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La detenzione in attesa dell’espulsione è illegittima. Regno Unito condannato.

Libertà e sicurezza – Sentenza Abdi v. Turkey, 4 Aprile 2013

Tutti noi conosciamo i viaggi della speranza. Quelli dei nostri giorni, frutti di guerre e crisi economiche che portano migliaia di persone ogni anno a lasciare i propri paesi di origine e tentare di costruire una nuova vita altrove. Spesso e volentieri gli Stati europei si trovano a gestire situazioni di disagio spesso foriere di reati. La legislazione che regola l’immigrazione è diventata un punto centrale della politica dei principali Paesi del Vecchio Continente, soprattutto dove la percentuale di stranieri sul territorio è notevolmente aumentata nell’ ultimo decennio, come il Regno Unito. È questo il background della vicenda portata davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo da un giovane somalo che lamenta l’illegittimità della sua detenzione in attesa dell’espulsione da parte delle autorità inglesi. Invoca l’art 5 CEDU, posto a tutela della libertà e della sicurezza degli persone, siano esse cittadini europei o meno.

bandiera Regno Unito

IL CASO – Il signor Mustafa Abdi, di origine somala, è un detenuto del carcere HM di Brixton, a Londra.La sua vicenda inizia quando nel 1995 arriva nel Regno Unito, chiede asilo ma gli viene rifiutato. Tuttavia, gli viene concesso il soggiorno fino al Febbraio 2000. Intanto nel 1998 viene accusato di rapina e di molestie nei confronti di un minore e successivamente condannato a 8 anni di galera.

Nel Maggio 2002 il Segretario di Stato per gli Affari Interni esprime l’intenzione di emanare un ordine di espulsione nei confronti del signor Abdi e statuisce un contestuale ordine di detenzione in attesa dell’esecuzione del decreto di espulsione. Il detenuto ricorre contro la decisione e presenta una nuova domanda di asilo, però senza successo. Nel 2003, esaminato dagli ufficiali giudiziari, l’uomo non viene reputato idoneo per beneficiare della libertà per buona condotta: il rischio di recidiva è visto come considerevole e durante il tempo trascorso in prigione sono stati spesso effettuati richiami disciplinari per coinvolgimento in risse. Nel settembre del 2003, nonostante il rilascio sia divenuto automatico, l’ordine di detenzione viene esteso fino all’aprile 2004. Per procedere al rimpatrio, diviene necessario indagare nelle origini del signor Abdi in base alla situazione del paese d’origine: proviene dalle province settentrionali della Somalia, il Somaliland, auto-dichiaratosi di fatto Stato sovrano, ma a tutt’oggi non riconosciuto a livello internazionale. Il signor Abdi non collabora nella ricostruzione delle informazioni riguardanti la sua vita, necessarie per accordarsi con le autorità del Somaliland e perciò il governo preferisce optare per un rimpatrio in Somalia. Tuttavia, davanti al rifiuto del detenuto di prestare una dichiarazione di volontario rimpatrio non è possibile procedere. Nel frattempo, i ricorsi presentati dall’ uomo al Tribunale Amministrativo e successivamente alla Corte d’Appello per contestare l’illegittimità della detenzione alla quale è stato sottoposto in attesa dell’espulsione, hanno sostanzialmente esito negativo per il signor Abdi. A seguito di alterne vicende giudiziarie, nel dicembre 2010 viene emesso l’ordine di espulsione ma il giorno precedente a quello fissato per il rimpatrio, nuovi provvedimenti provvisori bloccano la procedura. Rilasciato per un breve periodo su cauzione, viene  arrestato nuovamente per violazioni delle condizioni della cauzione.

Dopo più di tre anni di detenzione in attesa dell’espulsione, il detenuto ne denuncia l’illegittimità e l’irragionevole lunghezza alla Corte di Strasburgo. La censura riguarda l’Art 5 CEDU che prevede il diritto alla libertà e alla sicurezza. Inoltre, basandosi sul divieto di trattamenti inumani e degradanti all’Art 3 CEDU, lamenta che il suo rimpatrio in Somalia costituirebbe un pericolo di vita e un rischio di subire maltrattamenti. La Corte ritiene il ricorso ricevibile, ma decide di analizzare il ricorso solo alla luce dell’Art 5 CEDU.

Carcere

CORTE EDU –  La libertà è un bene primario nella logica della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Bene primario ma derogabile in determinati casi, elencati nell’ Art 5 CEDU. Quello che interessa la nostra vicenda è contenuto nella “lettera F“della norma che cita l’ipotesi di arresto o detenzione di una persona contro il quale è in corso un procedimento di espulsione. Partendo da questo presupposto normativo, la Corte esamina la questione della legittimità della detenzione del ricorrente. Innanzitutto ogni privazione di libertà deve essere legale, cioè realizzata secondo procedure previste dalla legge nazionale. Nel caso di specie, la detenzione del ricorrente dal 3 settembre 2003 a poco dopo il 13 aprile 2007, quando è stato rilasciato su cauzione , non è stata lecita ai sensi del diritto e della giurisprudenza interni perché le revisioni periodiche della detenzione e le relative motivazioni  scritte richieste dalla legge nazionale non sono state effettuate.

Tuttavia, la Corte non può considerare la denuncia in relazione alla detenzione del ricorrente prima del 3 dicembre 2004 e dunque si limita a dichiarare l’avvenuta violazione dell’Art 5 CEDU in relazione al periodo di detenzione compreso tra il 3 Dicembre 2004 e metà aprile 2007.

In conclusione, il Regno Unito viene condannato a pagare al ricorrente 1500 EURO a titolo di danno morale e 7000 EURO per spese.

Il principio di legalità fornisce garanzie importanti per il cittadino. In particolare, la condizione di chi è sottoposto a detenzione deve rispondere a requisiti formali per essere legittima: è necessario che le procedure previste dalla legge siano applicate correttamente e ciò deve avvenire in ogni singolo momento della detenzione. Anche pochi mesi oppure, come talvolta si è potuto osservare in altri casi  trattati dinnanzi alla Corte di Strasburgo, poche ore di detenzione illegittima, conducono a un accertamento di violazione dei diritti umani e in particolare della libertà.

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Abdi v. Turchia del 4 Aprile 2013

About Elsa Pisanu

One comment

  1. Ma in Inghilterra si parla di un caso (1) e in Italia allora coi Cie i centri per l’identificazione e l’espulsione degli stranieri, sono migliaia. Gli eredi del Manifesto della razza, sono ancora tali..

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