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Nuovo passo verso l’adesione dell’Unione Europea al Consiglio d’Europa

Lo scorso 5 Aprile 2013 la strada per l’ingresso dell’Unione Europea nel Consiglio d’Europa si è ridotta. A Strasburgo i rappresentanti di entrambe le organizzazioni internazionali hanno steso una bozza di accordo sull’adesione che ora deve essere sottoposta ad un ciclo di ratifiche e controlli perché possa produrre il risultato sperato.

Parlamento Europeo a StrasburgoTra gli adempimenti successivi, all’Unione spetta di sottoporre la bozza alla Corte di giustizia dell’UE , affinché si esprima sulla compatibilità della bozza con i Trattati istitutivi dell’organizzazione internazionale;  successivamente  è necessaria l’autorizzazione alla firma dell’accordo di adesione da parte del Consiglio dell’UE, organismo che riunisce tutti gli esecutivi degli stati membri dell’UE. Il voto dovrà essere unanime.
Parallelamente, toccherà ai 47 paesi aderenti al Consiglio d’Europa firmare e ratificare il testo dell’adesione.

Un percorso già intrapreso verso l’avvicinamento delle due realtà europea, che con questo atto vede avvicinarsi il traguardo. Già dal 2009 i due organismi si corteggiavano in vista di un successivo connubio internazionale. Col Trattato di Lisbona, l’UE aveva riconosciuto i valori fondanti il Consiglio d’Europa e contenuti nella Convenzione Europea, come valori che “fanno parte del diritto dell’Unione in quanto principi generali“; e, inoltre, aveva espresso anche la volontà – programmatica, nonostante l’ambigua stesura –  di aderire al sistema di garanzie connesse a quella carta (art.6 TUE). La stessa Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea – meglio conosciuta come Carta di Nizza   utilizza la Convenzione Europea come riferimento per la protezione dei diritti, sancendo che “il significato e la portata” di tali diritti, riconosciuti dalla Carta di Nizza,sono i medesimi attribuiti dalla CEDU (art. 52 Carta di Nizza). Dall’altro canto, il Consiglio d’Europa non era rimasto inerte: gli stati aderenti aveva modificato la stessa Convenzione, nella sua seconda parte dedicata a norme processuali di funzionamento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, all’art. 59 CEDU, ad opera del Protocollo n. 14.

L’adesione dell’Unione Europea al Consiglio d’Europa cambierà l’Europa?

L’Unione Europea incontra il Consiglio d’Europa: ci sono le premesse per una radicale trasformazione della realtà europea. Ma intanto, in cosa

palazzo parlamento strasburgo

Diciamo che l’Unione Europea è quell’organizzazione internazionale dal forte accento politico nata nel 1951. Riunisce 27 stati europei e fra questi l’Italia, con altri 5, è fra i paesi fondatori. Nel tempo ha cambiato spesso nome, forma e soprattutto poteri: prima CECA (1951), poi CEE (1957), ancora CE (1992), infine UE (2009. E l’elenco non è che parziale. Ma un carattere è rimasto, costante, in queste trasformazioni: è un’organizzazione intergovernativa che mira ad avvicinare, economicamente e politicamente, i paesi europei, e nel farlo chiede ad essi – più o meno esplicitamente – cessioni di sovranità. In questo modo, per parteciparvi, ciascun paese deve rinunciare a qualcosa, riducendo quel bagaglio di sovranità assoluta che ogni realtà statuale conserva gelosamente.

consiglio d'europa bandiera

Dall’altra parte si trova il Consiglio d’Europa, anch’esso un’organizzazione internazionale, nata nel 1949, ma con altri propositi: vuole avvicinare sì gli Stati europei, e lo fa con Risoluzioni e Accordi internazionali, ma il suo merito primario è quello di aver creato un sistema di controllo giurisdizionale sugli Stati unico al mondo: la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è giudice dei 47 Stati che aderiscono al Consiglio (fra i 47, vi sono quei 27 stati che fanno parte anche dell’UE), e chiunque – sia cittadino o meno di quei paesi – può ricorrervi per ottenere giustizia.  Ogni suo giudizio è ispirato dalla CEDU, ossia la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali, nonché dai relativi Protocolli che la hanno arricchita e perfezionata negli anni: c’è il divieto assoluto di pena di morte, la proibizione della tortura e di trattamenti inumani e degradanti, ci sono le garanzie dell’equo processo e i principali diritti politici. Ispirandosi a questo compendio di diritti umani e civili, la Corte EDU giudica gli Stati e, se del caso, li condanna a riparare alle situazioni di ingiustizia che hanno consentito.

Che significa far aderire l’Unione Europea al Consiglio d’Europa? Volendo essere essenziali, significa che l’Unione Europea in quanto tale può essere chiamata in giudizio davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, e i suoi atti possono essere sindacati – con modalità nuove rispetto al passato – alla luce dei valori contenuti nella Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Col risultato, tutt’altro che improbabile, che il baluardo politico dei valori europei, qual è l’UE, possa essere denunciato e condannato nel suo concreto agire da un organismo giurisdizionale da esso staccato, cioè la Corte EDU. La Convenzione, in tutto questo, vedrebbe moltiplicata la sua forza precettiva, credibilità politica e diffusione giuridica: potrebbe divenire una vera e propria Costituzione Europea, nel senso di compendio di valori e garanzie essenziali nell’ordinamento giuridico (sul modello della Costituzione francese: breve e senza norme istituzionali). Altro che il Trattato di Lisbona (che aveva ereditato le norme dalla fallimentare Costituzione Europea del 2003)! Qui vi sarebbero i postulati della cultura giuridica occidentale, compendiati in precetti essenziali ed evoluti in una analisi giurisprudenziale che procede ormai da un lustro abbondante grazie all’opera della Corte EDU, attiva dal 1959.

Naturalmente la reale portata di questa adesione è ancora in gioco, e spetta ai paesi europei chiarirne le regole. Il diritto internazionale si basa sul mutuo consenso degli Stati, e quando domina la filosofia dell’accordo, basta poco a snaturare i propositi e a compromettere i risultati. Bisognerà chiarire il sistema di gerarchia delle fonti e l’efficacia esecutiva delle eventuali condanne dal giudice europeo, nonché riconoscere o sconfessare tutte le costruzioni giurisprudenziale finora create dal giudice di Strasburgo, sia nell’interpretare la Convenzione Europea (la quale vive, più di qualunque altra Carta di diritti, dell’interpretazione del giudice europeo), sia nel rapportarla con la stessa Unione Europea, come il caso della giurisprudenza Bosforus.

Insomma, le incognite sono molte e le speranze ancora di più. Siamo di fronte ad una rivoluzione europea nel segno di una più radicale protezione dei diritti umani? Vedremo consolidarsi una vera Costituzione Europea? Staremo a vedere.

Per Approfondire:

Bozza di accordo per l’adesione dell’Unione Europea al Consiglio d’Europa

Consiglio d’Europa: raggiunto l’accordo sul testo di adesione dell’Unione Europea alla Convenzione europea dei diritti umani da www.unipd-centrodirittiumani.it.

Raggiunto l’accordo sull’adesione dell’Unione Europea alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo da www.duitbase.it.

Raggiunto l’accordo sull’adesione dell’Unione europea alla CEDU da www.marinacastellaneta.it

 

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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