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Germania: la bugia di una bambina fa perdere la potestà ai suoi genitori

Diritto al rispetto della vita privata e familiare – Sentenza B.B. and F.B. v. Germany, 14 Marzo 2013

Può la paura per un brutto voto a scuola spingere una bambina a inventare tutta una storia su presunte violenze da parte del padre? Probabilmente questo sarebbe quasi giustificabile con dei bambini molto piccoli che non hanno ben chiaro a cosa accuse del genere possono portare, ma non sembra esser così quando a farlo è una ragazzina di 12 anni, che si crede possa aver coscienza delle conseguenze. Non si giustifica e forse a maggior ragione non se ne dubita. Un’accusa pesante si accompagna a delle conseguenze altrettanto gravi, una ragazzina di 12 anni dovrebbe saperlo: forse per questo si è indotti a credere che dietro debba necessariamente esserci un fondo di verità.

6346822171_6dd6647853IL CASO – I ricorrenti sono due cittadini austriaci, il Sig. FB e la Sig.ra BB, genitori di un bambino e di una bambina: dalle trame relative ai legami interni a questa famiglia si avvia una vicenda che rischia di comprometterne la stabilità in modo irreversibile. È raccapricciante dover ascoltare di violenze e soprusi, soprattutto quando a parlarne è un bambino che timidamente trova il coraggio di aprirsi con la propria insegnante e raccontare di essere stato picchiato dal padre. È la bambina a sfogarsi per prima, la maggiore dei due figli, di 12 anni, che, colta nell’atto di modificare un voto, si giustifica dicendo che a spingerla a farlo è proprio la paura di essere picchiata. Dalle sue parole emerge che anche il fratello più piccolo veniva picchiato e che i genitori cercassero in tutti i modi di avere un controllo quasi oppressivo su di loro: avrebbero impedito alla bambina di partecipare a una gita scolastica e addirittura di seguire le lezioni di biologia in tema di sessualità, non ritenendo il programma appropriato.

La scuola non reagisce nell’immediato, ritenendo i genitori piuttosto gentili, ma viene poi visto come un atto estremo il tentativo della bambina di manipolare i voti e si opta per la decisione di contattare un centro che si possa occupare di loro. Viene presentata istanza per il ritiro della potestà genitoriale e i bambini vengono trasferiti in questo istituto. In udienza i genitori sostengono fermamente di non aver mai picchiato i loro figli. È vero, era loro premura che i bambini raggiungessero dei buoni risultati a scuola, ma non avevano mai usato la violenza per questo. In loro difesa, affermano inoltre che vi erano dei certificati medici a conferma del fatto che la bambina non aveva partecipato alla gita scolastica perché in quei giorni stava poco bene. Sono proprio i genitori a supporre che probabilmente le accuse mosse nei loro confronti fossero il frutto di una congettura inventata dalla loro bambina e suggeriscono al Tribunale interno di ascoltare entrambi i figli. Il Tribunale li ascolta separatamente, ma entrambi sostengono di essere stati picchiati, anche con degli oggetti metallici. I genitori sospettano che la loro figlia maggiore possa aver manipolato il fratello minore fino a indurlo a confermare la sua versione dei fatti, ma il giudice interno è convinto che le loro dichiarazioni riflettano la verità e non richiede l’intervento di esperti a sostegno della loro credibilità.

Il Sig. FB e la Sig.ra FB presentano ricorso: come potevano aver picchiato i loro bambini? Non vi era nessuna indicazione oggettiva in tal senso: non un livido, non una contusione e lo confermavano gli stessi medici. Ciononostante il loro ricorso viene rigettato. Solo quando depositano una nuova istanza per poter avere dei contatti coi propri figli emerge la verità: in udienza la figlia maggiore dichiara di aver mentito e di non essere mai stata picchiata. La potestà genitoriale viene restaurata, ma le parti sostengono che le precedenti pronunzie per il ritiro della stessa risultavano in contrasto con l’Art 8 Cedu. Decidono allora di ricorrere alla Corte Europea dei Diritto dell’Uomo contro lo Stato tedesco che aveva revocato la loro potestà genitoriale facendo leva sulle dichiarazioni rese dai bambini, ma senza indagare sulla loro credibilità.

Secondo il Governo la revoca della patria potestà era stata necessaria per tutelare il benessere dei bambini. Entrambi avevano descritto il modo in cui erano stati picchiati dai loro genitori. Non c’era motivo di ricercare ulteriori prove. Non vi erano motivi per dubitare della credibilità dei bambini perché anche separatamente avevano sostenuto la stessa versione dei fatti. Si doveva forse pensare che si fossero accordati? Il Governo scarta questa possibilità.

5604964197_eb1c9a28aeCORTE EDULa Corte osserva che le autorità nazionali si sono confrontate almeno prima facie con accuse credibili relative a gravi abusi fisici. il Tribunale interno, sulla base delle gravi accuse dei bambini, ha avuto ragioni sufficienti per rimuoverli immediatamente dalle loro famiglie, con ordinanza provvisoria, al fine di evitare ulteriori possibili abusi. Ne consegue che il provvedimento provvisorio emesso dal Tribunale distrettuale non ha violato i diritti dei ricorrenti ai sensi dell’articolo 8 della Convenzione. Resta da stabilire se la decisione emessa per il ritiro definitivo della potestà genitoriale tuteli sufficientemente i diritti dei ricorrenti ai sensi dell’articolo 8 della Convenzione. La Corte osserva che l’unica prova invocata siano state le dichiarazioni fatte dai due bambini presso l’istituto in cui erano stati collocati e dinanzi al tribunale distrettuale. Mancava però l’evidenza oggettiva del presunto abuso. La Corte osserva inoltre che, mentre la Corte distrettuale aveva avuto il vantaggio di avere un contatto diretto con i bambini, la Corte d’Appello aveva basato la sua valutazione esclusivamente sul contenuto del fascicolo, senza riascoltarli. Il Sig. FB e la Sig.ra BB avevano però dichiarato che nessun segno di abuso era stato rilevato dai medici e i bambini avevano regolarmente frequentato la scuola e le attività sportive. Fatti che la Corte ritiene potessero far dubitare della veridicità delle accuse dei bambini. Per questo sostiene che i Tribunali nazionali non abbiano fornito motivi sufficienti per il ritiro della potestà genitoriale e dichiara che vi è stata una violazione dell’Articolo 8 della Convenzione.
Lo Stato convenuto, la Germania, deve versare al ricorrente 1834,93€ in materia di danno patrimoniale, 25000€ in materia di danno non patrimoniale e 2095,41€ in materia di costi e spese.

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza F.B. and B.B. v. Germany del 14 Marzo 2013.

 

 

About Erika Scorrano

Sono una studentessa fuori sede iscritta al 3° anno della facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, città in cui risiedo durante i mesi accademici.

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