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Moldavia: 24 anni di carcere compensati con un pasto giornaliero al fast-food

Ingiusta detenzione – Sentenza Sirbu v. Moldavia, 6 Marzo 2012

Victor Sirbu di provenienza  moldava si trova di fronte la Corte dei Diritti dell’Uomo e qui denuncia le condizioni di detenzione a cui è stato sottoposto in violazione dell’ART 3 CEDU. Ancora una volta la Corte EDU, nata per la salvaguardia dei diritti fondamentali, è chiamata a decidere su situazione difficili, nelle quali le influenze nazionali sono molto forti.

IL CASO – Sirbu, oggi cittadino libero, dopo aver scontato una pena di 24 anni, si appella alla Corte per la salvaguardia dei diritti dell’uomo per trovare compenso ad una detenzione a suo avviso in contrasto con l’Art. 3 CEDU, ovvero il divieto di trattamenti disumani e degradanti.  In particolare, il  ricorrente contesta le condizioni materiali di detenzione, quali, tra l’altro, la mancanza di cibo adeguato, la mancanza delle condizioni di igiene, compresa la presenza di parassiti, la detenzione e il trasporto di detenuti sani con persone che soffrono di malattie contagiose e la mancanza di un’adeguata assistenza medica.

Sirbu lamentava ai sensi dell’Art. 6 della Convenzione il rifiuto da parte della Procura della Repubblica di avviare un procedimento penale nei confronti degli agenti di polizia che avevano presumibilmente attuato comportamenti violenti nei suoi confronti, mentre ai sensi dell’art.8 in lettura congiunta con l’Art. 13 denunciava il rifiuto ricevuto in carcere di poter essere visitato da un medico psichiatra e dalla sua famiglia. Inoltre il ricorrente vedeva violato il proprio diritto alla libertà di espressione, assieme al principio del divieto di discriminazione, ai sensi degli Artt. 10 e 14, per via dell’assenza di giornali nei luoghi di detenzione.

 CORTE EDU – a seguito dell’avvio del ricorso, la Corte invitava il ricorrente a presentare le sue osservazioni e la sua pretesa di giusta soddisfazione, ai sensi dell’art.41, in assenza della quale la Corte non avrebbe potuto procedere. Il 28 settembre, dopo reticenza da parte di Sirbu, giunge una dichiarazione unilaterale da parte dello stato Moldavo dove viene preso atto della situazione negativa della detenzione e viene offerto l’ammontare di 3’000€, per danni pecuniari e non e per le spese processuali.

Ai sensi dell’art. 37 della convenzione, la Corte può in qualsiasi momento del processo cancellare il ricorso nel caso in cui vi siano le circostanze per ritenere che la prosecuzione  non sia più giustificata, in quanto il rispetto dei diritti dell’uomo, sub specie, non lo impone.

Sebbene nel dicembre 2010 sia giunta da parte di Sirbu la pretesa di ottenere come risarcimento la somma di 65’000€, la Corte giunge ad asserire che in assenza di elementi nel fascicolo da cui tratte le violazioni da lui denunciate, il ricorso non sia ammissibile e dichiara la questione manifestamente infondata; mentre prende atto dei termini della dichiarazione del governo e decide di colpire l’applicazione nella parte in cui denunci la violazione dell’art. 3 della Convenzione.

L’elenco delle violazioni presentate da Sirbu ben fotografa la situazione purtroppo tipica delle carceri: mancanza di assistenza e di protezione, continue sopraffazioni spesso proprio da coloro che dovrebbero garantire il rispetto dei diritti. In tale caso appare discutibile la dichiarazione dello stato, che offre come ‘equo soddisfazione alla parte lesa’ la ridicola somma di 3.000 €. Facendo un rapido calcolo il compenso offerto sarebbe pari ad un pasto al giorno nei ‘migliori’ fast food.. avrebbero potuto fare un buono omaggio!

La sentenza in originale è reperibile qui: Sentenza Sirbu v. Moldavia, 6 Marzo 2012

 

About Teresa Vozza

''Everything has been figured out, exept how to live''- la frase è di Jean-Paul Sartre, cosa ne pensate? Per qualsiasi risposta mi troverete a Piacenza all'università Cattolica del Sacro Cuore, nella facoltà di giurisprudenza.

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