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Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 16/04/2013

Questo Martedì – 16 Aprile 2013 – la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha fatto il pieno di condanne. Su 12 casi esaminati, tutti si sono conclusi con l’accertamento di violazioni da parte degli Stati europei. Le censure hanno coinvolto Regno Unito, Portogallo, Svizzera, Bulgaria, Romania, Ungheria e Turchia.

Corte di StrasburgoIl Regno Unito è stato giudicato per una vicenda di estradizione. Nel caso Aswat v. the United Kingdom la Corte EDU ha affermato nuovamente il principio per cui anche un sospetto terrorista non può essere sottoposto a trattamenti inumani, o peggio alla tortura. Quindi concedere l’estradizione verso un paese che, per ragioni di interesse collettivo e di lotta al terrorismo, è pronto ad annichilire e mortificare l’individuo, è essa stessa una gravissima violazione della CEDU, ossia della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Si legge nella sentenza:

Article 3 prohibits in absolute terms torture or inhuman or degrading treatment or punishment and that its guarantees apply irrespective of the reprehensible nature of the conduct of the person in question.

Ma quale era questo paese in cui si pratica questa meschina violenza di Stato sui sospetti? Niente di meno che i democraticissimi Stati Uniti. Certo, la Corte EDU non sconfessa esplicitamente il sistema statunitense, ma argomenta su due fattori: le difficili condizioni psichiatriche del sospettato e l’assenza di garanzie da parte degli Stati Uniti sul trattamento che gli avrebbe riservato (e in particolare, di non essere destinato al carcere ADX Florence). Poca collaborazione e nessuna apertura: gli USA non si rendono disponibili a chiarire dove invierebbero il sospetto una volta estradato.

Questa cattiva combinazione di isolazionismo e ragion di Stato hanno reso gli Stati Uniti uno stato in cui rimane in bilico la tutela dei diritti umana: tra eccessi di ogni sorta, in difetto che in eccesso di tutela, l’immagine è quella di un paese che preferisce risolvere da sé, e come meglio crede, i problemi che incontra. Anche se ciò significa calpestare i diritti umani. Guantanamo bay docet.

Detto questo, non sorprende che gli Stati Uniti non abbiano aderito alla CADU, ossia alla Convenzione Interamericana per la tutela dei diritti umani del 1969, a differenza degli altri stati americani. In verità avrebbero prima firmato il testo della Convenzione, ma poi si sono ben guardati dal ratificarlo. Ma il risultato è il medesimo: la CADU non si applica agli Stati Uniti. Ma è bello pensare che in qualche modo, gli USA non possano ignorare le garanzie fondamentali garantite dalle Carte internazionali, siano per l’Europa la CEDU o per l’America la CADU. Infatti quel sospetto è entrato in Europa, dove (quasi) tutti gli Stati si sono impegnati a trattare anche il peggior terrorista come una persona umana. E a proteggerlo, se qualcun altro minaccia di calpestarne la dignità. Quelle Carte sono un presidio di civiltà e umanità: che le abbiano firmate o meno, si applicano in via indiretta a tutte le realtà statali. Anche agli Stati Uniti: questa vicenda ce lo dimostra.

Note alla rassegna

Di seguito la rassegna delle sentenze pronunciate dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in data Martedì 16 Aprile 2013, di cui, per ciascuna, si ripropongono:

  • Case of – : la denominazione del caso e il link alla sentenza caricata sul sito http://hudoc.echr.coe.int ;
  • N.ricorso  : il numero di ricorso;
  • Corte I.L.  : l’Importance Level ;
  • Descrizione  : una breve esposizione dei fatti del caso, secondo le anticipazioni ufficiali pubblicate dalla Corte;
  • Petitum  : le richieste dei ricorrenti, secondo le anticipazioni ufficiali pubblicate dalla Corte;
  • Dispositivo  : l’esposizione sintetica del dispositivo, come risultante dalla sentenza pubblicata dalla Corte.

Le fonti delle informazioni riportate sono tutte ufficiali e consultabili in inglese/francese sui siti ufficiali della Corte EDU: http://www.echr.coe.int/ECHR/Homepage_ENhttp://hudoc.echr.coe.int .

