Home / Categorie Violazioni CEDU / Repubblica Ceca.Un abuso può essere punito con una legge penale posteriore al reato?

Repubblica Ceca.Un abuso può essere punito con una legge penale posteriore al reato?

Nulla poena sine lege – Sentenza Rohlena v. the Czech Republic, 18 Aprile 2013

Nulla poena sine lege è una delle maggiori garanzie espresse a tutela del cittadino: nessuno può essere penalmente responsabile se il comportamento considerato illecito non rientri in una precisa e determinata norma di diritto, in vigore al momento della commissione del fatto. Tuttavia può essere applicata una pena ad atti commessi prima della sua entrata in vigore? Si discute di questo nel caso Rohlena, ricorrente presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nei confronti della Repubblica Ceca.

IL CASO – Il signor Petr Rohlena, cittadino ceco, viene accusato dalla Procura della Repubblica di Brno di aver abusato psicologicamente e fisicamente della propria moglie in stato di ebbrezza tra il 2000 e il 2006: aggressioni verbali, calci, schiaffi che hanno causato ematomi e contusioni varie. Nel 2007 arriva la condanna: abuso continuo di persona che vive sotto lo stesso tetto, secondo quanto previsto dall’art 215 del codice penale ceco, reato introdotto nel 2004. Tale classificazione è stata estesa anche ai fatti commessi prima di questa data, per il periodo antecedente al 2004, quando essi rientravano nella fattispecie di un altro reato, la violenza nei confronti di un individuo o gruppi di individui. L’uomo viene condannato a due anni e mezzo di reclusione e a un periodo di prova di cinque anni e trattamento di disintossicazione dall’alcool. Il Tribunale Regionale di Brno respinge il ricorso in cui il condannato contesta i fatti accertati dal giudice e una valutazione unilaterale delle prove: la qualificazione del comportamento del soggetto è in conformità con il codice penale. Viene rigettato anche il ricorso per cassazione in cui il signor Rohlena lamenta l’applicazione del reato non previsto dalla legge nel periodo fino al 2004: secondo la Suprema Corte è stato necessario considerare la pena prevista per l’ultima manifestazione del reato, applicando la nuova norma anche agli abusi precedenti, che costituivano comunque atti punibili dalla legge. Rimane un ultimo tentativo per lamentare l’iniquità delle procedure e l’applicazione retroattiva del codice penale: il ricorso costituzionale. Tuttavia, anche la Corte Costituzionale rigetta le censure del signor Rohlena sulla base del fatto che le decisioni giudiziarie interne rese nel caso di specie sono state coerenti.

Non avuta soddisfazione delle proprie ragioni, il cittadino ceco porta la vicenda davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, lamentando che l’applicazione retroattiva del codice penale avrebbe leso l’Art 7 CEDU che contiene il principio per cui non può essere comminata una pena se non prevista dalla legge.

CORTE EDU – La Corte constata inizialmente che l’Art 7 CEDU non si limita a vietare l’applicazione retroattiva della legge penale a danno dell’imputato, ma incarna anche il principio della legalità dei reati e delle pene, secondo il noto brocardo nullum crimen, nulla poena sine lege. Ne deriva che un reato deve essere definito chiaramente dalla legge: requisito soddisfatto quando sia possibile conoscere il testo della disposizione rilevante riferibile al reato. Nel caso di specie, non spetta alla Corte pronunciarsi sulla responsabilità penale del ricorrente; tale compito spetta ai giudici nazionali. Tuttavia, la Corte può intervenire per garantire l’osservanza del principio che l’illiceità di un comportamento deve essere realmente prevista e sanzionata da una disposizione di legge. In particolare, il ricorrente è stato condannato per i suoi abusi dal 2000 al 2006, secondo una disposizione entrata in vigore nel 2004, poiché il reato è stato continuamente reiterato nel tempo. Partendo dal presupposto della permanenza del reato nel tempo, i tribunali nazionali hanno agito ragionevolmente e in conformità alla Convenzione Europea facendo rientrare il caso di specie nella fattispecie di reato più recente, cioè quella successiva al 2004, applicabile al tempo dell’ultimo atto di violenza perpetrato nei confronti della donna. Perciò, dal punto di vista del diritto ceco, non si configura un’applicazione retroattiva della legge penale e dunque non è stata commessa nessuna violazione dell’Art 7 CEDU.

In conclusione, questo caso mette in luce talune categorie giuridiche in materia penale. L’opportunità di osservare come funzionano nella realtà empirica del diritto principi fondamentali come il nulla poena sine lege rende questa vicenda ceca un’ottima occasione di riflessione giuridica.

La sentenza in originale è reperibile qui : Sentenza Rohlena v. Repubblica Ceca del 18 Aprile 2013.

About Elsa Pisanu

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

Scroll To Top