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Strasburgo ordina all’Ucraina la reintegra di un giudice di Corte Suprema

UCRAINA – Non è bastata una pena pecuniaria come sanzione per la violazione di due articoli CEDU, ma i giudici di Strasburgo hanno anche ordinato ad un suo stato membro, l’Ucraina, di reintegrare nel suo incarico di giudice, il ricorrente Oleksandr Volkov, lo stesso era stato allontanato dal suo ruolo all’interno della Corte Suprema ucraina. È la prima volta che accade, e ciò mette in risalto un aspetto molto importante, forse spesso dimenticato (ma non sempre  realizzabile) in capo alla corte di Strasburgo, ovvero quello di poter determinare un’equa riparazione del danno subito non solo sul lato economico ma anche attraverso l’imposizione agli stati membri sanzionati di un risarcimento basato su qualsiasi altra natura.

Si legge infatti nel dispositivo della sentenza, al punto 9:

9.  Holds that Ukraine shall secure the applicant’s reinstatement in the post of judge of the Supreme Court at the earliest possible date;

Nella Sentenza Oleksandr Volkov v. Ukraine del Gennaio 2013 la Corte ha infatti rilevato la violazione dell’Art. 6 (diritto a un processo equo) e dell’Art. 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione nel momento in cui, nel maggio 2010, il Consiglio superiore della Giustizia ha rimosso il giudice Oleksandr Volkov dal suo incarico all’interno della Corte Suprema a causa di una presunta “violazione dei suoi obblighi deontologici e di gravi violazioni procedurali“. Due membri del Consiglio Superiore di giustizia avevano infatti svolto delle indagini sull’operato del giudice e avevano rilevato che non vi era stata la sua ricusazione in un procedimento giudiziario riguardante una società a responsabilità limitata avente come soci alcuni membri della sua famiglia; in quel caso, a detta delle indagini, erano state intraprese delle gravi violazioni procedurali. Al giudice Volkov da quel momento non è stata mai data la possibilità di confutare quelle accuse.

La relazione del Consiglio di Giustizia è invece arrivata immediatamente al Parlamento ucraino con la specifica richiesta di rimozione del giudice dai suoi compiti; provvedimento votato (in maniera fraudolenta, ovvero con una votazione effettuata dai presenti anche per i parlamentari assenti, abusando quindi del sistema di “voto elettronico”) e accettato da massimo organo politico ucraino.

Nel momento in cui la vicenda è stata vagliata dalla Corte di Straburgo, i giudici hanno rilevato nella Sentenza Oleksandr Volkov v. Ukraine una forte presenza di carenze strutturali del procedimento svolto dal Consiglio Superiore della Giustizia, carenze desumibili anche dal fatto che ​​un certo numero di membri del Consiglio avevano dei pregiudizi personali nei confronti del giudice Volkov; pregiudizi che sono serviti anche per indirizzare nella maniera voluta il voto del Parlamento. E’ stato rilevato quindi come carente di imparzialità e di indipendenza il giudizio svolto dal Consiglio Superiore, ma soprattutto si è posta l’attenzione su un problema ben più grave, ovvero l’ingerenza del potere giudiziario nel potere legislativo, una cosa gravissima in ambito del principio di separazione di poteri e competenze.
La Corte Europea ha quindi ordinato all’Ucraina la reintegra immediata del giudice Volkov al ruolo che ricopriva precedentemente  e, inoltre, tenuto conto dei gravi problemi sistematici riguardanti il ​​funzionamento del sistema giudiziario ucraino, ai sensi degli Art. 41 (equa soddisfazione) e Art. 46 (forza vincolante ed esecuzione delle sentenze), la Corte ha raccomandato al governo dello stato di riformare nel più breve tempo possibile la disciplina dell’intero ordinamento giudiziario.

Il significato di questa sentenza è molto importante ed è un messaggio forte alle autorità ucraine perché il giudice Volkov è stato vittima di una ormai diffusa corruzione politica all’interno dello stato, così come confermato nelle motivazioni date dai giudici di Strasburgo. Potrebbe costituire addirittura un precedente per tutte quelle votazioni che sono state registrate mediante l’intervento dei “pianisti” e quindi l’utilizzo illegale del voto elettronico.
Per questo è  significativo che la Corte europea ha per la prima volta ordinato, a titolo di equa soddisfazione, la reintegrazione di chi è stato ingiustamente licenziato. Tale sentenza conferma che il sistema giuridico ucraino ha un urgente bisogno di una riforma strutturale, magari iniziando a lavorare proprio dall’attuale sistema di voto parlamentare.

Fonti:  Human Rights in Ukraine  –   The Human Rights Brief

About Luca Gulino

Nato a Ragusa, dopo il Liceo Scientifico ho deciso di lasciare la mia città iscrivendomi al corso di Giurisprudenza presso la sede di Piacenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Qui, grazie alle nozioni apprese e a quelle amicizie che poi si sono trasformate in gruppo di lavoro, è nata la mia collaborazione e l'ingresso nella Redazione di GZero.

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