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Russia: Il labile confine tra compiere un reato e combatterlo

Ingiusta detenzione – Sentenza Shikuta v. Russia, 11 Aprile 2013

Sembra incredibile eppure è così: può un agente di polizia, nonostante il ruolo che è chiamato a ricoprire, macchiarsi dei medesimi reati che invece dovrebbe combattere? Reati di droga e corruzione che veicolano l’immagine di giri loschi e aberranti, lasciando intendere che siano più e più i reati concatenati tra di loro che poi portano nel concreto allo spaccio o all’alterazione delle indagini. Sì, perché la corruzione di cui si discorre sembrerebbe riferibile ad alcuni agenti di Polizia, quale risultato dell’istigazione alla corruzione che si vorrebbe operata proprio da un ex agente per ottenere informazioni o deviare le indagini, un agente che si ritrova poi a dover subire le conseguenze di una detenzione cautelare “viziata”, una volta messo di fronte alle sue responsabilità.

8496877807_6b55cb8d62IL CASO – Il ricorrente è un cittadino russo, il Sig. Sergey Ivanovich Shikuta. Ex vice capo della divisione della Polizia per le indagini sulla criminalità organizzata in materia di armi da fuoco illegali, incidenti stradali e incendi dolosi, all’indomani delle sue dimissioni il Sig. Shikuta viene arrestato con l’accusa di traffico di droga. Firmando il verbale del suo arresto non può fare a meno di notare come gli agenti del Servizio Federale siano riusciti a incastrarlo anche sulla base delle sue stesse indagini, condotte quando era ancora in servizio, ma fin da subito contesta il suo arresto rivendicando, tra gli altri motivi, il fatto di avere un figlio minorenne a carico.
Ma le accuse nei suoi confronti sono chiare: questi aveva chiesto al Sig. Pa. di vendere diversi grammi di estratto di paglia di papavero alla Sig.ra P. La vendita della droga si era poi compiuta innanzi al ricorrente, ma mentre la Sig.ra P. tornava a casa la Polizia aveva sequestrato il quantitativo di droga acquistato poco prima. Il coinvolgimento del Sig. Shikuta nel reato era confermato da testimoni oculari che erano stati in grado di riconoscerlo e da registrazioni telefoniche. Motivi sufficienti questi per indurre il procuratore distrettuale a chiedere l’autorizzazione per la custodia cautelare, autorizzazione che viene accordata dalla Corte Distrettuale. Si riteneva, infatti, che il ricorrente avrebbe potuto ostacolare il corso della giustizia considerando da un lato il ruolo che questi aveva ricoperto a lungo in Polizia e dall’altro la natura e la gravità del reato di cui lo si accusava. La Corte ha poi esteso la detenzione del ricorrente sostenendo che si rendevano necessarie ulteriori misure d’indagine e confermando la validità dei motivi precedentemente addotti. Secondo le dichiarazioni del Governo il ricorrente è stato inoltre accusato di istigazione alla corruzione: sembra infatti che il Sig. Shikuta avesse offerto almeno 500 dollari a un esponente della divisione per la lotta contro il traffico di droga della Questura in cambio di informazioni sull’arresto della Sig.ra P. Senza basarsi su nuove accuse, ma esclusivamente sull’episodio iniziale della vendita di droga, la Corte estende nuovamente la sua detenzione cautelare così come farà, intervenendo a più riprese, anche dopo un ricorso presentato dal Sig. Shikuta, ma questa volta tenendo conto, in aggiunta, delle nuove accuse in materia di corruzione, fino a quando in udienza non scatta la sua condanna a nove anni di reclusione. Ma la pena viene ridotta dalla Corte Regionale che conferma con una condanna a due anni e mezzo di reclusione solo il reato di istigazione alla corruzione, rinviando il resto per un riesame nel merito. Avendo il Sig. Shikuta scontato già gran parte della reclusione, viene autorizzata la sua liberazione dalla Corte Distrettuale, la quale deciderà poi di accogliere la richiesta del pubblico ministero di ricollocare il ricorrente in custodia cautelare essendo ancora pendente il procedimento di prova relativo ai reati di droga. Il Sig. Shikuta viene così rilasciato solo quando la Corte Distrettuale è in grado di affermare che non esistono prove che dimostrino la sua condotta criminale.

