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Violazione del diritto di proprietà: La Russia viene condannata perché non riborsa i titoli di stato

Diritto di proprietà – Caso Fomin e Altri v. Russia, 26 Febbraio 2013

I titoli di Stato potremmo considerali come “un prestito” che un cittadino fa allo Stato, che ne promette la restituzione, ed è tenuto ad adempiere alla suddetta obbligazione, se non vuole incorrere in un inadempimento. Questo è quello che è accaduto alla Russia, che a causa del suo inadempimento, è stata condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per non essere riuscita a far fronte ai propri obblighi nei confronti dei propri cittadini.

IL CASO  Aleksandr Ivanovich Fomin, Tamara Ivanovna Fomina, Tatyana Aleksandrovna Fomina, e Yulia Aleksandrovna Fomina (i ricorrenti) sono quattro cittadini russi, tutti vittime di una violazione dei loro diritti. Infatti nel 1982 il governo Russian_Federation_(orthographic_projection).svgrusso emesse dei Titoli di Stato con premio, acquistabili per finanziare determinati progetti, che sarebbero stati rimborsati entro il 2004. La situazione si complicò a partire dal 1992, quando il governo russo sospese i pagamenti dei premi relativi a tali titoli. Successivamente, alcuni atti legislativi imposero la conversione di questi titoli in cambiali; pertanto il governo si sarebbe incaricato di determinarne il valore, procedimento che però rimase in sospeso per lunghi anni.
Il primo ricorrente si apprestò subito alla conversione dei suoi titoli, procedimento che però venne bloccato dal governo, che non adempì al compito di convertire tali titoli in denaro. Mediante un ricorso davanti al Tribunale Distrettuale di Magnitogorsk, il signor Fomin ottenne la certificazione giuridica che le sue obbligazioni avevano mantenuto il loro valore e il potere d’acquisto proporzionale al tasso di cambio vigente al tempo dell’ Unione Sovietica.
Con un altro procedimento nel 2005, con il quale si voleva ottenere l’equivalente in denaro dei titoli posseduti, il suddetto Tribunale fu costretto a respingere la domanda, in quanto non esisteva ancora un piano di conversione, che il governo avrebbe dovuto già emanare dal 2000.

I ricorrenti, non riuscendo ad ottenere un riscontro interno alla loro pretesa, depositarono un ricorso presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, lamentando la violazione del loro diritto di proprietà, ai sensi dell’articolo 1 del Protocollo n°1 della Convenzione, e l’inottemperanza del Governo russo di far fronte agli obblighi presi in passato, emettendo nuovi titoli di stato.

LA CORTE – con la sentenza del 26 Febbraio 2013, rileva che l’unica richiesta che poteva essere dichiarata ricevibile è quella del primo ricorrente, il sig. Fomin, in quanto gli altri ricorrenti non avevano presentato alcun ricorso a livello nazionale e pertanto avevano disatteso il principio del previo esaurimento delle vie di ricorso interne.

In accordo con il GOVERNO, la corte ha convenuto che quei titoli sono beni del ricorrente, e che quindi ha accertato che c’è stata una violazione del diritto di proprietà. Pertanto ha  condannato la Russia, dunque, per la violazione dell’art 1 del Protocollo n°1 della Convenzione, ed al pagamento di € 1200 a titolo di danno patrimoniale in favore del ricorrente.

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Ciò che si evince da questa vicenda è che una delle cose peggiori è il sentirsi impotenti davanti ad un’autorità nazionale. Quando sai di essere sulla strada giusta, ma ti ritrovi dinanzi tanti ostacoli, che da solo non puoi superare, perché è compito di qualcun altro eliminarli. Ma spesso a quel “qualcun altro” non interessa rimuovere tali ostacoli, o semplicemente non gli conviene. Allora, mi chiedo, come possiamo ritenerci cittadini, quando ci rendiamo conto che il nostro stesso Stato non vuole aiutarci? Come possiamo far affidamento ad esso se si dimostra inefficiente? E soprattutto, come possiamo riacquistare fiducia nelle istituzioni, se ogni volta ci troviamo di fronte ad una difficoltà diversa? Le autorità di uno Stato, il governo sono organi che agiscano nell’interesse della collettività, ed anche dei singoli cittadini. Credo che sia impensabile che un governo sia fine a se stesso. E pertanto, quando l’operato di un’autorità amministrativa si discosti dal perseguire questi interessi, è indispensabile che il cittadino abbia fiducia nel proprio ordinamento giuridico, e che possa ritrovare in esso adeguate risposte alla propria domanda di giustizia.

La sentenza è reperibile qui: Caso Fomin e Altri v. Russia, 26 febbraio 2013

About Dora Tucci

Sono una studentessa fuori sede, iscritta al 3° anno di giurisprudenza, presso l’università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Durante la settimana risiedo nel collegio delle suore Orsoline, ma nel fine settimana rientro a casa, in provincia di Brescia.

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