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Moldavia: un ragazzo è inspiegabilmente vittima dell’agguato di alcuni agenti di polizia

Condizioni disumane e degradanti – Sentenza Iurcu v. Moldavia, 9 aprile 2013

Dopo i disordini in piazza centrale a Chisinau, provocati dai militanti dei partiti di opposizione, insoddisfatti per il risultato delle elezioni presidenziali, vinte dal Partito Comunista a causa di alcuni presunti brogli, molti manifestanti vennero arrestati. Ma il problema è che i poliziotti nel disordine e negli scontri arrestarono chiunque arbitrariamente, senza fare alcun distinguo tra manifestanti violenti oppure no, e picchiando ingiustamente tutti. Se poi si considera che anche chi non aveva nemmeno manifestato venne arrestato e picchiato dalla Polizia, si può comprendere lo stato di disordine e di confusione generale che viveva la Moldavia in quei giorni.

MOLDOVA PROTEST

IL CASO – il 5 aprile 2009 in Moldavia si sono svolte le elezioni presidenziali, dalle quali uscì vincitrice la candidata del  Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldavia, Zinaida Greceanîi. La vittoria elettorale del PCRM però non venne accolta positivamente dalla gente che era insoddisfatta della linea politica poco democratica del partito comunista (unico partito al governo) e soprattutto a causa dei presunti brogli che ne consentirono la riconferma elettorale.
Subito dopo lo spoglio nella piazza centrale di Chisinau si radunarono tra le 4.000 e le 3.000 persone per manifestare il proprio dissenso sul risultato delle presidenziali. Nei giorni successivi il numero della gente scesa in piazza e il malcontento generale crebbero; all’inizio era una protesta pacifica, ma dopo un po’ sì trasformò in veri e proprio scontri violenti tra manifestanti e la polizia. I manifestanti durante le loro proteste arrivarono a danneggiare il Parlamento e il Palazzo presidenziale. La polizia e le Forze Speciali nel riportare l’ordine pubblico iniziarono a picchiare e ad arrestare i manifestanti in modo arbitrario senza distinguere tra non violenti e violenti.

Vittima di questo clima da guerra civile fu il ricorrente del caso, il sig. Vitalie Iurcu, che mentre tornava a casa dopo un compleanno, pur non avendo partecipato a nessuna manifestazione, venne fermato da un gruppo di persone vestite con uniformi militari, e gli fu ordinato di sdraiarsi con le mani sopra la testa. Il ragazzo non oppose resistenza e obbedì al comando, ma venne malmenato e bastonato. Solo dopo che implorando di fermarsi il ragazzo rivelò di avere soltanto quindici anni, gli aggressori si fermarono. Il giovane moldavo però mentre cercò di recarsi verso casa fu nuovamente vittima di un’aggressione da parte di alcune persone con un passamontagna; ma subito dopo l’agguato fu portato, insieme ad altri giovani, presso una stazione di polizia.
Il giorno successivo il giovane moldavo venne collocato indebitamente in un centro di detenzione temporaneo per i minori, ove fu visitato dal medico perché non si sentiva bene. Il medico dichiarò che il ricorrente mostrava dei lividi sulla schiena e attorno all’occhio destro. Nel pomeriggio stesso il ragazzo fu rilasciato. Dopo qualche giorno soffrì di un forte mal di testa e dolore nella regione dei reni, per questo motivo si rivolse al centro di riabilitazione “Memoria”, per le vittime di tortura. Dopo diversi accertamenti fu dichiarato che il ragazzo aveva subito traumi cranici e aveva problemi psicologici a seguito delle torture e maltrattamenti subiti.
Il 19 giugno 2009 il ragazzo moldavo, ingiustamente picchiato, decise di presentare una denuncia penale presso l’ufficio del procuratore generale per i maltrattamenti subiti da parte dei poliziotti; ma la sua denuncia venne respinta perché considerata infondata. Infatti secondo il procuratore generale il ricorrente fu fermato perché si pensava che fosse un vagabondo e non fu mai maltrattato dai poliziotti. Dopo questa decisione il ricorrente si rivolse alla Corte distrettuale di Buicani, che ha annullato la decisione del procuratore, e il 18 dicembre 2009 finalmente fu avviata un’inchiesta penale per far luce sui fatti. Ma il processo è ancora in fase di svolgimento.

Per cercare di ottenere giustizia il sig. Vitalie Iurcu presentò un ricorso presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo contro la Moldavia, denunciando la violazione dell’art 3 CEDU e dell’art 13 CEDU, per il fatto che egli non ha goduto di alcun ricorso effettivo interno riguardo al diritto sancito dall’articolo 3 della Convenzione, ossia per i maltrattamenti fisici subiti da parte della poliziotti. Chiese inoltre 115.000 (EUR) a titolo di danno non patrimoniale e 5.689 (EUR) per le spese sostenute davanti la Corte. Comunism

IL GOVERNO – sostiene dal canto suo che le accuse riguardanti i maltrattamenti sono infondate, poiché le lesioni ritrovate sul corpo del ricorrente non erano abbastanza gravi per poter sollevare una violazione dell’articolo 3 della Convenzione. In particolare il governo sostiene che la Procura ha fatto tutto ciò che era necessario per indagare sul caso del ricorrente.

LA CORTE – con la sentenza del 9 Aprile 2013, ha dichiarato che vi è stata la violazione dell’articolo 3 CEDU per le violenze che il minorenne ha subito da parte dei poliziotti, e dell’articolo 13 CEDU in quanto dopo che il ricorrente mosse gravi accuse contro gli ufficiali di polizia nessun’indagine penale venne iniziata fino al 18 dicembre 2009, cioè sei mesi dopo la denuncia del ricorrente. La Corte predispose in fine che lo Stato convenuto debba pagare al ricorrente 12.000 euro a titolo di danno non patrimoniale e 1.500 euro per le spese sostenute davanti la Corte.

Il fatto che i poliziotti debbano esercitare il loro potere per mantenere e garantire l’ordine pubblico di uno Stato ovvero proteggere le persone che ne hanno bisogno, è una cosa giusta e importante per un cittadino, ma non è accettabile che i poliziotti abusino ed esercitano in modo sbagliato il loro potere coercitivo. I casi di maltrattamenti subiti da agenti di polizia sono molti e diffusi, e le Autorità di molti Stati sembrano ignorare questo problema, anzi molte volte i colpevoli rimangono impuniti e nel loro posto di lavoro, anche dopo aver commesso delle atrocità. Naturalmente qui non si vuole proporre un invettiva contro le Forze dell’Ordine, che hanno un ruolo delicato ed essenziale, ma sensibilizzare un problema reale diffuso in molti stati e responsabilizzare coloro che possono esercitare “l’uso legittimo della forza”.

La sentenza è reperibile qui: sentenza Iurcu v. Moldavia del 9 aprile 2013.

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