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Russia: il militante di un partito anti-Putin viene detenuto ingiustamente

Detenzione illegittima – Sentenza Manulin v. Russia, 11 Aprile 2013

Dall’ascesa di Putin al Cremlino nell’Agosto del 1999 al suo radicamento politico che dura ormai da circa 15 anni, la Russia ha vissuto una profonda oligarchizzazione delle Istituzioni e una deriva altro che democratica. Infatti sotto la guida dell’ex membro del KGB la Russia è stata più volte accusata di numerose violazione di diritti umani, oltre ad aver fortemente limitato la libertà d’espressione dei propri oppositori. Come non ricordare la tragica quanto misteriosa scomparsa della reporter Anna Stepanovna Politkovskaja, che testimoniò le atrocità che subì la popolazione cecena da parte dell’esercito russo, o  l’oppressione politica al gruppo punk rock femminista Pussy Riot, che sensibilizzò i presunti brogli elettorali delle elezioni presidenziali del 2012. Di casi come questi ce ne sono molti altri, dato il forte malessere e le numerose manifestazioni di protesta che si sono svolte, e uno tra questi è la vicenda esaminata questo 11 Aprile dalla Corte Europea dei Diritti dell’uomo. Essa è caratterizzata dall’illegittima detenzione subita da un giovane che insieme ad altri militanti, come lui, di un partito nazionalista russo (fuori legge) ha fatto una protesta politica contro Putin mediante l’occupazione di un luogo istituzionale.

IL CASO – un ragazzo russo, il sig. Kirill Viktorovich Manulin, militante e membro del Partito Nazionale Bolscevico (PNB) – partito fuori legge in Russia –  il 14 Dicembre 2004 è stato protagonista insieme ad un gruppo di 40 persone, anche loro affiliate al PNB, di un’eclatante protesta politica. Infatti occuparono la sala d’attesa del palazzo dell’amministrazione presidenziale a Mosca, al fine di ottenere un incontro con l’allora presidente della Russia, Vladimir Putin – storico nemico politico del PNB – ed il vice capo dell’amministrazione presidenziale e consigliere economico del presidente.  Durante l’occupazione, durata quasi un’ora e mezza, prima dello sgombero effettuato dalla Polizia, i militanti lanciarono dalle finestre volantini, contenenti una lettera in cui si chiedevano le dimissioni di Putin e si denunciavano le presunte 10 violazioni della Costituzione da lui effettuate. Potremmo dire che tentarono di attuare un teatrale impeachment.

nazibolshyDopo che venne arrestato e la Corte Distrettuale Khamovnicheskiy di Mosca ebbe ordinato la sua immediata detenzione, a causa della gravità dei reati a lui ascritti, dell’elevato pericolo di fuga e inquinamento delle prove, il giovane Manulin, all’epoca nemmeno ventenne, si appellò a questa misura di prevenzione, poiché ritenne le prove di accusa troppo deboli, richiedendo una misura cautelare più clemente. Ma l’ordine di detenzione venne confermato pure in appello. Intanto, il 21 dicembre 2004 il ricorrente fu accusato di tentato rovesciamento violento dello Stato (articolo 278 del codice penale) e di distruzione intenzionale e danni materiali in un luogo pubblico (articolo 167 § 2 e 214). Successivamente, in una data imprecisa, il Pubblico Ministero chiese al giudice di prolungare la detenzione del ricorrente fino al 14 aprile del 2005, per motivi riguardanti l’indagine. Nonostante le forti proteste del giovane militante che chiedeva di essere liberato grazie alla sua fedina penale pulita e a causa dell’irragionevoli motivazioni addotte dal Pm (rischio di minaccia a testimoni che il soggetto interessato non conosceva ), la custodia cautelare venne comunque confermata e prolungata.

Per quanto riguarda l’indagine, venne completata il 7 giugno 2005 , e trentanove persone, tra cui il ricorrente, vennero rinviate a giudizio. Durante l’udienza preliminare si deliberò che comunque gli imputati sarebbero dovuti rimanere in custodia fino al processo.
Nel frangente di tempo che intercorse tra l’udienza preliminare e il processo di primo grado gli imputati, tra cui il sig. Manulin, presentarono più volte ricorso all’ordine di detenzione, ma puntualmente venne respinto perché la detenzione fu sempre ritenuta legittima e giustificata.1217020_e67c895ff7_m
L’8 dicembre 2005 la Corte distrettuale di Tverskoy ritenne infine gli imputati colpevoli di partecipazione a disordini di massa, e condannò il giovane militante a tre anni di reclusione, ma, subito sospendendo la sentenza, venne messo in libertà vigilata per due anni. Il suddetto verdetto venne confermato anche in secondo grado.
Inoltre secondo la testimonianza rilasciata dal protagonista di questa vicenda durante il periodo in cui venne tenuto in detenzione preventiva, dal 14 dicembre 2004 al 8 dicembre 2005, egli fu collocato in una cella di circa 28 metri sovraffollata, perché condivisa con altri 8 detenuti, e in condizioni igienico-sanitaria pessime.

Successivamente alla pronuncia della sentenza di condanna, nell’Aprile 2006 il militante del PNB depositò un ricorso presso la Corte europea dei diritti dell’uomo, sollevando le censure dell’art 3 CEDU a causa delle condizioni degradanti e inumane in cui fu costretto a scontare la detenzione e dell’art 5 CEDU paragrafo 1 e 3 per l’ingiustificata privazione della libertà a cui fu soggetto. Richiese infine nel ricorso un risarcimento di un milione di euro a titolo di danno non patrimoniale.

LA CORTE – nella sentenza emessa l’11 Aprile 2013 la Corte Europea ha dichiarato all’unanimità che vi è stata una violazione dell’art 3 CEDU e dell’art 5 CEDU paragrafo 3, per le condizioni di detenzione e per l’indebita misura cautelare che gli venne applicata, e predispone che lo Stato convenuto debba versare al ricorrente la somma di 6000 euro a titolo di danno non patrimoniale.

Analizzando questa vicenda, ci si interroga sulla completa imparzialità dei giudici o se essi siano stati o meno oggetto di pressioni politiche, dati i precedenti così eclatanti. Al di là delle condizioni inumane e degradanti delle carceri, problema gravissimo e di drammatica attualità non solo in Russia, ciò che rileva maggiormente è  l’applicazione di una misura di prevenzione debolmente motivata, a cui il ricorrente si è più volte appellato, senza ricevere una debita motivazione da parte delle autorità giudiziarie. E quindi torna fortemente in risalto la questione della tutela dei diritti delle opposizioni politiche – senza giustificare in alcun modo l’occupazione di un luogo pubblico che è comunque un reato secondo la legislazione penale non solo russa – che dissentono e si oppongono alla linea politica di V. Putin. Ma la questione democratica in Russia e in particolare la tutela dei diritti umani  è ancora tutta da risolvere, come testimoniò la reporter Anna Stepanovna Politkovskaja, che perse la vita per raccontare le sofferenze subite dai ceceni:” Ho visto centinaia di persone che hanno subito torture. Alcune sono state seviziate in modo così perverso che mi riesce difficile credere che i torturatori siano persone che hanno frequentato il mio stesso tipo di scuola e letto i miei stessi libri”.

La sentenza è reperibile qui: Sentenza Manulin v. Russia del 11 Aprile 2013.

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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