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Russia: quando la divisa ti rende il più forte

Trattamenti inumani e degradanti – sentenza Markaryan c. Russia, 4 Aprile 2013

Le forze dell’ordine a volte abusano della loro autorità. Sono tantissimi i casi in cui i poliziotti pongono in essere liberamente comportamenti violenti, ma troppo spesso sottovalutati dai giudici, tanto che le vittime, sentendosi inermi davanti al potere della divisa, non trovano il coraggio di denunciare i sopprosi subiti. Ma anche questo potere ha dei limiti, che non devono essere mai superati, ed è importante denunciare  e sensibilizzare questi avvenimenti, per fare in modo che non si ripetano più.omon

 IL FATTO – Vladimir Sumbatovich Markaryan è un cittadino russo, che nel 2003 è stato sospettato  di organizzare un gruppo criminale e per la rapina e l’omicidio del sig. S.

Un gruppo di 6 poliziotti fu incaricato di arrestarlo e portarlo in caserma. Il sospettato si trovava alla guida della sua auto, quando questi gli ordinarono di scendere. Secondo la versione del ricorrente, i poliziotti iniziarono a colpirlo con le armi di ordinanza, e gettandolo a terra lo picchiarono con calci e pugni, benché lui non abbia opposto alcuna resistenza all’arresto. Anche dopo che venne portano in caserma le percosse continuarono, al fine di fargli confessare l’omicidio. Durante la notte, prima la fidanzata del ricorrente, Saak, e poi suo fratello, vennero portati alla stazione di polizia, e lì entrambi assistettero al terribile spettacolo. Il ricorrente fu costretto a confessare, per porre fine alle percosse.

Nei giorni successivi il Tribunale della città di Shakhty autorizzò la custodia cautelare del ricorrente, nonostante si fosse lamentato delle percosse e avesse mostranto al giudice i segni e i lividi che aveva su tutto il corpo.
In seguito un esperto medico legale visitò il ricorrente; la diagnosi fu: lesioni, abrasioni e contusioni sulla parte posteriore della testa, sul lato destro della regione temporale della testa, sullo zigomo destro, sull’arco nasale, sulla mucosa del labbro superiore, sul braccio sinistro, sulla scapola sinistra, sulla spalla sinistra, sull’articolazione del polso destro, sulla gamba sinistra, e nella regione inguinale. L’esperto ha concluso che tali lesioni furono provocate dall’impatto con oggetti contundenti.

imagesMalgrado tale diagnosi l’assistente procuratore respinse le affermazioni del richiedente, affermando che i poliziotti furono costretti ad utilizzare la forza fisica in quanto lui aveva opposto resistenza all’arresto.
Durante il processo penale a suo carico, il ricorrente venne condannato a 20 anni di reclusione, inoltre, il tentativo di accusa degli agenti di polizia da parte del ricorrente fu considerato un modo per deviare dalle accuse nel processo.
Seguirono altre denunce del sig. Markaryan ma queste furono sempre respinte, poiché il comportamento dei poliziotti fu ritenuto in conformità con la legge.

Allora il ricorrente decise di affidarsi alla Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo, presentando un ricorso in cui lamentava la violazione dell’art 3 CEDU, secondo cui nessuno può essere sottoposto a trattamenti inumani o degradanti. Chiede infine un risarcimento di 2 milioni di € per danno morale.

IL GOVERNO –  si oppone alle richieste del ricorrente, affermando che non sono state esaurite le vie di ricorso interne, condizione essenziale per poter ricorrere alla Corte. Ritiene inoltre che i poliziotti siano stati costretti ad usare la forza fisica a causa del comportamento del ricorrente che si opponeva all’arresto.

LA CORTE – rigettando le opposizioni del Governo, dichiara che vi è stata violazione dell’art 3 CEDU, e pertanto conferma che il ricorrente ha subito maltrattamenti nella stazione di Polizia. Inoltre, concede al richiedente un risarcimento di € 10.000 che lo stato russo sarà tenuto a versare a titolo di danno non patrimoniale.

Dopo aver analizzato questo caso sorge spontaneo domandarsi per quale motivo quei poliziotti abbiano potuto picchiare il sospettato, prima al momento dell’arresto, e poi nella stazione di polizia. Indipendentemente dalla colpevolezza del sospettato, nessuno di loro aveva il diritto di colpirlo o picchiarlo se non dinanzi ad un pericolo concreto ed effettivo, cioè qualora lui facesse resistenza. Ma il loro comportamento, oltre ad essere sproporzionato, è stato arbitrario ed indebito soprattutto perché egli non ha opposto resistenza all’ arresto. I poliziotti non erano minacciati o in pericolo, ma hanno comunque abusato della loro posizione di supremazia, violando i diritti del cittadino. Ognuno di noi dovrebbe svolgere i propri compiti limitatamente alle proprie mansioni, senza mai superare la soglia della ragionevolezza, soprattutto chi detiene ed esercita poteri coercitivi.

 

La sentenza è reperibile qui: Markaryan c. Russia del 4 aprile 2013.

About Dora Tucci

Sono una studentessa fuori sede, iscritta al 3° anno di giurisprudenza, presso l’università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Durante la settimana risiedo nel collegio delle suore Orsoline, ma nel fine settimana rientro a casa, in provincia di Brescia.

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