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Procedimenti civili troppo lunghi: la Corte EDU condanna il Portogallo

Diritto ad un equo processo – Sentenza Gomes Almeida Henriques Moura v. Portogallo, 12 marzo 2013

Ogni anno, nel mondo, muoiono circa 2 milioni di persone per incidenti sul lavoro. Se ne vanno all’improvviso per una caduta, un incidente o un piccolo errore, lasciando le loro famiglie e i loro figli. È ciò che ha sofferto una donna portoghese, che, dopo aver perso il marito a causa di un incidente sul lavoro, si è affidata alla giustizia, avviando un procedimento contro l’impresa, dove lavorava il marito. Tutt’ora non ha ancora ricevuto un risarcimento per la morte del marito a causa dell’irragionevole durata dei procedimenti civili.

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IL CASO – Teresa de Jesus Gomes Moura Almeida Henriques è una donna portoghese. Nel 1998 suo marito perse la vita in un incidente sul lavoro. La settimana successiva dall’incidente, il PM avviò un procedimento contro l’impresa C., presso cui lavorava l’uomo, e contro la società d’assicurazioni T, senza alcun risultato.
L’anno dopo, la ricorrente ha avviato un’azione civile ai sensi dell’art. 122 del codice di procedura del lavoro, e ancora, nel 2003 un’azione di responsabilità civile nei confronti delle società C. e T.. Successivamente, con sentenza del 5 marzo 2004 il Tribunale del Lavoro di Lisbona ha condannato l’impresa C. a versare alla ricorrente una rendita retroattiva, a partire dalla data dell’incidente, riconoscendo la responsabilità solidale della società di assicurazioni T.
A questa decisione seguì il ricorso da parte dell’impresa C. alla Corte d’Appello di Lisbona, che confermò la sentenza precedente.

L’impresa C., però, se pur condannata in primo grado, e anche dalla Corte d’Appello, non ha ottemperato alla sentenza. Ed infatti, nel 2007 la ricorrente è stata costretta a chiedere l’esecuzione della decisione del tribunale, e il pagamento che gli spettava, che ancora non era stato effettuato. Del caso sono stati investiti ben 2 ufficiali giudiziari, entrambi destituiti per negligenza nell’ esercizio del proprio mandato. Ed intanto dal luglio dello scorso anno il procedimento di esecuzione non è ancora concluso.

La ricorrente, a questo punto, deposita un ricorso presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, lamentando la violazione dell’art. 6 CEDU, che prevede il principio della ragionevole durata dei processi. La signora Henriques sostiene, nel ricorso, che il procedimento sia durato più di 13 anni, e chiede un risarcimento morale di € 14.500 e un risarcimento di € 1.200 per le spese processuali.

IL GOVERNO – è in disaccordo con la tesi della ricorrente, in quanto presume che non si debba considerare l’intero periodo a partire dall’inizio del procedimento, nel 1998, ma solo i periodi di tempo in cui avevano luogo i processi. 

LA CORTE – Dichiara, in questa sentenza, che vi è stata la violazione dell’articolo 6 CEDU, a causa dell’irragionevole durata del processo. E pertanto condanna il Portogallo al pagamento di € 11.600 a titolo di danno morale alla ricorrente e di € 1.200 per le spese sostenute. Ed in particolare ritiene, anch’essa, che il periodo da prendere in considerazione debba essere limitato ai momenti attivi, in cui effettivamente i vari procedimenti si svolsero. Riconosce comunque un ritardo nella fase esecutiva della sentenza, che fa sì che l’intero processo sia durato 12 anni, 8 mesi e 16 giorni.

Cour Européenne des Droits de l'Homme

Questo caso è caratterizzato dall’eccessiva durata dei processi civili. Un’ulteriore conferma ad un problema ormai generalizzato, la lungaggine delle cause: 12 anni per un procedimento civile sono davvero troppi! 12 anni di attese e speranze, che per la ricorrente non hanno trovato una vera soddisfazione. Per 12 anni, la signora Henriques ha dovuto convivere, oltre che con il pesante dolore della perdita del marito, anche con una giustizia lenta e quasi disinteressata. Una vicenda iniziata con tempi infiniti, e poi, quando sembrava essere arrivata alla conclusione, con l’astensione da parte dell’impresa ad ottemperare alla condanna. È necessario contenere i tempi della giustizia, è necessario un cambiamento. Chi avvia un procedimento civile deve potersi “affidare” alla giustizia, sperando di ottenere al più presto una sentenza, una pronuncia. Spesso, invece, si rinuncia in partenza, si preferisce rassegnarsi agli eventi, rinunciare a cercare la verità, pur di evitare d’inoltrarsi in un procedimento troppo lungo e costoso. Quest’ulteriore nota negativa per la giustizia è, in questo caso, aggravata dalla situazione della donna, che ha perso il marito in un incidente sul lavoro, che sicuramente si sarebbe potuto evitare. Forse, proprio per questo, avrebbe meritato più rispetto e attenzione, sia da parte dell’impresa, sia soprattutto da parte dell’autorità giudiziaria.

La sentenza è reperibile qui:  Gomes Almeida Henriques Moura – Portogallo, 12 marzo 2013.

About Dora Tucci

Sono una studentessa fuori sede, iscritta al 3° anno di giurisprudenza, presso l’università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Durante la settimana risiedo nel collegio delle suore Orsoline, ma nel fine settimana rientro a casa, in provincia di Brescia.

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