenuto in attesa di giudizio in gravi condizioni di salute; il signor Popov ex Segretario generale del Ministero della Difesa ottiene giustizia rispetto al linciaggio mediatico ordito dalla stampa bulgara e da alcuni esponenti del Governo e dal Procuratore capo. Il ricorrente era stato indagato e arrestato nel 2010 per mala gestio dei fondi pubblici e per un tentativo di corruttela.

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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 02/06/2016

Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 02/06/2016

Quest'oggi la Corte europea dei diritti dell'uomo si è pronunciata su nove casi. La condanna dell'Azerbaijan dà ragione a Arif Seyfulla oglu Yunusov e Leyla Islam Gizi Yunusova, due coniugi azeri noti attivisti per i diritti umani, condannati a 5 anni di reclusione: i gravi problemi di salute non vengono curati adeguatamente in carcere, tuttavia il Governo dichiara una situazione formalmente coerente, ma nei fatti diversa con le prescrizioni della Corte, a seguito del ricorso presentato dagli stessi ricorrenti ex art.34 CEDU.

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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 28/04/2016

Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 28/04/2016

Quest'oggi la Corte europea dei diritti dell'uomo ha emesso 6 verdetti di condanna a carico di Italia, Germania, Lettonia, Macedonia e Ucraina. Sia l'Italia che la Germania cascano in tema di salvaguardia del rapporto genitore-figlio: sia per una madre italiana che per un padre tedesco la Corte di Strasburgo ha riscontrato, nei due distinti casi, una violazione del diritto al rispetto della vita familiare.

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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 03/03/2016

Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 03/03/2016

Quest'oggi la Corte europea dei diritti dell'uomo ha pronunciato due sentenze, una nei confronti della Germania e l'altra dell'Ucraina. Nel caso tedesco, la Corte europea è stata chiamata a valutare l'equità di un processo penale nel quale il ricorrente era stato condannato sulla base di una prova - un grosso quantitativo di hashish - acquisito durante una perquisizione che la Corte suprema tedesca aveva dichiarato illegittima: a parere della Corte europea, il processo è stato comunque equo considerando in concreto le garanzie giurisdizionali sulla ammissibilità ed affidabilità delle prove in questione, sul loro uso nel processo e sulla natura ed il grado dell'illegittimità contestata. Nel caso ucraino, invece, è stata accertata una violazione della Convenzione europea perché le autorità ucraine non hanno indagato in maniera effettiva sul pestaggio del ricorrente durante un interrogatorio nella stazione di polizia e perché questi è stato poi condannato in un processo in cui non erano stati sentiti alcuni testimoni a suo favore.

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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 25/02/2016

Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 25/02/2016

Quest'oggi la Corte europea ha condannato l'Italia per l'inefficacia del rimedio Pinto: sotto la scure del Giudice europeo è finita l'istanza di prelievo nel processo amministrativo come condizione di proponibilità del futuro ricorso per l'indennizzo da eccessiva durata del processo. La Corte europea ha negato che la Legge Pinto, letta col decreto legge 112/2008, sia stata un rimedio interno effettivo per i ricorrenti beneventani. Invece Francia e Germania sono uscite indenni dal controllo europeo: la Corte di Strasburgo ha ratificato le condanne inferte dai Giudici francesi all'editrice di una rivista francese, che aveva pubblicato in copertina la foto di un ragazzo venticinquenne, preso in ostaggio e deceduto; inoltre, è risultato legittimo l'internamento in un ospedale psichiatrico per 28 anni di un giovane tedesco che, negli anni, si era dimostrato socialmente pericoloso per la sua inclinazione ai reati sessuali.

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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 18/02/2016

Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 18/02/2016

Quest'oggi la Corte europea ha solleva la Germania dalla responsabilità, della violazione, ex art.5 CEDU. Il caso riguarda la condanna a quattro anni e sei mesi del signor Bludorn, inflitta per stupro e lesioni; ammonisce il Liechtenstein per l'eccessiva durata del procedimento che integra la violazione dell'art.6 CEDU, e prevede così per il ricorrente, a titolo di equa soddisfazione 6000 euro e 2500 euro per costi e spese. Il Regno Unito invece incorre nella violazione dell'art.5§4 CEDU rispetto ad una istanza di revisione della detenzione decisa in tempi troppo lunghi, che hanno violato il diritto alla libertà e alla sicurezza.

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Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 28/01/2016

Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 28/01/2016

Quest'oggi la Corte europea de diritti dell'uomo ammonisce la Bulgaria nel caso del signor Dimitrov Andreev per una restrizione della libertà non autorizzata dal giudice (art.5 CEDU), protrattasi per 43 ore. Indenne invece la Germania, in un caso relativo alle elezioni in Bassa Sassonia: lo sbarramento al 0,5% per l'ingresso in Parlamento non è ritenuto da Strasburgo una percentuale che osta al diritto a libere elezioni della minoranza frisona (art.3 Protocollo n°1) letto in combinato disposto con l'art.13 della convenzione (divieto di discriminazione).

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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 07/01/2016

Quest'oggi la Corte europea ha accolto i ricorsi promossi da cinque ex magistrati macedoni rimossi dal proprio incarico. Per essi, il Giudice europeo ha riscontrato che ora il CSM macedone, che li aveva licenziati, ora la Corte Suprema, investita dell'appello contro quei licenziamenti, non erano stati né imparziali né indipendenti. Nel caso della giudice Popcevska, il suo licenziamento era stato deciso da un collegio di cui faceva parte il Presidente della Corte Suprema, che aveva votato in precedenza ben due pareri favorevoli al suo licenziamento, ed il Ministro della Giustizia, che aveva avviato lo stesso procedimento di licenziamento.

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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 15/12/2015

Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 15/12/2015

Quest'oggi la Corte europea si è pronunciata su un numero considerevole di casi (ben 18). La Grande Camera ha accertato la responsabilità della Germania per l'iniquità del processo penale subito dal ricorrente: questi, cittadino georgiano, è stato condannato a nove anni sulla base delle dichiarazioni rese alla polizia giudiziaria da due vittime, donne lituane, che si erano rifiutate per tutto il corso del procedimento giudiziario di essere sentite come testimoni, quand'anche ne fosse stata disposta l'audizione con collegamento audio/video dalla Lituania. Sono stati accolti anche i ricorsi di un pensionato ungherese, al quale era stata negata - a parere della Corte in maniera discriminatoria rispetto ai lavoratori dl settore privato - la pensione maturata perché aveva successivamente cambiato lavoro, entrando nel pubblico impiego; nonché il ricorso di una vedova portoghese, la quale aveva denunciato davanti ai giudici portoghesi, senza successo, che erano stati i medici a causare la morte di suo marito, deceduto nei giorni successivi ad un intervento chirurgico.

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