Case of
N.ricorso
I.L.
Descrizione
Petitum
Dispositivo
Dimitar Shopov v. Bulgaria17253/073Dimitar Shopov è un cittadino bulgaro che nel 1991, coinvolto in una rissa, ne esce con una coltellata. Il procedimento penale tarda e infine il reato si prescrive. Oggi Mr. Shopov accusa l’autorità investigativa bulgara di aver svolto indagini inefficaci, lasciando così il colpevole impunito. Articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti)Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (art. 3 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Fazliyski v. Bulgaria40908/052Krasimir Fazliyski era ispettore dei servizi di sicurezza bulgari fino a quando, nel 2003, è licenziato: la causa è la sua inabilità al lavoro, derivante da problemi psicologici. Oggi Mr. Fazliyski accusa la Suprema Corte Amministrativa bulgara di non aver esaminato le sue reali condizioni psicologiche, nel decidere sulla legittimità di quel licenziamento, nonché di essersi pronunciata in una udienza non pubblica, in violazione delle norme CEDU sull’equo processo.Articolo 6 § 1 (diritto
ad un processo equo)
Violazione dell’Articolo 6 - Diritto a un equo processo (art. 6 - procedimenti civili; Articolo 6-1 - accesso alla giustizia; Diritti e doveri di carattere civile)
Violazione dell’Articolo 6 - Diritto a un equo processo (art. 6 - procedimenti civili; Articolo 6-1 - giudizio del pubblico)
Danno non patrimoniale - aggiudicato
Velev v. Bulgaria43531/082Anton Velev è un cittadino bulgaro che, tra 21 e il 24 Marzo 2005, ha subito violenze da alcuni agenti di polizia, allo scopo di estorcergli la confessione di un furto. Nonostante in sede civile quelle violenze siano state riscontrate dal giudice, che gli ha riconosciuto un risarcimento, in sede penale le indagini sono state presto interrotte, nel 2008, impendendo di processare gli agenti colpevoli. Oggi Mr. Velev denuncia a Strasburgo le violenze subite e soprattutto l’inadeguatezza e l’inefficacia delle indagini svolte dalle autorità nazionali.Articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti)Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (art. 3 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Danno non patrimoniale - aggiudicato
A.B. v. Hungary33292/093A.B. è un cittadino bulgaro, guardia di sicurezza a Budapest, il quale è stato accusato di estorsione aggravata e sfruttamento della prostituzione. Durante le indagini è stata disposta la sua custodia cautelare, iniziata nel Gennaio del 2007 e conclusa nel Dicembre del 2008. Oggi Mr. A.B. lamenta l’eccessiva durata di questa detenzione – 2 anni! - e soprattutto l’impossibilità concreta di contestarla, in quanto non ha avuto accesso ai documenti ad essa relativi.Articolo 5 § § 3 e 4 (diritto alla libertà e alla sicurezza)Violazione dell’Articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (art. 5-3 - Durata della custodia cautelare; Ragionevolezza della custodia cautelare)
Violazione dell’Articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (Articolo 5-4 - Garanzie procedurali di revisione)
Rolim Comercial, S.A. v. Portugal16153/092Rolim Comercial, società per azioni portoghese, accusa l’amministrazione distrettuale di Oeiras di averlo privato illegittimamente del proprio diritto di proprietà su parte dei propri terreni, tramite una espropriazione de facto poi riconosciuta, al termine di un lungo iter processuale, dalla Corte di Cassazione portoghese. Articolo 1 del
Protocollo n ° 1 (protezione della proprietà)
Violazione dell'Articolo 1 del Protocollo n ° 1 - Protezione della proprietà (Articolo 1, comma 1 del Protocollo n ° 1 - Privazione della proprietà)
Riserva sulla equa soddisfazione
Bernd v. Romania23456/043Siegle Bernd è un cittadino tedesco che ha subito la confisca della propria automobile dalle autorità rumene e ancora ne attende la restituzione. Infatti nel Maggio del 2002 un certo M.A. cercò di attraversare il confine con la sua automobile, ma gli agenti rumeni gli contestano il mancato pagamento di un dazio e oltre a condannarlo ad un ammenda gli confiscano l’auto. Oggi Siegle Bernd lamenta la violazione dei propri diritti, alla luce soprattutto della decisione del Tribunale della contea di Timis che, dopo aver assolto in un processo il sign. M.A., in un altro ignora quella stessa pronuncia, tra l’altro passata in giudicato.Articolo 6 § 1 (diritto ad un equo processo)
Articolo 1 del Protocollo n ° 1
(Protezione della proprietà)
Violazione dell’Articolo 6 - Diritto a un equo processo (art. 6 - procedimenti civili; Articolo 6-1 - Processo equo)
Bucureşteanu v. Romania20558/043Florea e Florin Bucureşteanu, rumeni, sono padre e figlio. Nell’Agosto del 2000 Florin è pestato da un gruppo di persone e ricoverato in ospedale. Successivamente denuncerà tutti i suoi aggressori, individuandone 8. Sei anni dopo, una banda armata si presenta a casa sua e inizia una sparatoria col padre. Mr. Florea è poi fermato per tentato omicidio e detenzione illegale di armi. I due ricorrenti agiscono oggi in CEDU l’uno accusando le autorità rumene di aver svolto indagini in maniera inefficace sul pestaggio del 2000, garantendo ai colpevoli, per quanto da lui individuati, l’impunità; l’altro per essere stato sottoposto, nel 2006, ad una detenzione cautelare troppo lunga e non giustificata nei suoi continui rinnovi.Articolo 3 (divieto di tortura e delle pene o trattamenti degradanti
Articolo 5 § 3 (diritto alla libertà e alla sicurezza)
Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (art. 3 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Căşuneanu v. Romania22018/102Costel Căşuneanu è un imprenditore rumeno che ha collaborato con l’amministrazione per la manutenzione delle strade pubbliche. Accusato di corruzione, è stato sottoposto a detenzione cautelare. Oggi lamenta di essere stato sottoposto, per un certo periodo, a pessime condizioni detentive, per lo stato di sovraffollamento e di igiene della cella; inoltre di essere stato tenuto durante il processo in manette e soprattutto denuncia la fuga di notizie, a favore dei giornalisti, delle informazioni contenute nel fascicolo penale.Articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti)
Articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata, familiare e della casa)
Resto inammissibile
Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (art. 3 - trattamenti degradanti) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'Articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (Articolo 8 - obblighi positivi; Articolo 8-1 - Il rispetto della vita privata)
Danno patrimoniale - domanda respinta
Danno non patrimoniale - aggiudicato
Udeh v. Switzerland12020/092Kinsley Chike Udeh è un cittadino nigeriano che tenta di raggiungere la Svizzera. Una prima volta usa una falsa identità, volendo nascondere il fatto di essere stato condannato in Austria per reati di droga, e, una volta scoperto, è respinta la sua domanda di asilo; successivamente sposa una cittadina svizzera, dalla quale ha 2 figli, guadagnandosi l’ingresso in Svizzera. Dopo qualche anno è condannato in Germania per nuovi reati di droga, e uscendo di galera divorzia dalla moglie; poco dopo si lega ad un’altra cittadina svizzera, ne ha un figlio e progetta di sposarla. Tuttavia nel 2009 le autorità svizzere emettono un ordine di espulsione nei suoi confronti. Oggi Mr. Udeh contesta quel provvedimento, perché si fonderebbe sui precedenti penali, per i quali ha già pagato, e perché romperebbe l’unità della sua famiglia, non potendo più rincontrare moglie e figli una volta espulso in Nigeria.Articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare)
Articolo 4 del
Protocollo n ° 7 (diritto di non essere giudicato o punito due volte)
Resto inammissibile
Violazione dell'Articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (Articolo 8 - Espulsione) (condizionale) (Nigeria)
Danno non patrimoniale - accertamento di infrazione sufficiente
Meryem Çelik and Others v. Turkey3598/032I ricorrenti sono tutti parenti di 13 turchi, di origine curda, coinvolti in un violento raid delle forze militari turche, svoltosi il 24 Luglio 1994 ad Hakkari, nellaTurchia sud-orientale. Da allora sono tutti scomparsi, salvo uno di loro che è stato ucciso durante l’incursione. Su quel raid ci sono ricostruzioni diverse: secondo il Governo turco, si consumò uno scontro tra i terroristi del PKK e le forze militari che costrinse la popolazione a fuggire nel vicino Iraq. I ricorrenti però ricostruiscono un’altra vicenda: le forze militari avrebbero fatto irruzione nelle loro case, ordinando agli uomini di uscire e riunirsi nella piazza principale. Hamayil İnan si rifiutò e per questo fu ucciso. In piazza gli altri vennero spogliati e picchiati dagli agenti, e molti portati chissà dove su dei camion; molte case vennero date alle fiamme e due donne, incinte, furono picchiate perché protestavano contro quelle violenze: pochi giorni dopo ebbero aborti spontanei.Articolo 2 (diritto alla vita)
Articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti)
Articolo 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza)
Articolo 6 (diritto ad un processo equo)
Articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare della casa)
Articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo)
Articolo 14 (divieto di discriminazione)
Respingimento dell'eccezione preliminare (art. 35-1 - periodo di sei mesi)
Resto inammissibile
Violazione dell'Articolo 2 - Diritto alla vita (art. 2-1 - Vita) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'Articolo 2 - Diritto alla vita (art. 2-1 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (art. 3 - trattamento inumano) (aspetto sostanziale)
Violazione dell’Articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (art. 5-1 - regolare stato di arresto o di detenzione)
Danno patrimoniale e non patrimoniale - aggiudicato
Aswat v. the United Kingdom17299/122Haroon Aswat è un presunto terrorista, oggi detenuto in un carcere psichiatrico a Broadmoor, e di cui gli Stati Uniti chiedono l’estradizione. I suo legali vogliono evitare la sua estradizione, perché in USA lo attenderebbero pessime condizioni detentive, presso il carcere ADX Florence. I giudici di Strasburgo hanno preso tempo sia per ottenere ed esaminare perizie psichiatriche sulle condizioni mentali di Mr. Aswat, sia per accertare la qualità della detenzione presso il carcere ADX Florence.Articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti)Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (art. 3 - Estradizione) (condizionale) (Stati Uniti d'America)
Casi di eccessiva durata di procedimenti non penali
Associação de Investidores do Hotel Apartamento Neptuno and 217 other
applicants v. Portugal
46336/093Violazione_dell’Articolo_6 - Diritto a un equo processo (art. 6 - procedimenti civili; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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