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Critica politica e libertà d’espressione. Condannata la Francia

Libertà di espressione – Sentenza Eon v. France, 14 marzo 2013

La tolleranza della critica politica è uno dei più chiari indici della democraticità di un Paese e dei suoi rappresentanti politici. Chi assume una importante carica a livello pubblico prende un impegno con tutti i propri cittadini e il suo operato deve giustamente sottostare ai meccanismi di controllo che l’opinione pubblica può mettere in atto per verificare l’aderenza dell’attività politica alle aspettative. Il problema del conflitto tra satira e politica è sempre esistito, ma ai nostri giorni, con la caduta di molte obsolete concezioni relative alla supremazia dell’autorità statale sul cittadino, rischia di mettere in serio pericolo la democraticità della società e creare ostilità poco garantiste dei diritti fondamentali, come la libertà d’espressione contenuta all’Art 10 CEDU, trattata dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo in questa vicenda accaduta nella Repubblica Francese.

Bandiera Francia

IL CASO – Il signor Hervé Eon il 28 Agosto del 2008 si trova a Laval, mentre il corteo del Presidente della Repubblica, a quel tempo Nicholas Sarkozy, è in visita alla comunità. L’uomo ha con sè un cartello, su cui è riportata l’espressione « casse toi pov’con», divenuta famosa dopo che il presidente l’aveva formulata e rivolta nei confronti di un contadino nel Febbraio dello stesso anno durante il Salone dell’Agricoltura. In quell’occasione, tra la folla applaudente, questo agricoltore aveva rifiutato la stretta di anno del Presidente con l’espressione « Ah non, touche-moi pas ! Tu me salis ! » (“Oh, no, non mi toccare! Ti sporchi!”) a cui Sarkozy aveva ribattuto « Eh ben casse-toi alors, pauv’ con ! » (Bé allora vaffanculo, idiota). Parole che avevano fatto il giro del mondo e che erano diventate uno slogan per i contestatori politici. Proprio su questa vicenda s’innesta l’iter giudiziario che ha visto protagonista il signor Eon.

Immediatamente arrestato dalla polizia, è stato sottoposto a indagine da parte del Pubblico Ministero per avere insultato il Presidente della Repubblica, reato punibile secondo gli art 23 e 26 della Legge sulla Stampa 1881. L’Alta Corte Penale di Laval lo ha condannato in seguito a pagare 30 € di ammenda, condanna confermata poi in sede di appello. Il signor Eon ha proposto ricorso dinnanzi la Corte di Cassazione, ma è stato rigettato.

Non ottenendo soddisfazione delle proprie ragioni a livello nazionale, il signor Eon adisce la Corte Europea dei diritti dell’Uomo lamentando la violazione dell’art 10 CEDU, che tutela la libertà di espressione.

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CORTE EDU – L’Art 10 CEDU statuisce che ogni individuo ha diritto alla libertà d’espressione; tale diritto in particolare include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza ingerenza da parte delle autorità pubbliche. Inoltre, l’esercizio di tali libertà può essere sottoposto alle condizioni e restrizioni previste dalla legge come misure necessarie in una società democratica, alla sicurezza nazionale. Applicata tale norma al caso di specie, la Corte giunge a ritenere che la condanna del ricorrente in sede penale ha costituito un’ingerenza da parte delle autorità pubbliche nel suo diritto alla libertà d’espressione. Una simile ingerenza viola la Convenzione, in quanto non soddisfa i requisiti perché sia giustificata. In particolare, il criterio della previsione di legge qui è stato rispettato, poiché la condanna è avvenuta sulla base degli art 23 e 26 della Legge sulla stampa 1881. Inoltre l’ingerenza è stata effettuata per la protezione della reputazione altrui. Tuttavia, resta da esaminare alla Corte  la necessità dell’ingerenza in una società democratica per raggiungere l’obiettivo perseguito. A tal riguardo, è essenziale che si accerti se i motivi adotti dalle autorità nazionali per giustificare l’ingerenza siano sufficienti, pertinenti e soprattutto proporzionati agli scopi legittimi perseguiti. Per essere tali, è necessaria la piena applicazione di norme coerenti con l’art 10 CEDU.

La Corte osserva che l’espressione pronunciata dal ricorrente nei confronti del Presidente della Repubblica nell’ ambito del corteo è stata offensiva a livello letterale, ma bisogna analizzare il contesto e le dinamiche situazionali nella quale ciò è avvenuto. Quella del signor Eon è stata una critica di natura politica, nei confronti della quale si devono ammettere limiti più ampi di ammissibilità. L’uomo politico, infatti, deve essere consapevole della sensibilità del proprio ruolo, inevitabilmente la sua attività si espone a critiche della stampa e del pubblico in generale, perciò deve essere ammesso una grado maggiore di tolleranza. Inoltre, la critica formulata dal ricorrente riprendeva espressioni usate dallo stesso presidente dal punto di vista del livello verbale, senza considerare che tali espressioni avevano avuto una risonanza mondiale, esposte ad essere oggetto di satira.

In conclusione, criminalizzare comportamenti come quello del ricorrente equivarrebbe per la Corte a soffocare gli interventi satirici sulle questioni sociali, considerati vera e propria linfa di una società democratica. Perciò la Corte rileva la violazione dell’Art 10 CEDU e stabilisce che il riconoscimento della violazione costituisce un equa soddisfazione, già sufficiente per risarcire il danno morale subito dal ricorrente; anche se a giudizio di talune opinioni dissenzienti all’interno della Sezione giudicante dovrebbe essere ammesso anche un risarcimento pecuniario.

Nelle democrazie odierne, spesso il ruolo del leader politico intoccabile e da proteggere da critica viene ancora concepito. È giusto garantire protezione a coloro che hanno la responsabilità della vita politica di uno Stato certo, ma la critica politica deve svolgere il suo compito di “cane da guardia”, come anche la stampa. Infatti, è obsoleta l’idea che lo status giuridico di una carica pubblica o istituzionale comporti la sua intoccabilità da parte della satira, come anche già affermato nella giurisprudenza della Corte Europea dei diritti umani in precedenti casi.

La sentenza originale è reperibile qui:  Sentenza Eon v. Francia del 14 Marzo 2013

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