Home / In evidenza / Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 28/03/2013

Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 28/03/2013

corte edu

Oggi la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha riconosciuto in 3 dei 2 casi esaminati la violazione del divieto di trattamenti inumani e degradanti. Vi sono molti modi con cui uno Stato, impegnato a rispettare i diritti umani dei propri cittadini (e non solo), può astenersi dal farlo, rendendosi colpevole: basta fingere che certe violenze, perpetrate dalla proprie forze dell’ordine, non siano mai successe, come nel caso Korobov and Others v. Estonia; oppure ignorare una richiesta di aiuto, proveniente da un migrante che fugge dalle persecuzioni politiche che lo attendono nel suo paese. È il caso I.K. v. Austria, dove il ricorrente I.K. tenta di ricongiungersi con la propria famiglia: mentre la madre, i figli e la moglie sono stati accolti in Austria come rifugiati,  lui si scontra con al burocrazia austriaca, la quale gli oppone un rifiuto assurdo. I suoi familiari sì, lui no, nonostante le ragioni fossero le stesse: in Russia, avere avuto rapporti con leader separatista ceceno Maskhadov basta per subire violenze e discriminazioni, se non peggio. Ne ha fatto le spese il padre di I.K, ucciso davanti agli occhi di suo figlio. E ora ne fa le spese tutta la famiglia di K., costretta  a fuggire.

Non accogliere chi ha bisogno di aiuto, perché esposto a ritorsioni nel proprio paese, significa divenire complice di quelle stesse violenze. Anche in Italia conosciamo la cultura della protezione internazionale, la quale non ha colore politico né preferenze razziali. Lo dice la costituzione, lo dice l’etica dei valori che professiamo: i cittadini non sono proprietà degli Stati, ma origine e significato ultimo di quegli stati. Poco importa che vengano richiamati all’ovile dagli Stati da cui fuggono: il richiamo dell’estradizione trova limite nella protezione dei diritti umani. Questo il significato della protezione internazionale, questo il significato delle richieste di rifugio che provengono dai perseguitati politici.

Purtroppo l’Italia si è macchiata dell’onta dell’espulsioni alla cieca, senza esaminare le ragioni e i rischi che correvano quelle persone che giungevano sulle nostre coste: è la storia dell’accordo con la Libia, quella di Ghedaffi; è la storia dei respingimenti in bianco dei barconi di migranti, senza guardarne le condizioni di salute né i titoli per chieder rifugio; è la storia di un razzismo nazionale, che ritorna come la risacca con un meschina puntualità, al primo fatto di cronaca. Di quelle espulsioni, la stessa Corte di Strasburgo ha tirato le somme, condannando l’Italia con la sentenza  Sentenza Jamaa Hirsi and other v. Italia del 23 Febbraio 2012. Per approfondire: ITALIA CONDANNATA PER I RESPINGIMENTI PRESSO LAMPEDUSA.

Per approfondire invece la più recente Giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo in materia di estradizioni ed espulsioni: Expulsions and extraditions .

Note alla rassegna

Di seguito la rassegna delle sentenze pronunciate dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in data Giovedì 28 Marzo 2013, di cui, per ciascuna, si ripropongono:

  • Case of – : la denominazione del caso e il link alla sentenza caricata sul sito http://hudoc.echr.coe.int ;
  • N.ricorso  : il numero di ricorso;
  • Corte I.L.  : l’Importance Level ;
  • Descrizione  : una breve esposizione dei fatti del caso, secondo le anticipazioni ufficiali pubblicate dalla Corte;
  • Petitum  : le richieste dei ricorrenti, secondo le anticipazioni ufficiali pubblicate dalla Corte;
  • Dispositivo  : l’esposizione sintetica del dispositivo, come risultante dalla sentenza pubblicata dalla Corte.

Le fonti delle informazioni riportate sono tutte ufficiali e consultabili in inglese/francese sui siti ufficiali della Corte EDU: http://www.echr.coe.int/ECHR/Homepage_ENhttp://hudoc.echr.coe.int .

Case of
N.ricorso
I.L.
Descrizione
Petitum
Dispositivo
I.K. v. Austria2964/122I.K. è un cittadino russo di origini cecene, emigrato in Austria nel Novembre del 2009, dove già si trovano la madre, la moglie e i suoi figli. Egli si oppone al rifiuto da parte delle autorità austriache di accogliere la sua richiesta di asilo, e soprattutto alla conseguente espulsione. Il ritorno in patria infatti lo esporrebbe a notevoli rischi: suo padre era - prima di essere ucciso davanti ai suoi occhi - una guardia del corpo del leader separatista Maskhadov; per questa ragione è stato anche lui minacciato e maltrattato. Tra l’altro, contesta il rifiuto di concedergli rifugio osservando che tutta la sua famiglia si trova rifugiata in Austria, e che perciò rifiutare la sua richiesta di asilo significherebbe scindere la loro unità familiare; inoltre sua madre, nella sua richiesta di asilo poi accolta, faceva menzione proprio della morte del marito e dei maltrattamenti subiti dal figlio: quindi quegli argomenti sarebbero stati buoni per la madre, ma non per il figlio!Articolo 2 (diritto alla vita)
Articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti)
Articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare)
Violazione dell’Articolo 3 - Divieto della tortura (art. 3 - Espulsione) (condizionale) (Russia)
Danno non patrimoniale - accertamento di infrazione sufficiente
Korobov and Others v. Estonia10195/082I 7 ricorrenti, di diversa nazionalità, sono tutti manifestanti che hanno partecipato ad una protesta, nell’Aprile del 2007, a Tallinn, contro lo spostamento di un monumento commemorativo dell’ingresso dell’Armata Rossa nella città. Alcuni di loro accusano le forze dell’ordine – durante il fermo successivo alla protesta – di averli picchiati e malmenati; tutti contestano la legittimità di quel fermo.Articolo 3
(Divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti)
Articolo 5 § 1
e 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza)
Resto irricevibile
Violazione dell’Articolo 3 - Divieto della tortura (art. 3 - trattamento degradante; Trattamenti inumani) (aspetto sostanziale)
Nessuna violazione di Articolo 3 - Divieto della tortura (art. 3 - trattamento degradante; Trattamenti inumani) (aspetto sostanziale)
Violazione dell’Articolo 3 - Divieto della tortura (art. 3 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Danno non patrimoniale - aggiudicato
Novaya Gazeta and Borodyanskiy v. Russia14087/082In un articolo pubblicato nel Novembre del 2006 sul quotidiano Novaya Gazeta , il giornalista russo G. Borodyanskiy denunciava collusioni sospette tra il governatore della regione di Omsk e il funzionario di una banca che in quel periodo aveva emesso titoli non coperti. Il governatore accusò per diffamazione il giornalista, ottenendo la rettifica della notizia e il risarcimento dei danni subiti. Oggi G. Borodyanskiy, nonché Novaya Gazeta Editorial e Publishing House, editori del quotidiano, agiscono davanti al giudice di Strasburgo perché riconosca la lesione della libertà d’espressione del giornalista.Articolo 10 (libertà di espressione)Resto irricevibile
Nessuna violazione di Articolo 10 - Libertà di espressione - {Generale} (Articolo 10-1 - Libertà di comunicare informazioni)

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

Scroll To Top