Home / Categorie Violazioni CEDU / Altra condanna per la Romania a causa delle sue carceri sovraffollate

Altra condanna per la Romania a causa delle sue carceri sovraffollate

Condizioni inumane e degradanti – Sentenza Blejusca v. Romania, 19 marzo 2013

Problema continuo e sempre più diffuso è quello relativo alle condizioni di detenzione all’interno delle carceri. Più volte noi di GenerazioneZero abbiamo trattato sentenze relative all’argomento, mettendo in luce il ruolo che la Corte di Strasburgo ha nel  rapporto che si crea tra queste condizioni inumane di detenzione e gli aspetti di tutela riconosciuti dalla Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo. Abbiamo visto che non si può trattare il fenomeno come un qualcosa che riguarda solamente singoli stati: anche l’Italia ne è coinvolta, come ha messo in luce lo scorso Gennaio  la Sentenza Torreggiani. Il caso che andremo ad esaminare oggi non è altro che un nuovo esempio di inciviltà imputabile ad uno stato nei confronti di un detenuto.

IL CASO – Silvano Blejuşcă Maxim è un cittadino rumeno, condannato l’11 ottobre 2011 a 4 anni e mezzo di reclusione per aver compiuto una rapina. Condotto nel carcere di Timisoara inizia il suo calvario all’interno di quell’istituto penitenziario. Il sig Blejusca lamenta in primo luogo la condizione di sovraffollamento della cella, condividere uno spazio di 5 metri per 3 metri con altre 7 persone non è il massimo della vita, le pessime condizioni igienico sanitarie correlate anche al fatto che uno degli altri otto detenuti era affetto da sifilide; temperature basate sulle condizioni meteo esterne, visto che la finestra era rotta e mancava del vetro: praticamente se a Timisoara c’era molto caldo, anche in quella cella ci sarebbe stato molto caldo, mentre d’inverno con la neve, anche la cella avrebbe avuto il freddo e la neve… Da rilevare anche la mancanza di bagni adeguati nonché dell’ arredamento interno tale da consentire alle 8 persone presenti di poter mangiare appoggiandosi a un tavolo o sedendosi su una sedia. Ma l’elemento forse più shoccante riguarda la totale assenza di attività educative,culturali o sportive. I detenuti erano letteralmente “murati” dentro quella cella, non avendo nessun incentivo o nessun programma riabilitativo che prevedesse l’uscita da quelle 4 mura, neanche per la sacrosanta “ora d’aria”. Fino a questo punto, come detto prima, nulla di nuovo.
Il Governo invece, chiamato come parte in causa, ha risposto alle accuse mossegli, attuando una linea difensiva volta a negare ogni punto sostenuto dal ricorrente, portando alla luce una versione dei fatti totalmente differente e opposta. In sintesi: cella perfettamente adeguata agli standard minimi richiesti, presenza di bagno, lavabo, strutture e mobili per i detenuti, acqua fredda e calda usufruibile giornalmente, finestra di dimensioni normali con isolamento termico, buona illuminazione e buona ventilazione, 9 posti letto equamente e perfettamente inseriti nel contesto della cella tali da non determinare mai una situazione di sovraffollamento. In aggiunta a tutto ciò anche una televisione ed elettricità costantemente fornita.

CORTE EDU – I giudici di Strasburgo chiamati a considerare la vicenda, configurabile, secondo le richieste del ricorrente, all’interno del disposto dell’Art 3 Cedu (Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti), hanno rilevato per prima cosa che le denunce nei confronti dello stato rumeno in merito a queste vicende sono sempre più numerose e da ciò, secondo una ormai consolidata giurisprudenza, quando il detenuto ha a disposizione meno di 3 metri quadrati di spazio personale, si rileva automaticamente una condizione di sovraffollamento così grave da determinare una condizione di inumanità e di trattamento degradante sancita dalla Convenzione europea. Il punto focale della vicenda del signor Blejuşcă è stato quello di valutare e quantificare lo spazio personale a lui dedicato, all’interno del carcere di Timisoara. La Corte ha dedotto, anche in merito alla documentazione presentata dal Governo, che in quel carcere, considerato il tasso di occupazione delle singole celle, non era stato garantito lo spazio vitale dei 3 metri quadrati previsti dalla giurisprudenza. Questo è stato quindi già considerato come motivo valido per appurare la violazione dell’Art 3 Cedu, senza neanche la necessità di approfondire maggiormente il caso, ad esempio sulle condizioni igienico-sanitarie o sull’assenza dei programmi riabilitativi per detenuti.
Riconosciuto quindi il disagio patito dal ricorrente a causa delle sue condizioni di detenzione, riconosciuto che ciò è sfociato nella soglia di trattamento inumano e degradante, la Corte ha sanzionato lo stato rumeno a corrispondere 6.600€ a titolo di risarcimento per danno non patrimoniale.

Come detto all’inizio dell’articolo, niente di nuovo, è interessante però mettere in luce, così come riconosciuto dalla Corte, il ruolo della giurisprudenza formatasi in questi ultimi anni a seguito del cospicuo e sempre più frequente numero di ricorsi in merito all’argomento. Bastano pochi elementi per appurare la presenza di una condizione inumana e degradante, la quantificazione dello spazio vitale, se minore agli standard previsti può determinare la violazione dell’Art 3 Cedu. E non servono ulteriori indagini o approfondimenti. Mi chiedo però quante condanne devono essere ancora necessarie prima che le condizioni in questi paesi migliorino? Abbiamo visto che in con una grandissima percentuale i detenuti che ricorrono a Strasburgo denunciando questi fatti trovano tutela, ma gli Stati cosa fanno? Se tutti i soldi pagati ai ricorrenti a titolo di risarcimento fossero stati investiti nella costruzione o nell’adeguamento di strutture più adeguate non sarebbe stato meglio?

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Blejusca v. Romania del 19 marzo 2013.

About Luca Gulino

Nato a Ragusa, dopo il Liceo Scientifico ho deciso di lasciare la mia città iscrivendomi al corso di Giurisprudenza presso la sede di Piacenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Qui, grazie alle nozioni apprese e a quelle amicizie che poi si sono trasformate in gruppo di lavoro, è nata la mia collaborazione e l'ingresso nella Redazione di GZero.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

Scroll To Top