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Tunisia: rivolte e scontri sfociano in tragedie

Manifestanti in piazza contro le ingiustizie, la disoccupazione, la fame. Giovani disperati che si tolgono la vita, madri che chiedono giustizia. Proteste contro governi corrotti. Scontri e rivolte sono ormai all’ordine del giorno in Maghreb. E in queste proteste i manifestanti ogni giorno vanno incontro alla morte.

 I FATTISouhail Riyahi è uno dei centinaia di manifestanti che sono stati uccisi durante le rivolte tunisine tra il dicembre 2010 e il gennaio 2011. Due mesi che hanno rivoluzionato la Tunisia, due mesi che verranno ricordati nel tempo. In quel periodo povertà, miseria, disoccupazione e disperazione rappresentavano, come tutt’ora, la situazione tunisiadel paese magrebino. Nel gennaio 2011 il presidente tunisino Ben Alì, dopo un mandato durato 23 anni, è stato costretto a fuggire, e a rifugiarsi in Arabia Saudita. La situazione era divenuta ormai instabile. Rivolte della popolazione e suicidi di giovani disoccupati erano la quotidianità. Protestare era divenuto l’unico mezzo per far sentire la propria voce; e di proteste la Tunisia ne ha viste tante, forse troppe. I giovani vogliono denunciare le ingiustizie sociali, la disoccupazione, le disuguaglianze territoriali. È la rabbia che li porta in piazza, la voglia di un cambiamento, il desiderio di una vita migliore, per se stessi e per le loro famiglie. Souhail Riyahi quel giorno era in piazza, con molti altri, per protestare. Anche lui trovò il coraggio e la forza di scontrarsi contro le autorità, di sfidare le forze dell’ordine. Purtroppo però non solo in senso figurato. Souhail morì dopo essere stato lanciato da una finestra da un agente di polizia. Oggi, di quegli scontri, di quelle voci rimangono solo le lacrime delle loro madri, che chiedono giustizia.  

FOCUS – La Tunisia non è l’unica protagonista di questi moti rivoluzionari. Negli ultimi anni, precisamente tra il 2010/2011, si sono diffusi anche in Egitto, Libia, Siria, Giordania, Algeria … Vengono definite le primavere arabe, e i tunisia_araba2motivi che portarono a queste sommosse sono diversi. Spesso legati alle questioni di politica interna, che caratterizzavano gli scontri tra i sostenitori e gli oppositori dei leader politici, ma soprattutto a causa della povertà, della miseria, del malcontento popolare derivato da questi regimi totalitari, e dalle continue violazioni dei diritti umani che subivano quei popoli .

In Egitto venne fatto cadere il regime di Moubarack, in Libia, a Bengasi, si susseguirono numerosi scontri dopo l’arresto di un attivista di diritti umani, in Siria i manifestanti in piazza chiedevano un regime democratico. Veri e propri sanguinosi conflitti tra polizia e manifestanti. È difficile stabilire chi fosse dalla parte della ragione, soprattutto in una guerra civile. La violenza non sta mai dalla parte giusta, che provenga da cittadini disperati, o da poliziotti, che svolgono semplicemente il proprio compito. Ma di certo non esiste una via di mezzo, uno scontro pacifico, che è un controsenso, un ossimoro. Forse potrebbero esistere altri modi per combattere tutto questo. Un “combattimento” in senso figurato, uno scontro tra idee e pensieri diversi. Sarebbe bello, ma per passare da un regime sanguinario ad una democrazia purtroppo esiste solo una strada.

Fonti: Tunisia, è il momento della giustizia!

About Dora Tucci

Sono una studentessa fuori sede, iscritta al 3° anno di giurisprudenza, presso l’università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Durante la settimana risiedo nel collegio delle suore Orsoline, ma nel fine settimana rientro a casa, in provincia di Brescia.

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