In violazione dell’Art 5 § 1 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, il Sig. Shikuta decide di ricorrere alla Corte Edu, lamentando che per un certo lasso di tempo immediatamente successivo all’udienza preliminare del processo che l’ha visto coinvolto, la sua detenzione cautelare non è stata giustificata da alcun valido motivo. La questione così posta viene sostenuta anche dal Governo con l’evidente richiamo alla violazione delle norme giuridiche nazionali.
La contrapposizione tra i due si ritrova piuttosto sul terreno dei paragrafi 3 e 4 dello stesso Art 5 Cedu. ll ricorrente ha sostenuto che il regime di detenzione cautelare a suo carico era stato esteso esclusivamente in considerazione della gravità delle accuse contro di lui, la maggior parte delle quali erano poi risultate infondate. I tribunali russi non avevano fatto valere le circostanze specifiche del caso, ma avevano semplicemente citato il rischio della sua fuga, di recidiva e di raggiro del corso della giustizia. Il Sig. Shikuta sostiene inoltre che il ricorso avverso la detenzione cautelare immediatamente successiva all’udienza preliminare non era stato esaminato con sufficiente rapidità.

Dal canto suo, invece, il Governo sostiene che i tribunali russi avevano autorizzato l’arresto del ricorrente perché avevano avuto ragioni sufficienti per ritenere che lo si potesse accusare di traffico aggravato di stupefacenti. Ulteriori indagini avevano poi fatto emergere il profilo relativo all’istigazione alla corruzione e proprio con riferimento alla gravità delle accuse a suo carico era stato valutato il rischio che questi potesse fuggire all’estero o deviare il corso delle indagini. Quanto all’ulteriore motivo di reclamo ha sostenuto che le corti nazionali hanno pienamente rispettato la loro responsabilità di esame rapido del reclamo.

354169940_b08ff247e0CORTE EDU –  La Corte ha già riscontrato la violazione dell’articolo 5 § 1 Cedu in molti casi russi in cui il giudice nazionale ha mantenuto una misura detentiva nei confronti dei ricorrenti, senza indicare alcun motivo in grado di giustificarla. La decisione di prorogare la custodia cautelare intervenuta a seguito dell’udienza preliminare è stata adottata in violazione delle norme di diritto interno e non può, quindi, costituire una base giuridica per la detenzione del ricorrente. La Corte dichiara che vi è stata una violazione dell’articolo 5 § 1.
Sulla base delle informazioni in loro possesso i giudici nazionali avrebbero potuto ragionevolmente ritenere che il pericolo rappresentato dal ricorrente per la corretta amministrazione della giustizia era reale e la sua detenzione sembrava essere giustificata. Nonostante la complessità del caso e la quantità di elementi di prova che dovevano essere accuratamente esaminati dal giudice di merito la Corte è del parere che il procedimento sia stato condotto con la dovuta celerità e con la diligenza necessaria, pertanto ritiene che non vi è stata violazione dell’articolo 5 § 3 della Convenzione.
Rispetto all’ultima delle violazioni lamentate, la Corte ricorda che l’articolo 5 § 4 Cedu, nel garantire alle persone arrestate o detenute il diritto di proporre un ricorso per contestare la legittimità della loro detenzione, proclama anche il loro diritto, a seguito di tale procedimento, ad una rapida decisione giudiziaria in merito alla legittimità della loro detenzione. In termini di durata la questione in esame non può essere considerata compatibile con il requisito di “rapidità” dell’articolo 5 § 4, essendo oltretutto la durata dell’esame del ricorso del Sig. Shikuta interamente attribuibile alle autorità. Vi è stata quindi una violazione dell’articolo 5 § 4 della Convenzione.
Lo Stato convenuto è tenuto al versamento di € 7.500 a titolo di danno non patrimoniale.

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Shikuta v. Russia dell’11 Aprile 2013.

About Erika Scorrano

Sono una studentessa fuori sede iscritta al 3° anno della facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, città in cui risiedo durante i mesi accademici.

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