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E se il Regno Unito uscisse oltre che dall’Unione Europea anche dalla CEDU ?

UK, 03/03/2013 – Già a fine Gennaio di quest’anno si facevano sempre più evidenti i segnali di un malessere inglese all’interno dell’Ue,  fino al prospettarsi di un referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Ue entro il 2017, nel caso in cui David Cameron fosse riconfermato alla guida del paese nell’elezioni del 2015.

Theresa May

Il Segretario di Stato per gli Affari Interni inglese, Theresa May

Ma è notizia dell’ultim’ora che il bersaglio dell’attuale sentimento anti-europeista anglosassone sia diventato, oltre che l’Ue, anche la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

E quest’ipotesi è una “notizia” soprattutto perché il Regno Unito è uno dei 12 stati primi firmatari che il 4 novembre 1950 a Roma sottoscrisse la suddetta Convenzione, ma che solo nel 1998, durante l’esecutivo del laburista Tony Blair (48 anni dopo), mediante Human Rights Act adottò la CEDU come bill of rights (riconoscendo ai diritti sanciti da questa convenzione una “veste” costituzionale ndr).

Le dichiarazioni anti-cedu sono state rilasciate oggi dal Segretario di Stato per gli Affari Interni, Theresa May,  al quotidiano britannico Daily Mail. L’esponente conservatrice del governo inglese, da sempre anti-europeista, vuole porre al centro del futuro manifesto elettore del Tory (il partito conservatore) l’uscita del Regno Unito dalla CEDU e l’abrogazione del Human Rights Act. Questa proposta, a suo dire, convincerà molti elettori a riconfermare alle prossime elezioni  il partito conservatore alla guida del governo.

La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso sarebbe stato l’iniziale divieto di deportazione di Abu Qatada, religioso e politico giordano legato ad Al-Qaeda, stabilito nel maggio del 2012 dalla  Corte europea dei diritti dell’uomo. Infatti il Segretario per gli Affari Interni, con questa proposta, vuole garantire la piena libertà ai Giudici inglesi d’interpretare la legge senza dover attendere una pronuncia della Corte EDU, e far sì che si possa esercitare il diritto d’appello finale esclusivamente dinanzi alla Supreme Court inglese, e non a quella di Strasburgo.

Purtroppo questa crisi economica sta diffondendo pericolosi populismi e sentimenti anti-europeisti tra i partiti e i movimenti dei principali Stati europei, e noi in Italia lo sappiamo molto bene. Ma ritengo, a titolo strettamente personale, che la soluzione non sia richiudersi nei propri confini nazionali ma rafforzare l’unione e l’integrazione europea, partendo dal rispetto dei diritti e valori europei.

Fonti:

– Theresa May plots European Court of Human Rights exit da The Metro;

– Regno Unito, David Cameron: “Entro il 2017 referendum sulla permanenza nell’Ue, sarà biglietto di sola andata” dall‘Huffington post;

– La Gran Bretagna valuta l’uscita dalla Ue da Rassegna.it

 

 

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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