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Malta: l’interesse pubblico ed economico prevale sul diritto di proprieta’

Espropriazione – Rigetto ricorso Farrugia v. Malta, 6 marzo 2012

Malta. Una strada che attraversa un terreno può essere causa di liti, specialmente quando questo terreno viene espropriato e ai proprietari non viene riconosciuto un giusto indennizzo. Questa vicenda è accaduta a Malta, a due contadini, il sig Giljan Farrugia e il signor John Farrugia nati nel 1963 e nel 1957 e residenti nel quartiere di San Julian.

IL CASO – Il terreno, da loro coltivato, occupa una superficie considerevole ed è in parte di proprietà dei contadini e in parte data in affitto agrario: 205 metri quadri del terreno comprendono una zona che è stata destinata alla costruzione di una strada.

La storia che riguarda questa strada comincia il 20 gennaio 1997, quando il Ministero dei Lavori pubblici aveva chiesto al padre dei ricorrenti di trovare un accordo con la compagnia M. che aveva cercato di prendere il controllo di quel territorio acquistando quei terreni per costruire successivamente 75 appartamenti e 170 garage. Il padre dei ricorrenti era stato informato che l’eventuale mancata risposta entro un mese a quell’invito di accordarsi avrebbe causato l’inizio della procedura espropriativa.

Non avendo trovato l’accordo economico per l’acquisto dei terreni, l’11 agosto 1997 l’Azienda M. ha chiesto al governo di espropriare quel terreno e il governo maltese, esaminata la questione, con una dichiarazione pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 31 luglio 1998 (sotto il Land Acquisition) ha accettato la richiesta e stabilito che quella terra andava espropriata per una finalità pubblica.

Questa decisione porta la famiglia Farrugia a presentare ricorso il 30 marzo 1999 al tribunale civile di Malta, invocando gli Articoli 3, 6 e 8 della Convenzione e 1 del Protocollo n ° 1 in quanto  una espropriazione non può verificarsi senza il pagamento di un indennizzo adeguato e sostenendo che questo caso specifico portava giovamento agli interessi economici di terzi e non al pubblico interesse, così come previsto dalla legge. Tra le motivazioni è stato sostenuto anche che la strada in questione divideva la loro fattoria e le loro terre coltivabili in un modo che rendeva difficoltosa la coltivazione, l’irrigazione e la concimazione anche perché le riserve d’acqua esistenti e il bestiame sarebbero stati separati dai campi coltivati.

Con sentenza del 7 ottobre 2009 il Tribunale ha respinto tutte queste richieste e ha ritenuto che l’espropriazione non può essere considerata come trattamento inumano o degradante ai sensi dell’articolo 3 e che la violazione dell’articolo 8 non poteva essere applicata in quanto il caso non riguarda l’esproprio di una casa. Il giudice ha ritenuto poi che, nei casi in materia di espropri, anche se lo sviluppo del territorio viene effettuato da un terzo privato non significa che non ne può beneficiare l’interesse pubblico, e nel caso di specie consisteva nel fornire l’accesso a un complesso residenziale.

Il Governo avendo le competenze in materia di urbanistica ha il dovere di assumere anche degli accordi (da cui possono derivare vantaggi per le politiche sociali ed economici per il resto della collettività) con soggetti terzi, anche se a vantaggio patrimoniale di questi.

CORTE EDU – Esauriti i ricorsi interni, il ricorso presentato alla Corte di Strasburgo ha la data del 3 novembre 2010, e la famiglia Farrugia lamenta ancora una volta la violazione dell’Art 3 CEDU in quanto quella terra era di vitale importanza per il loro sostentamento, la violazione dell’ Art 8 CEDU (rispetto della vita privata e familiare) perché su quei terreni avevano vissuto da sempre e formato la loro famiglia

La Corte, dopo un esame del caso, ha dichiarato il ricorso irricevibile e lo ha motivato in 2 punti:

  1. La Corte ritiene che la situazione denunciata non causerebbe la sofferenza o l’umiliazione candidati di intensità tale da costituire “disumano” o trattamento “degradante” ai sensi del Articolo 3.
  2. Rileva che l’invocazione dell’articolo 8 non solleva alcun problema poichè i  ricorrenti non hanno dimostrato a sufficienza l’impatto negativo della espropriazione sulla loro vita privata e, in particolare, sulla loro possibilità di guadagnarsi da vivere coltivare la loro terra, né hanno dimostrato che l’immobile in questione potrebbe essere considerato la loro “casa” ai sensi di tale disposizione

Da ciò ne consegue che il ricorso sia manifestamente infondato e deve essere respinta in conformità all’articolo 35 § § 3 e 4 della Convenzione.

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Farrugia v. Malta, 6 marzo 2012

 

About Luca Gulino

Nato a Ragusa, dopo il Liceo Scientifico ho deciso di lasciare la mia città iscrivendomi al corso di Giurisprudenza presso la sede di Piacenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Qui, grazie alle nozioni apprese e a quelle amicizie che poi si sono trasformate in gruppo di lavoro, è nata la mia collaborazione e l'ingresso nella Redazione di GZero.

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