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Indonesia: Quale libertà per le minoranze religiose?

In Indonesia è in continuo aumento l’attrito che emerge tra i diversi movimenti religiosi. Violenze e discriminazioni caratterizzano i diversi gruppi, che sempre più spesso si ritrovano coinvolti in veri scontri armati. Troppe vittime, e troppe poche soluzioni. Il governo affronta il problema con indifferenza, senza punire i colpevoli e spesso favorendo i conflitti. In Indonesia c’è un serio problema che coinvolge la libertà religiosa di alcune minoranze.

I FATTI – In Indonesia, episodi di intimidazione, discriminazione e violenza contro le minoranze religiose sono in continuo aumento. La religione più praticata è l’islamismo, con l’87% della popolazione; ma è presente anche il cattolicesimo, il buddhismo e l’induismo. La Costituzione garantisce la libertà di culto, ma ciò che avviene realmente è molto diverso. Il numero di attacchi verso le minoranze religiose è salito da 216 nel 2010 a ben 264 nel 2012. Nei primi due mesi del 2013 si sono contati ben 18 episodi di violenza e discriminazione verso appartenenti a minoranze religiose.  La situazione è drammatica. E’ ormai evidente l’attrito che gli appartenenti  ai diversi gruppi religiosi provano gli uni con gli altri, ma non si tratta solo di un mero attrito religioso. al-libertc3a0-di-culto8dd1b15b07ee959fff716f219ff43fb5_xlSono in continuo aumento anche avvenimenti drammatici come chiese incendiate e attacchi armati verso fedeli raccolti in preghiera. È un vero e proprio conflitto religioso, che però sembra non preoccupare Susilo Bambang Yudhoyono, il presidente indonesiano, che minimizza il problema, tollerando qualsiasi tipo di attacco e non punendo i colpevoli. Questa tolleranza fa sì che i gruppi più propensi alla violenza  diventino sempre più aggressivi, data la totale mancanza di leggi che vietino questi comportamenti.

Human Rights Watch (HRW) denuncia inoltre una partecipazione attiva da parte dei militari e delle forze armate per agevolare e non contrastare le intimidazioni verso le minoranze religiose. Ciò di cui l’Indonesia ha bisogno ora è una politica d’integrazione e di forte contrasto alla violenza e all’odio religioso di questi gruppi integralisti.

FOCUS – Nel 2011 un grave episodio ha scosso il Paese. Il 6 febbraio, un gruppo di 21 fedeli ahmadi è stato vittima di un assalto da parte di 1500 militanti islamici. La Ahmadiyya è un movimento religioso, di astrazione sunnita, giudicato eretico dai musulmani.  Per questo quel giorno, mentre il gruppo era raccolto in preghiera in una casa privata, 1500 militanti li aggredirono causando la morte di 3 uomini e ferendone gravemente 5. Un Ahmadi, che cercò di difendersi dall’attacco improvviso, venne in seguito condannato a 6 mesi di reclusione.

Dei 1500 militari, solo 12 vennero condannati alla reclusione da 3 a 6 mesi. Per tutti gli altri (cioè per gli altri 1488) non venne predisposto alcun tipo di sanzione o provvedimento penale. Lasciandoli impuniti come se quel giorno non fossero stati lì, come se non avessero aggredito 21 persone che semplicemente pregavano.

liberta di religione 3Un altro episodio drammatico accadde la scorsa estate: una comunità sciita a Sampang è stata aggredita da un gruppo di militanti sunniti che ha devastato l’intero territorio, bruciando case, uccidendo un uomo, e ferendone un altro. Mentre tutto ciò avveniva, la polizia locale assisteva alla scena passivamente, rifiutandosi d’intervenire.

È spaventosa l’indifferenza che circonda il governo e le autorità locali. È incredibile pensare che il governo, che dovrebbe garantire la libertà e i principi della Costituzione, non intervenga davanti a questi episodi. E non solo non affronta il problema bensì incoraggia addirittura ulteriori abusi! Il ministro degli affari religiosi Ali Suryadharma, in un discorso, ha proposto come “soluzione” a questo problema religioso: vietare la religione Ahmadiyya e obbligare gli sciiti ad una conversione di massa. Può questa chiamarsi “soluzione”? Il problema è evidente, ma il Paese ha bisogno di una soluzione concreta e seria: una politica attiva per fermare i gruppi integralisti e finalmente concedere la libertà di culto alle minoranze religiose.

About Dora Tucci

Sono una studentessa fuori sede, iscritta al 3° anno di giurisprudenza, presso l’università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Durante la settimana risiedo nel collegio delle suore Orsoline, ma nel fine settimana rientro a casa, in provincia di Brescia.

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