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Francia: Può il disposto di una sentenza sostituirsi alla volontà di un figlio?

Diritto al rispetto della vita privata e familiare – Sentenza Raw and Others v. France, 7 Marzo 2013

Agire in giudizio per il rispetto della propria vita privata e familiare implica più ordini di considerazioni quando entrano in ballo diritti di minori “contesi”, quanto alla loro residenza, da più Paesi. La stessa Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo va letta alla luce di principi sanciti in altre Convenzioni che rilevano sul terreno internazionale svolgendo la fondamentale funzione di orientare le soluzione in un verso piuttosto che in un altro. Va da sé che il caso che ne derivi risulterà complesso e di non facile lettura, dovendo tener conto degli elementi più disparati, ma non per questo rischia di sfuggire il nodo centrale: si agisce per il rispetto di determinati diritti e tutte le questioni che emergono ruotano attorno alle modalità da attuare affinché ciò avvenga.

IL CASO – A rivolgersi a Strasburgo contro la Repubblica francese è la Signora Samantha Raw, che decide di agire in nome e per conto dei suoi figli minori D., A. e C., i quali hanno doppia cittadinanza, francese e inglese. La vicenda, infatti, si svolge su un doppio terreno di gioco, la Francia e la Gran Bretagna e prende le mosse dal divorzio della ricorrente con il padre dei suoi figli D. e A., un divorzio di cui questi ultimi si ritrovano a dover pagare le spese in termini di affidamento e residenza, con l’inevitabile rischio che a venirne compromesse siano le stesse relazioni interne di questa famiglia. Dopo il divorzio, la potestà permane in capo ad entrambi i genitori mentre la residenza viene fissata in Gran Bretagna, dove risiede la Signora Raw. Il padre di D. e A. ha però diritto di far loro visita e di trascorrere con loro le vacanze scolastiche. A ben poco servono i suoi tentativi di spostare la residenza, almeno fino a quando questi non riesce ad ottenerne lo spostamento provvisorio per aver sostenuto il disagio di D. e A. di tornare in Gran Bretagna dalla madre, dopo diversi periodi trascorsi in Francia, per paura della loro stessa integrità fisica, per l’abuso da parte della madre di sostanze alcoliche, per la sua mancanza d’istruzione, per l’ingerenza del nonno materno. Una serie di fattori che rimarcano la mancanza della preoccupazione materna nei loro confronti, ma che tuttavia non si rivelano sufficienti per la conferma di un simile provvedimento innanzi ai giudici inglesi cui la madre si rivolge lamentando la presunta sottrazione dei suoi figli. Gli atti vengono trasmessi in Francia e il giudice dispone il rientro di D. e A. in Gran Bretagna in conformità con la Convenzione dell’Aja, ma il padre, fermo nella sua posizione, non vuole farli rientrare. La decisione viene confermata anche in appello e contro di essa il padre propone ricorso in Cassazione senza successo. Tuttavia, l’incontro combinato con la madre fallisce: A., in lacrime, si rifiuta addirittura di incontrarla.

Oggetto della contestazione della Signora Raw è proprio la mancata attuazione della sentenza che sanciva il rientro di D. e A. in Gran Bretagna. Da lì a un anno di distanza, A. ha poi contattato un suo amico via web chiedendogli di riferire a sua madre di voler tornare da lei e questa, come concordato, si reca in Francia segretamente per riportare A. in Gran Bretagna. D. invece continua a vivere in Francia col padre e per la sua situazione non vi sono più i presupposti per l’applicazione della Convenzione dell’Aja, avendo D. compiuto 16 anni.

La Sig. Raw, in nome dei figli, lamenta l’inadempimento da parte delle autorità francesi di garantire il ritorno di D. e A., ravvisandovi in questo una violazione dell’Art 8 Cedu. Sostiene, infatti, che sì, il rimpatrio volontario è da preferire, ma laddove questo non si riveli efficace sia necessario l’intervento delle autorità che nel caso di specie è mancato ai fini dell’attuazione della sentenza. Posto che il trascorrere invano del tempo, senza esecuzione della sentenza, può rivelarsi controproducente per le relazioni tra genitori e figli, nell’inadempimento delle autorità francesi la ricorrente ravvisa il mancato rispetto del diritto al rispetto della vita privata e familiare.

Il Governo non ritiene vi sia stata una simile ingerenza, anche perché laddove così fosse, questa sarebbe comunque conforme al secondo comma dell’art 8 della Convenzione in quanto prevista dalla Convenzione dell’Aja sui minori la quale richiede da parte degli Stati la ricerca di una soluzione pacifica per consentire il ritorno dei bambini in un certo luogo.

CORTE EDU – La Corte ricorda che, anche se l’Articolo 8 della Convenzione prevede essenzialmente di proteggere l’individuo contro le ingerenze arbitrarie da parte delle autorità pubbliche, crea comunque anche obblighi positivi inerenti ad un “rispetto” effettivo della vita familiare. Con particolare riferimento ad essi, la Corte ricorda che questi obblighi vanno rispettati alla luce della Convenzione dell’Aja in materia di sottrazione internazionale di minori e della Convenzione sui diritti del fanciullo. Posto che sul rispetto effettivo della vita familiare possono incidere anche la modalità e la durata del processo decisionale, la Corte si chiede se le autorità francesi, anche conformemente a quanto disposto dalla Convenzione dell’Aja, abbiano adottato tutte le misure necessarie per garantire il ritorno di D. e A. in Gran Bretagna. La Corte non ignora che una delle difficoltà incontrate dalle autorità è stata proprio l’atteggiamento degli stessi bambini che hanno chiaramente dimostrato il loro rifiuto di tornare in Gran Bretagna con la madre. Si ritiene, tuttavia, che questo atteggiamento non è necessariamente immutabile, come dimostra anche il fatto che A. abbia poi volontariamente deciso di tornare dalla madre. Si rileva inoltre che, nel quadro dell’attuazione della Convenzione dell’Aja, se il punto di vista dei bambini deve essere preso in considerazione, la loro opposizione non è necessariamente un ostacolo al loro ritorno. Di conseguenza la Corte accerta che vi è stata una violazione dell’Articolo 8 della Convenzione e ritiene debbano essere corrisposti alla Signora Raw, legittimata ad agire in giudizio per conto di A. e C. ma non del figlio D., 5000€ per danno non patrimoniale e 5500€ per costi e spese.

Chi scrive ha deciso di riportare al lettore il pensiero che in seno alla Corte ha orientato il giudizio della maggioranza che ha concluso con l’accertamento della violazione, ma risulta opportuno precisare che la complessità del caso ha dato luogo anche ad opinioni dissenzienti, comunque riportate nella sentenza, le quali divergono quanto al ritenere opportuno che la madre agisca anche in nome del figlio C., avuto da un’altra relazione, e soprattutto quanto al ravvisare nel pensiero della Signora Raw l’intento di una reale tutela degli interessi dei figli, mettendo in dubbio la stessa violazione dell’Art 8 della Convenzione.

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Raw and Others v. Francia del 7 Marzo 2013.

 

About Erika Scorrano

Sono una studentessa fuori sede iscritta al 3° anno della facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, città in cui risiedo durante i mesi accademici.

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